6 maggio 2020

Virologia

I virologi sono creature alquanto riservate, loro habitat naturale le aule di Università e i laboratori. Con l’emergere della Pandemia, però, hanno abbandonato tale habitat e si sono avventurati nella rete mediatica, richiamati dall’abbondanza di prede.

La loro naturale riservatezza aveva finora impedito un vero e proprio studio di tali creature e prodotto una sottostima della categoria, che invero presenta caratteristiche interessanti.

Pur se appartenenti a una stessa famiglia, gli studiosi hanno iniziato a classificarli per generi, avendo colto caratteristiche peculiari di ognuna.

Il primo genere a essere identificato è stato il virologo Minimalista, portato in genere a dare una valutazione più che ottimistica, quasi irenica, delle criticità.

A torto alcuni studiosi hanno ipotizzato che tale fenomeno fosse ascrivibile a una sottostima della criticità medesima, a errori di valutazione o di lettura. In realtà per il virologo minimalista la massima “andrà tutto bene” è legge universale, fondante l’universo mondo.

La sua valutazione, dunque, nasce da un alto senso umanitario, che lo spinge a confortare l’ignaro ascoltatore onde evitargli pericolosi stress emotivi. Si è dato di virologi Minimalisti promotori di raccolte di firme per eliminare i cartelli “alta tensione” posti nei pressi del relativo pericolo. Nella petizione si asseriva che tale allarme rischia di provocare inutile turbamento al singolo e apprensione nella comunità.

Altri virologi Minimalisti hanno proposto di cambiare i cartelli allo Zoo che avvertono di non avvicinarsi alla gabbia dei leoni e di bandire le bandiere rosse dalle spiagge pericolose per analoghi motivi.

Alcuni virologi Minimalisti hanno affermato con sicurezza che il virus risparmierà Africa e Sud America, perché più caldi. Alla domanda “chi fa i tamponi?” in tali posti e “a cosa servirebbero dato che vi scarseggia anche l’aspirina?” in genere hanno dimostrato certo imbarazzo. Un’esitazione però di breve durata, seguita da una risposta chiara: “Andrà tutto bene!”.

All’opposto, i virologi dell’Apocalisse hanno un innato pessimismo cosmico, loro letture preferite Leopardi e Dante (la Divina commedia, ma solo l’Inferno, non le inutili appendici).

Secondo il virologo dell’Apocalisse il coronavirus è destinato a colpire a ondate progressive che non avranno mai fine; il vaccino sarà scoperto nel 2399, se andrà tutto bene, e non c’è cura che tenga. No, il virus non sviluppa anticorpi, e no, non è vero che i guariti sono fuori pericolo, possono riprenderselo.

Il virologo Polemista ha invece una spiccata tendenza conflittuale: ogni ipotesi terapeutica proposta da altri, ogni interpretazione non sua riguardo la malattia lo vede ferocemente avverso. Non è che non condivida, come hanno ipotizzato alcuni studiosi, semplicemente il Polemista applica alla lettera la dialettica hegeliana evitando il momento sintetico perché contraddittorio in se stesso.

Tale natura ingenera nel Polemista una certa incontinenza verbale, tanto che per alcuni esemplari si è dato il caso che, avendo finito con le obiezioni altrui, hanno iniziato a polemizzare con se stessi. Per evitare questi incresciosi sviluppi, che possono anche comportare conseguenze infauste per il Polemista, le reti televisive hanno raccomandato ai conduttori di non invitare mai tali esemplari da soli.

Vi è poi il virologo Bipolare. Questi affermano tutto e il contrario di tutto. A volte in interventi diversi, a volte anche nello stesso intervento, confortando le proprie tesi contrapposte con ragionamenti sempre lucidi e basati su dati documentali ragguardevoli.

Alcuni studiosi hanno notato come la costante contraddittoria si sviluppi a ondate, un po’ come i virus, concludendo che sia proprio lo studio di questi a rendere tale creatura Bipolare. Il Bipolare è ospite perfetto per i talk show, dato che ha argomentazioni su tutto.

Si è dato poi il caso di virologi Mutaforma: essi assommano a sé i caratteri dei Minimalisti, degli Apocalittici, dei Polemisti e dei Bipolari, divenendo così quadripolari, con esiti pirotecnici di sicuro effetto. Sono gli esemplari più pericolosi, ma anche i più ricercati dagli amanti del brivido, e per questo anche dai media.

Meno interessante l’ultimo genere di virologi,  ovvero il virologo Comune. Tale esemplare non riesce comunicativo come gli altri, da qui una minor richiesta del Mercato e della rete. Rimasto confinato nel suo habitat naturale, il laboratorio, vive appartato da social e media. Dicono che stia lavorando, ma non se ne sa molto più.

Ps. Ovviamente, abbiamo registrato in Tv e giornali anche interventi autorevoli e interessanti, ma la superfetazione di opinioni e analisi non ha aiutato a dissipare quel velo di confusione che circonda virus e pandemia, anzi.

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