25 maggio 2020

Teheran e Caracas vincono il primo round della sfida dei Caraibi

Arriva in Venezuela la prima delle cinque petroliere iraniane inviate a Caracas. La sfida degli Stati Uniti, che avevano minacciato di fermare il convoglio, per ora è andata a vuoto (Piccolenote).

Lo sviluppo, benché sia cosa in sé minimale, dato che la benzina iraniana darà un sollievo solo momentaneo al governo di Caracas (e alla popolazione venezuelana) e alle estenuate casse di Teheran, Paesi ambedue considerati canaglia dagli Stati Uniti, ha un qualche significato, dato che Washington ha deciso di evitare scontri,  pur minacciati.

A spiegare quanto avvenuto è Eric Farnsworth, vicepresidente del centro di ricerca del Council of the Americas and Americas Society, il quale sul New York Times aveva detto che “non si attendeva” azioni ostruzionistiche da parte degli Stati Uniti, perché ciò avrebbe portato un’escalation, con ritorsioni “contro le navi statunitensi” nel Golfo Persico.

Probabile anche che l’amministrazione Usa abbia temuto che l’opinione pubblica americana, già alquanto critica per la gestione dell’emergenza coronavirus, avrebbe reagito negativamente a un’escalation contro Teheran e Caracas in un momento tanto critico.

Insomma, Washington si è limitata a flettere i muscoli, evitando però di portare la sfida fino in fondo. Teheran e Caracas possono vantare una vittoria non solo simbolica contro l’antagonista yankee, e i falchi Usa sono costretti a mordere il freno.

Restano però ancora quattro petroliere in mare e le cose potrebbero cambiare. Non tanto per una possibile inversione di rotta dell’amministrazione Usa rispetto al non intervento, ad oggi improbabile, quanto perché i falchi potrebbero riuscire a immettere una qualche variabile imprevista in un’equazione che finora vede vincente Davide contro Golia.

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