20 maggio 2020

Covid-19: il trionfo della Tecno-finanza e l'October surprise

Tanti analisti si chiedono se la pandemia ridisegnerà il mondo, e in che modo. È ovvio che ci stiamo approcciando a una grande recessione, forse più grave di quella del ’29, problema che più tocca le moltitudini.

Riguardo ciò va rilevato che la crisi in cui stiamo entrando non tocca affatto l’assetto strutturale del capitalismo, e questo aggraverà ancor più la condizione di precarietà e/o povertà in cui si sta avviando la classe medio-bassa.

Se cioè la crisi del ’29 ebbe una risposta politica volta ad alleviare le sofferenze delle persone precipitate nella povertà, grazie a ricette economiche indirizzate a tale scopo, il New Deal e altro, quanto sta avvenendo ora non sembra dover ripetere tale curva virtuosa.

Arriviamo in una crisi preceduta da una lunga stagnazione, è il luogo comune. In realtà non è del tutto vero: i soldi non sono rimasti fermi, si sono mossi, eccome, andando ad accumularsi sempre più nelle mani di pochi plurimiliardari.

Un sistema non più messo in discussione

Tale dinamica non è stata neanche messa in discussione nell’attuale contingenza, così che proseguirà, continuando a vampirizzare ricchezze dal basso verso l’alto.

Anzi, se prima della crisi era stata timidamente tematizzata la necessità di una riforma di tale sistema predatorio, grazie a poche voci isolate, tale dibattito in tempo di pandemia è semplicemente sparito, come se non avesse importanza.

Così la pandemia, piuttosto che porre criticità a quel sistema squilibrato, anche nel senso psichiatrico del termine (patologia cui è condannata l’élite autoproclamatasi onnipotente), lo rilancia e lo potenzia.

Con il rischio che l’asservimento della finanza e dell’economia ai pochi “eletti” diventi quasi irreversibile, dove quel quasi è apertura a un imprevisto extra-ordinario di vasta potenzialità (chi vuole può usare la parola miracolo).

Così mentre le classi medio-basse stanno subendo il flagello pandemia, per le élite in questione essa è un’opportunità, rilanciandone anche il ruolo nella Politica, spazio dal quale era stata estromessa, in minima ma significativa parte, negli ultimi anni grazie alla Brexit e alla vittoria di Trump.

Anche le élite della rete e dell’Informazione, che hanno subito analogo processo verticistico (con eccezioni contrastate vigorosamente attraverso l’emergenza Fake-news), hanno trovato nella pandemia analoghe opportunità, dilatando sfera di influenza e potenzialità.

Tecno-finanza trionfante

Non solo: nella pandemia, le Bug tech hanno quasi vinto la battaglia contro la prima vera insidia al loro monopolio, che certo non è scalfito dall’informazione di nicchia come la nostra, essendo riuscite a parare la sfida posta dalla Huawei cinese.

Insomma, ad oggi la prospettiva appare quella di un mondo nel quale le classi medio-povere saranno impoverite, mentre le élite delle Tecnica e della Finanza, parallele e interdipendenti, saranno più forti di prima. Da questo punto di vista si può dire che per esse il flagello è stata una benedizione.

Ciò al di là degli allarmismi alquanto diffusi sulle reali finalità delle vaccinazioni di massa e del controllo delle moltitudini tramite App e micro-chip, che, seppure hanno qualche fondo di verità, appaiono secondari: in realtà il controllo e la gestione delle masse è già in atto.

Inoltre, se le élite della Tecno-finanza sono state le forze motrici della globalizzazione, non è detto che si ripropongano come tali nel post pandemia, che vede un mondo fratturato secondo una grande linea di faglia che separa l’Oriente dall’Occidente e altre linee, minori, che sezionano i due grandi ambiti geopolitici rilanciando antiche suddivisioni nazionali.

La Paura e il caos

Tale contesto fratturato appare di difficile ricomposizione, almeno nel breve periodo, ma può trovare un elemento unificante nella Paura e nel caos (nuove criticità pandemiche, Terrore, conflitti, emergenza clima).

Così l’orizzonte delle élite Tecno-finanziarie, se può restare fissato nel ritorno alla globalizzazione, ha comunque la capacità di gestire nel breve la Paura e il caos di cui sono potenzialmente foriere le nuove fratture del mondo.

Ciò perché Paura e caos per loro natura sono effusive (es. un attentato è di interesse globale), da cui la globalizzazione delle criticità locali e la conseguente possibilità di gestione delle stesse.

Insomma, il Potere Tecno-finanziario è duttile e può operare e rafforzarsi in diversi scenari futuri, che certo comprendono, nel caso di un trionfo a breve, il ritorno tout court alla globalizzazione pregressa (che riproporrebbe eguali dinamiche anche se con una povertà più diffusa).

La variabile Cina

Il tempo della pandemia finora ha portato solo una nuova macro-variabile: il conflitto Cina-Stati Uniti, che può evolversi secondo due scenari.

Il primo è una conflittualità sempre più accesa che precipiti il mondo in un conflitto a bassa intensità tra le due potenze, con caos conseguente, fino al parossismo dell’opzione apocalisse, cioè una guerra aperta, possibilità quest’ultima impensabile ai più, ma non al Potere di cui sopra che da tempo la annovera tra le possibilità. Il secondo scenario è un ritorno a uno status da Guerra Fredda, con il mondo diviso tra Oriente e Occidente, in equilibrio conflittuale e precario, ma stabile.

Trump, scegliendo il confitto con la Cina, si muove tra queste due possibilità. Dilemma che si riproporrà se rieletto. Una rielezione possibile, forse oggi probabile. Ma sull’autunno prossimo venturo, quando si terranno le presidenziali, incombe la possibilità di una nuova ondata di Covid-19. L’October surprise, ricorrente nelle presidenziali Usa, va tenuta in debito conto.

Nella foto in copertina alcuni degli uomini più ricchi del mondo che hanno, in questo periodo, aumentato considerevolmente i loro patrimoni. Da sin. Jeff Bezos, Bill Gates, Warren Buffett e Mark Zuckerberg.

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