9 aprile 2020

Il New York Times e la crudeltà dell'Unione europea

“L’Unione europea non è adatta alle crisi. I suoi 27 membri sono felici di nutrirsi della depressione comune nei periodi di sole, ma le tempeste tendono a trasformarli in rivali litigiosi. Il crollo finanziario del 2008 e la successiva crisi dei rifugiati restano memorabili per le aspre recriminazioni e la disunità. Sta succedendo ancora una volta con il Covid-19, questa volta amplificato dalla paura e dalla morte”. Inizia così l’editoriale del The New York Times dedicato a quanto si sta consumando nel Vecchio Continente, incapace di definire le modalità per contrastare la crisi conseguente alla pandemia.

Il giornale americano ripercorre le tappe della controversia, rammentando che essa ha una ragione strutturale, dato si tratta di una unione di Paesi sovrani e non ha un governo centrale, posto che Bruxelles “ha il controllo solo sul commercio estero e sulla concorrenza”.

Così, prosegue il NYT, “il suo ramo esecutivo, la Commissione europea, può solo cercare la cooperazione, non ordinarla. Gli stati che condividono l’euro non hanno una vera unione fiscale, in base alla quale i membri più ricchi del blocco sostengono i più poveri”.

Ma al di là del problema strutturale, nel ripercorrere quanto sta avvenendo, il NYT dà conto degli scontri che si sono registrati tra Nord e Sud, registrando che, nella dialettica, si è proceduto come al solito, demandando ai ministri degli Esteri il compito di trovare una soluzione che non fossero però gli eurobond (ricostruzione  forzosa: in realtà nessuno ha il potere di dare un mandato condiviso che esclude a priori quanto chiedono alcuni dei Paesi membri).

“Questo iter – scrive il NYT – potrebbe essere stato auspicabile, o almeno giustificabile, durante la crisi economica greca di un decennio fa, quando erano in gioco fortune, ma non vite”.

“È crudele per gli italiani o gli spagnoli che stanno affrontando la morte e la catastrofe economica. Non sono afflitti a causa di spese eccessive; sono alle prese con una piaga per la quale non hanno più responsabilità di nessun altro membro della Ue”.

Per il NYT la domanda se la Ue sopravviverà o meno a questo stress-test non si pone: essa sopravviverà, Ma ciò che sta accadendo, rileva, pone domande ineludibili sui reali fondamenti di una entità sovranazionale che “non riesce a trovare l’unità quando è maggiormente necessaria”, né “riesce a modellare la sua identità per il futuro che non sia immediato, né forse il suo destino”.

La domanda che pone il giornale americano è fondata e autorevole. E se certo la Ue è destinata a sopravvivere a se stessa – a ogni costo -, va considerata la differenza tra un organismo vitale e uno al quale sia sottratta l’anima. Sopravviverà, certo, ma in forma di zombie, tale la differenza tra vivere e sopravvivere.

Peraltro ciò che è impossibile ora, cioè la sua dissoluzione, può non essere così impossibile in un futuro tanto angoscioso, che si spera ci sia risparmiato.

Più che significativo il titolo dell’editoriale citato: “L’Europa è pronta a ripetere gli errori provocati dall’austerità nella risposta al coronavirus”.

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