15 giugno 2020

Per la statua di Churchill è l'ora più buia

L’assalto alla statua di Winston Churchill, vandalizzata la scorsa settimana, non è un aspetto secondario del conflitto in corso tra il movimento anti-razzista e le autorità costituite che, iniziato in America, ha investito l’Europa (ieri anche manifestazioni in Francia e l’offesa alla statua di Indro Montanelli in Italia). Il gesto, al di là delle intenzioni dei suoi autori, ha infatti una significativa rilevanza, sia a livello simbolico sia politico.

Churchill e la Brexit

Lo sfregio alla statua dello statista britannico, infatti, ha assunto significati simbolici importanti, tanto che è nato un movimento spontaneo in sua difesa e che il premier britannico Boris Johnson ha dichiarato che la difenderà fino all’ultimo respiro.

Benché certo abbia avuto i suoi limiti, ne abbiamo accennato in altra nota, Churchill è simbolo universale della lotta e della vittoria contro il nazismo, da cui l’incredulità dilagante per l’assalto al suo monumento.

Eppure, e al di là del significato esoterico dell’abbattimento di un figura simbolo della lotta al nazismo, il gesto ha anche un altro significato, più che puntuale, a livello politico.

In questi anni Churchill è diventato, forse suo malgrado, nume tutelare e faro dei cosiddetti brexiteers: la sua figura, e l’interpretazione più o meno debita della sua visione politica, infatti, è diventata il punto di riferimento di quel magmatico ambito culturale inglese che ha voluto rescindere i legami con la Ue.

La Ue ormai consegnata alla Germania, infatti, ha alimentato in tale ambito il timore di un ritorno, sotto altre forme, meno aggressive e più subdole, delle pretese tedesche su Londra, in danno degli interessi nazionali britannici: timore che, al di là di certe estremizzazioni, ha una sua ragionevolezza e vale anche per l’Italia, sempre più colonia del Sacro (anti)romano impero teutonico.

L’anglosfera

Va considerato peraltro che la Brexit, secondo i suoi fautori, non è solo una mossa difensiva contro le asserite pretese tedesche. Essa infatti aprirebbe anche nuove prospettive alla Gran Bretagna, rilanciandone il ruolo nell’agone internazionale.

Tale rilancio avrebbe come fondamento i popoli e le nazioni del vecchio Impero britannico e anzitutto il ripristino su altre basi del rapporto con gli Stati Uniti.

Tale idea è insita nella prospettiva dell’esistenza, supposta o reale che sia, di un’anglosfera, uno spazio geopolitico che vede un rapporto privilegiato tra i Paesi afferenti all’ex Impero britannico, molti dei quali oggi sono associati nel Commonwealth, che condividerebbero una qualche comunanza storico-culturale-linguistica e un rapporto singolare con Londra.

Tale idea è di antica data (vedi Mario Ricciardi sul Mulino), ma a rivitalizzarla in chiave moderna fu, appunto, Winston Churchill nel suo “A History of the English-Speaking Peoples“.

Non appare un caso che negli ultimi anni, e proprio nella temperie della Brexit, il cinema, che spesso si assume il ruolo di narrare – nei modi e nelle forme più varie e fantasiose – gli umori profondi che percorrono il mondo, abbia dedicato ben due film di grande spessore a Churchill: il biografico “L’ora più buia” e il più storico “Dunkirk” (che termina appunto con il famoso discorso di Churchill).

Ribaltare il tavolo

Il Movimento anti-razzista nato sull’onda dell’assassinio del povero George Floyd viene cavalcato, in maniera esplicita e più o meno indebita, dal potere che ha guidato la globalizzazione, la cosiddetta Tecnofinanza, che con la Brexit e la vittoria di Trump ha subito un colpo ferale e che ora cerca di ribaltare il tavolo (cioè di cacciare Trump dalla Casa Bianca e di porre criticità alla Brexit).

Non per nulla il Paese in cui più forte è arrivato lo tsunami delle proteste Usa è stata la Gran Bretagna dei brexiteers.

Così la statua di Churchill è diventata, al di là dell’intento dell’azione, obiettivo mirato e simbolico di questa guerra culturale-politica che si sta consumando sulle due sponde dell’Atlantico.

L’eventuale abbattimento del monumento di Churchill indicherebbe che le forze anti-Brexit sono così potenti da poter affondare un mito fondante dei loro avversari, nonostante la sua apparente incrollabilità (a immagine dell’attuale spinta della Brexit, apparentemente irreversibile).

Vittoria simbolica che proietterebbe funeste ombre sulle prospettive della Brexit, che peraltro non può contare più di tanto sul tacito appoggio della Corona, sia per l’età della regina (che si è fatta fotografare a cavallo per dimostrare la sua invitta vitalità), sia per gli scandali che inseguono il suo successore Carlo d’Inghilterra.

Anche per la statua di Churchill, e per quel che essa simboleggia, è arrivata così l’ora più buia. Vedremo.

 

Ps. A dimostrazione dell’importanza della contesa sulla figura di Churchill, la scomparsa su Internet, per alcune ore, delle sue immagini…

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