3 giugno 2020

La Via della Seta e la via della moneta digitale cinese

“La Cina accelera lo sviluppo della moneta digitale per smussare l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti”. Così il titolo di un articolo del Global Times che spiega come Pechino abbia intrapreso risolutamente la strada per creare una sua moneta digitale “per sfidare l’ordine finanziario globale dominato dagli USA”.

Così Cao Yin, un funzionario che lavora al progetto blockchain di Pechino al Global Times: “L’insoddisfazione verso gli Stati Uniti a livello globale sta crescendo. Allo stesso tempo, l’economia degli Usa sta affrontando una contrazione ripida e duratura”.

“È quindi un buon momento per la Cina per avviare il suo progetto DC/EP [la moneta digitale, ndr.] e per far aderire altri partner all’iniziativa allo scopo di creare un altro sistema finanziario per contrastare l’unilateralismo e l’egemonia degli Stati Uniti “.

A velocizzare tale corsa, spiega il GT, ha contribuito non poco la minaccia di Trump di eliminare gli Istituti finanziari di Pechino dallo Swift, il sistema che connette i più importanti istituti bancari del mondo, comminata a seguito dell’introduzione della nuova Legge per la Sicurezza nazionale a Hong Kong, che attutisce l’autonomia della città franca (alla quale peraltro Washington vuol revocare lo status che gli ha garantito privilegi notevoli in ambito commerciale).

La moneta digitale cinese circola già da maggio in quattro città, la più importante delle quali è Shenzen. Un esperimento pilota che serve a monitorarne potenzialità e applicabilità e che è stato esteso alla nuova area di Xiongan, la “Dream City” come è stata definita dal presidente Xi Jinping che ha dato il via libera alla creazione di un insediamento urbano green e Hig Tech, cioè fondato sulla tutela dell’ambiente e la tecnologia (nella speranza che i sogni non diventino incubi).

Al di là delle perplessità sulle applicazioni dell’Hig Tech a Xiongan (un passo nel futuro che troverà applicazioni altrove nel mondo) e tornando alla moneta digitale cinese, l’idea è quella di tagliare il cordone ombelicale che lega la Finanza globale al dollaro, una subordinazione che durante la presidenza Trump è stata usata come un maglio contro i nemici degli Stati Uniti o percepiti tali.

Tagliare tale legame consentirebbe a Pechino, secondo Cao, di togliere agli Stati Uniti il pulsante “nucleare” che, usato o minacciato, gli ha garantito molteplici possibilità di manovra sul proscenio globale.

Pechino accelera, dunque, ma occorre dare una giusta interpretazione a questa parola, dato che la tempistica cinese è diversa da quella occidentale: ciò che da noi è frenetica corsa, nel Regno di mezzo è ponderato cammino.

Non solo, il Global Times stesso accenna alle varie difficoltà che la moneta digitale cinese incontrerebbe in rapporto al sistema finanziario globale fondato sul dollaro, nel quale deve pur trovare un’integrazione per poter crescere in parallelo. Problemi che necessitano di tempo per essere risolti.

Resta però che la moneta digitale cinese da opzione potenziale è diventata oggetto di studio e poi di sperimentazione sul campo. Una sperimentazione che va via via dilatandosi sul terreno e nelle applicazioni.

La novità è che le condizioni attuali (pandemia, recessione globale e soprattutto scontro frontale con Washington) hanno reso più stringente la sua eventuale applicazione. E che Pechino non lascia, raddoppia.

Tornando alla tempistica cinese, è ovvio che la dilatazione temporale congenita nelle iniziative del Regno di mezzo dà modo a quanti spingono per far collassare lo sviluppo cinese, considerato indebito antagonista globale, di prendere contromisure. La moneta digitale del Dragone potrebbe cioè arrivare troppo tardi per sostenere lo sviluppo globale di Pechino immaginato dai suoi fautori.

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