2 maggio 2020

Corea del Nord: il ritorno di Kim Jong-un

Kim Jong-un è vivo e vegeto. Ieri la Corea del Nord ha reso pubblico il video di una sua visita a una fabbrica di fertilizzanti, smentendo così le voci, successive alla sua scomparsa dalla scena pubblica, che lo davano per morto.

Un’apparizione pubblica avvenuta in occasione della festa dei lavoratori, ovviamente molto sentita in una Repubblica socialista come la Corea del Nord.

Kim e l’autosufficienza alimentare

L’inaugurazione di una fabbrica di fertilizzanti, come nota il Washington Post, vuol essere un segnale importante, diretto a indicare che il Paese ha la capacità di sfamare la sua popolazione.

Ciò perché la Corea del Nord da tempo registra una carenza permanente di beni alimentari, che aumenta in occasione delle ricorrenti carestie, e sta lottando per l’autosufficienza alimentare.

Secondo il giornale americano il segnale di una raggiunta autosufficienza alimentare, in realtà niente affatto realistica al momento, sarebbe diretto verso la Cina, dalla quale dipende per la fornitura dei beni di prima necessità.

In realtà è diretto agli Stati Uniti, che hanno costretto il mondo a porre Pyongyang sotto un regime di sanzioni durissimo, che ha ridotto un intero popolo alla fame. Tant’è.

Propaganda di guerra

Con l’apparizione di Kim svaporano le speranze dei neocon di profittare di un cambio di regime a Pyongyang per tentare di aprire spazi a un processo di destabilizzazione, con obiettivo la confinante Cina (a rischio escalation, vedi Piccolenote).

Inoltre, quanto accaduto mette in evidenza ancora una volta lo scandaloso uso della menzogna di certa propaganda, che ha cercato di convincere il mondo che Kim era morente se non morto.

Esemplare in tal senso Adam Schiff, che pure è il presidente della Commissione intelligence della Camera degli Stati Uniti e quindi vanta fonti di informazione privilegiate, il quale ha detto al mondo che sarebbe rimasto scioccato se il presidente della Corea del Nord non fosse morto o del tutto inabilitato.

Certi ambiti non hanno problemi a mentire, e a dare una veste di credibilità alle loro menzogne appoggiandole su asserite informazioni riservate dell’intelligence. Parole magiche usate in tante circostanze per giustificare  nefandezze (vedi omicidio Soleimani).

Anche perché, quando tali menzogne vengono smentite dalla realtà, chi le propaganda non subisce nessuna conseguenza, anzi. Basti vedere la fulgida carriera di John Bolton, per nulla intaccata dalla scoperta che le armi di distruzione di massa di Saddam, che aveva dato per certe per legittimare la guerra irachena, erano una fola.

Anzi, attenersi scrupolosamente a certa propaganda aiuta a far carriera, anche nei media…

L’ira della Corea del Sud

Nel caso specifico, in America il solo presidente, e lui solo, è andato in controtendenza, con dichiarazioni meno infauste sulla salute di Kim.

Certo, il leader nordcoreano deve aver ha avuto qualche problema di salute, altrimenti la notizia della sua morte sarebbe stata smentita molto prima, ma molto meno grave di quanto asserito da certi ambiti con pervasiva sicumera.

Detto questo, il martellamento sulla morte di Kim qualche esito nefasto lo ha avuto egualmente, come dimostrano le dichiarazioni stizzite delle autorità della Corea del Sud riferite dal WP: “I rapporti infondati sulla Corea del Nord hanno causato inutili costi economici, di sicurezza e sociali e generato confusione nella nostra società. Le informazioni relative alla Corea del Nord richiedono un approccio prudente basato su prove concrete, una regola che dovrebbe valere anche per il futuro”.

Evitata la destabilizzazione del Paese e della regione, dato che l’instabilità della Corea del Nord avrebbe conseguenze disastrose anche per Seul, resta da capire se ciò influirà sul processo di pace tra Pyongyang e Washington.

Immaginare un accordo prima delle presidenziali Usa, come sperava Trump, è davvero arduo. Peraltro la feroce campagna anti-cinese intrapresa dalla Casa Bianca la priva del sostegno di Pechino, indispensabile per tale sviluppo.

Ma forse c’è ancora qualche spazio per un accordicchio di circostanza, qualcosa a uso e consumo della campagna presidenziale di Trump.

E certo, al di là di tale eventuale (e improbabile) sviluppo, resta invece spazio di manovra per far procedere in qualche modo il processo di pace inter-coreano, perseguito con coraggio encomiabile da Moon Jae-in, da poco riconfermato presidente della Corea del Sud.

Uno sviluppo che Trump potrebbe “benedire”, annettendosi meriti in proposito, peraltro in maniera non del tutto illegittima. Anche per questo tale processo, che Kim sta favorendo con la prudenza del caso, suscita una feroce avversione internazionale.

Ps. Così Fred Fleitz, presidente del Center for Security Policy, sul National Interest: “Ho parlato della Corea del Nord con il presidente Donald Trump e so quanto sia orgoglioso della sua diplomazia personale con Kim Jong-un. Credo, sulla base delle recenti enigmatiche dichiarazioni sulla situazione di Kim da parte di Trump, che Trump abbia comunicato con il leader nordcoreano, sia telefonicamente sia attraverso lettere. Credo anche che il presidente si sia offerto di inviare medici statunitensi in Corea del Nord nel caso Kim fosse gravemente malato”.

Conferma quanto Trump tenga al processo di pace intrapreso con Kim.

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