4 giugno 2020

Coronavirus: l'idrossiclorochina, un romanzo criminale

È alquanto nota la controversia sull’idrossiclorochina, il farmaco che il virologo francese Didier Raoult aveva indicato per la cura, nei limiti del possibile ovviamente, contro il coronavirus.

Il farmaco è balzato agli onori della cronaca dopo che Trump lo ha sponsorizzato per il suo Paese. La proposta del presidente americano ha suscitato un pandemonio.

Se da una parte Trump voleva vestire i panni del salvatore della patria, in maniera legittima avendo comunque sponsorizzato una terapia che spettava ai medici verificare, dall’altra i suoi detrattori hanno tentato in tutti i modi di denigrare le potenzialità del farmaco, per mettere in cattiva luce il presidente.

Ne è nata una lunghissima controversia, che ha visto interventi contrapposti, di medici e virologi che affermavano le potenzialità dell’idrossiclorochina e altrettanti che dichiaravano non solo che era inefficace, ma anche pericolosa.

Così l’idrossiclorochina è diventata parte di una battaglia di potere, e ciò sulla pelle degli ammalati di Covid-19. Va da sé che non si può concedere a Trump la possibilità di poter rivendicare la veridicità della sua determinazione.

Un farmaco che ha controindicazioni (e gli altri?)

Non sponsorizziamo il farmaco sul nostro sito. Quel che è certo è che, a distanza di mesi, è ancora motivo di controversia nel mondo, mentre dovrebbe esserne già accettata l’efficacia o meno.

Peraltro lascia più che perplessi uno degli argomenti ricorrenti contro il suo utilizzo, che cioè avrebbe delle controindicazioni comportando problemi cardiaci.

Tale farmaco viene usato da decenni, eppure solo oggi ci si accorge che può causare, anzi sicuramente causa, problemi gravi?

Non solo, più o meno tutti i farmaci hanno delle controindicazioni, come sanno tutti. Il problema è capire quanto gravi siano e se siano generalizzate o limitate ad alcuni soggetti specifici: ad esempio a un paziente con ulcera non può esser somministrato un anti-infiammatorio che dà problemi gastrici. Ma anche in questo caso esistono scappatoie, vie traverse per procedere lo stesso.

Non solo: anche i dosaggi di una medicina e la cadenza con cui viene somministrata hanno importanza decisiva. Si potrebbe continuare ricordando che anche i farmaci anti-Covid-19 attualmente in uso hanno le loro controindicazioni e che, ad esempio, in certi casi la medicina procede per priorità, usando terapie anche devastanti quando a rischio è la vita.

Insomma, affermare che un farmaco non va bene perché dà problemi è affermazione del tutto priva di senso nel campo medico. Servono studi e studi seri.

Peraltro, che non sia del tutto inefficace lo conferma il fatto che l’Aifa (l’agenzia per i farmaci italiana) lo abbia in un primo tempo indicato tra i “farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia COVID-19”, e l’Aifa è istituto serio, per poi sospenderlo a seguito del cambio di rotta dell’OMS.

Il romanzo Surgisphere

Lo studio più approfondito  sull’idrossiclorochina sembrava quello fatto dalla Surgisphere, una società di Chicago, che alcuni giorni fa ha pubblicato su Lancet, forse la più autorevole rivista del settore, una ricerca condotta su «1500 pazienti in 1200 ospedali in tutto il mondo», che già rende l’idea di qualcosa di bizzarro (1200 ospedali…?), e che sarebbe stata sostenuta da 120 medici e ricercatori.

Una ricerca risultata devastante per le potenzialità benefiche dell’idrossiclorochina, che ha avuto l’effetto di convincere l’Oms a bandire il farmaco dal novero dei possibili rimedi per il coronavirus.

Un annuncio che ha avuto un effetto politico immediato, calando come una mannaia sul “farmaco sponsorizzato da Trump” (che peraltro ha solo suggerito la terapia, anche se nei modi e nelle forme solite da spaccone, non è che si sia messo a curare ammalati).

Il Guardian, a differenza di altri media che si sono limitati a riferire la notizia, spesso con toni entusiastici dato che va contro Trump (nulla importando che era un’arma in meno per difendersi dal virus), ha fatto quel che si richiede a un giornale e che ormai non si fa più: ha fatto un’inchiesta.

E l’inchiesta sulla Surgisphere ha rivelato una storia tragicomica: tra i suoi pochissimi dipendenti, uno scrittore di fantascienza e una porno diva, il suo sito non dà modo di contattare nessuno e tanto, tanto altro. Così l’Oms ha fatto marcia indietro.

Chi volesse leggere la storia della Surgisphere, divertentissima se non fosse tragica dato che ci sono di mezzo vite umane, può leggerla su Dagospia (dopo che ha citato il nostro sito lo citiamo più volentieri…).

Sarebbe meglio che la tragedia coronavirus non fosse oggetto di lotte di potere. Purtroppo non è così, come immaginavamo fin dal suo momento epifanico. E non solo in America…

Ps. I ragazzi di Surgisphere subiranno una qualche condanna o basterà uno “scusate, ci siamo sbagliati”, come avviene anche in Italia? Saperlo… e resta un mistero del perché in tutta Europa (ma è accaduto anche altrove) gli ammalati siano stati indirizzati nelle Rsa, ben sapendo il rischio: il 50% dei decessi in Europa è avvenuto proprio in queste strutture… I cinesi, all’insorgenza dell’epidemia, hanno indicato ciò che la concerneva come “novel coronavirus“, letteralmente “romanzo coronavirus”. Da cui la facile declinazione in “romanzo criminale”.

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