22 aprile 2020

Trump ordina di affondare i barchini iraniani molesti

Trump ha ordinato di distruggere le navi iraniane, se queste molestano quelle americane. L’annuncio arriva dopo l’ennesimo gioco di guerra tra la Us Navy e i barchini dei Guardiani della rivoluzione nel Golfo di Hormuz.

Cinque giorni fa, infatti, alcuni motoscafi dei Guardiani hanno puntato le navi da guerra americane, girandogli attorno. Una provocazione inaccettabile per Washington.

Secondo i Guardiani l’operazione era diretta a scoraggiare l’ennesima prepotenza perpetrata dalla Marina degli Stati Uniti, che alcuni giorni prima aveva impedito la navigazione a una nave cargo iraniana, sorda ai ripetuti avvertimenti di quest’ultima per avere libero transito.

Nel loro comunicato, l’invito a Washington a evitare le usuali narrazioni in stile “hollywoodiano” (al Manar).

Di certo, il Comandante in Capo dell’esercito americano non poteva ignorare la provocazione iraniana, ma la reazione ha un sapore propagandistico che rischia di provocare altri danni.

Va da sé che le Guardie rivoluzionarie sono ancora un po’ arrabbiate per l’assassinio a sangue freddo del loro generale Qassem Soleimani e sono anche un po’ scontente per quanto stanno facendo gli Stati Uniti nell’emergenza coronavirus, che falcidia il loro Paese.

Le sanzioni Usa, infatti, sono rimaste in vigore nonostante i tanti morti che il virus ha fatto in Iran. Su una nazione già allo stremo per le sanzioni pregresse, che stanno affamando un intero popolo, il combinato-disposto sanzioni-coronavirus ha avuto un effetto sanguinario.

Da questo punto di vista, anche se le parole di Trump in favore della pace e della libertà del popolo iraniano del marzo scorso sono state sincere, cosa più che probabile, non possono che essere suonate come beffarde dall’altra parte della barricata.

Purtroppo è anno elettorale, elezioni a novembre prossimo, e Trump non può smarcarsi dai suoi consiglieri che vogliono a tutti i costi un redde rationem con l’Iran.

Così anche l’annuncio di buttar giù i barchini iraniani è atto dovuto per compiacere tali ambiti, che certo hanno fatto notare al Comandante in capo che l’affronto dei barchini iraniani, che ripetiamo si son limitati a girare attorno alle navi nemiche, richiedeva una risposta durissima.

E durissima è stata, e senza misura. Perché non è chiaro cosa si intende per “molestare”, se cioè un motoscafo che navighi a un miglio da una nave da guerra americana sia da affondare in quanto molesto.

Tale indeterminatezza rischia di causare incidenti di percorso a rischio escalation, che non saranno senza conseguenze per nessuno.

Un piccolo esempio: in una nota di Tansim si dà notizia dei nuovi missili antinave iraniani, costruiti per colpire una nave a 700 km di distanza.

Il che vuol dire che tutte le navi americane, che una guerra richiamerebbe inevitabilmente nel Golfo, sono a rischio, nonostante le tante difese.

In particolare, sarebbero a rischio le portaerei, alle quali, in caso di guerra, è affidato il compito più incisivo e, di contro, offrono più scafo ai missili e hanno una manovrabilità minore di altre imbarcazioni.

Tali navi sono a propulsione nucleare. Avverte Tansim: “Se succede qualcosa alle navi da guerra a propulsione nucleare, non ci saranno organismi viventi o acqua pulita nella regione per almeno 10 o 12 anni”.

Non è un avvertimento, è la dura realtà. Che alcuni ambiti Usa (e non solo) sfidano con i loro sogni da dottor Stranamore. Per questo Trump, nonostante le difficoltà a far fronte alle pressioni dei falchi, dovrebbe ricordarsi di aggiungere qualche specifica nei suoi proclami di guerra. Aiuterebbe a evitare altre catastrofi al mondo.

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