11 aprile 2020

Il NYT contro la politica muscolare Usa in Venezuela

Attraverso il dispiegamento di una flotta degli Stati Uniti “nei Caraibi, l’amministrazione Trump ha alzato il tiro nel suo confronto con il dittatore venezuelano Nicolás Maduro. Negli ultimi 15 mesi, l’amministrazione ha esercitato la ‘massima pressione’ sul regime di Maduro, con la speranza che i vertici dell’esercito – il principale pilastro di sostegno del regime – si piegassero e innescassero un ritorno alla democrazia”.

“Mercoledì, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha ribadito l’impegno dell’amministrazione a sostituire Maduro con un ‘governo di transizione legittimo’”. Così il New York Times riepiloga le mosse degli Stati Uniti nei confronti di Caracas, che seguono l’incriminazione di Maduro per terrorismo e narcotraffico da parte della magistratura Usa e la proposta di un governo di transizione del Segretario di Stato Mike Pompeo.

Secondo il NYT la scala del dispiegamento militare ricorda l’analoga iniziativa avvenuta “prima dell’invasione di Panama del 1989, che depose l’uomo forte Manuel Noriega”.

L’invio di navi da guerra nei Caraibi è stato criticato anche dal Pentagono, che ritiene tale mossa onerosa e dannosa in questo momento di crisi causa coronavirus (Foreign Policy), ma tant’è. Ad oggi non c’è una guerra imminente all’orizzonte, ma “un incidente o un passo falso potrebbero innescare una violenta escalation”, accenna il NYT.

Secondo il giornale americano, il bastone Usa dovrebbe convincere i venezuelani a mangiare la carota del governo di transizione proposto da Washington, già rifiutato da Maduro anche perché troppo simile alla proposta lanciata a suo tempo da Juan Guaidò, il Quisling che gli Stati Uniti vorrebbero presidente del Venezuela al posto dell’attuale.

Così Washington spera ancora in un “pronunciamento” dei militari contro il governo di Caracas, fallito per ben due volte negli ultimi mesi, dato che Maduro e i suoi alleati hanno vanificato i golpe predisposti dall’amministrazione Usa.

Probabile che i falchi americani siano spinti a riprovarci dopo aver ottenuto un facile successo in Bolivia, dove i militari hanno allontanato il presidente legittimo, Evo Morales.

Peraltro val la pena ricordare che anche in Bolivia, dopo il “pronunciamento” militare, si è imposto un “governo di transizione” gradito a Washington che è diventato ormai permanente. Così i sospetti di Maduro sui piani transitori di Washington appaiono di qualche fondamento…

Il NYT stigmatizza la prova di forza Usa soprattutto perché avviene nel pieno dell’emergenza coronavirus e quando il popolo del Venezuela è stremato anche a causa delle sanzioni americane (“non è convincente che le sanzioni non stiano peggiorando la situazione”, scrive con cauto eufemismo il quotidiano).

In un tempo tormentato da una “pandemia spietata – scrive il NYT – non è il momento degli schieramenti navali. Piuttosto, questo è il momento di rivedere la politica delle sanzioni, fornire aiuti attraverso canali responsabili e spingere i leader del paese a lavorare insieme. Perché l’incubo nazionale del Venezuela finisca, il signor Maduro deve andare via. Ma per il momento, salvare vite umane deve venire prima di tutto”. Se certe cose le scrive il NYT, non certo un organo bolivariano, c’è da registrarle con l’interesse del caso.

A quanto pare, l’irrigidimento Usa, secondo il NYT, è dovuto alla necessità di guadagnare i voti anti-chavisti, che sono poi anche anti-cubani, della Florida, importanti nelle prossime presidenziali.

C’è del vero in questa considerazione, ma è vero anche che  Trump finora ha frenato i falchi e falchetti della sua amministrazione che aleggiano sul Venezuela, (vedi Piccolenote) dato che una guerra in questo Paese, che non ha certo le difese di Panama, presenta imprevisti che rischia di pagare caro alle elezioni.

Peraltro questo potrebbe essere lo scopo recondito dei falchi, che solo apparentemente – e anche qui in via transitoria – stanno con l’attuale presidente, che in realtà odiano.

Infine, va registrato un cenno dell’articolo che suona alquanto ironico: “Mentre la Cina invia forniture mediche in America Latina e nei Caraibi, l’amministrazione Trump invia navi cacciatorpediniere”. Ironico, sì.

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