7 aprile 2020

Kissinger: senza convergenze globali sarà incendio globale

“I leader del mondo stanno affrontando la crisi [coronavirus, ndr.] su una base fondamentalmente nazionale, ma gli effetti dissolutivi della società che saranno causati del virus non conoscono confini. Mentre l’aggressione alla salute umana – si spera – sarà temporaneo, lo sconvolgimento politico ed economico che ha scatenato potrebbe durare per generazioni”.

“Nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, può superare il virus attraverso uno sforzo solamente nazionale. Affrontare le necessità del momento deve essere associato a una visione e un programma di collaborazione globale. Se non faremo ambedue le cose insieme, affronteremo il peggio in ciascuna delle due”. Così Henry Kissinger, grande vecchio della politica internazionale, sul Wall Street Journal, del quale abbiamo riportato il passaggio più significativo.

Significativo il titolo: “La pandemia da Coronavirus cambierà per sempre l’ordine mondiale”.

La necessaria convergenza

La questione che pone Kissinger sta tutta nell’auspicio che durante tale crisi si trovi una convergenza globale per costruire un nuovo ordine internazionale.

Se ciò non avverrà, vale quanto scrive in conclusione del suo articolo: “Stiamo vivendo un momento epocale. La sfida storica per i leader è gestire la crisi mentre si costruisce il futuro. Il fallimento potrebbe incendiare il mondo”.

Implicita in tale appello, quindi, la necessità che gli Stati Uniti trovino anzitutto una convergenza con Cina e Russia, oltre che ristabilire quella erosa con l’Unione europea – sempre se questa riuscirà a trovare convergenze al suo interno, oggi minacciate dall’ottusità di ambiti tedeschi – e, ovviamente, con quei Paesi che, più saldi economicamente, possono dare un contributo significativo a tale prospettiva.

Esplicitando lo scritto, se in questo tragico tempo di transizione, scandito dall’infuriare dal virus, non vengono attutite quelle spinte conflittuali che stanno imperversando nel mondo, creando antagonismi strumentali, la tempesta attuale ci consegnerà un futuro più caotico all’interno dei singoli Paesi ed entità sovranazionali – come la Ue – e una più pericolosa conflittualità internazionale.

Tali spinte rischiano, dunque, di incendiare il mondo. Da qui la necessità di disarmare quei circoli che stanno alimentando, in America e in Europa, una vera e propria campagna anti-cinese e, in subordine, anti-russa.

La critica di Bannon e l’incendio globale

Di tale rimprovero implicito si è accorto Steve Bannon, sedicente sostenitore di Trump, che ha attaccato in maniera smodata Kissinger (al quale invece si è affidato più volte il presidente degli Stati Uniti), criticando la sua asserita contiguità al partito comunista cinese che sarebbe responsabile del coronavirus.

Tale critica feroce mette in evidenza la distanza che separa il realista Trump – che peraltro, a proposito di convergenze, ha detto di aver avuto una conversazione telefonica “calorosa e davvero meravigliosa” col suo antagonista democratico Joe Biden – da tanti suoi sedicenti supporter.

Questi ultimi hanno un grande peso, dato che in questa spinta conflittuale trovano concordanze profonde con i potenti ambiti neocon, che peraltro di Trump sono nemici giurati – tale la complessità della politica -, e possono creare danni ancor più funesti di quelli che sta causando il coronavirus (questo il giudizio implicito di Kissinger, da cui la reazione).

Può sembrare che la voce di Bannon e dei suoi accoliti, e dei tanti corifei internazionali, italiani compresi, abbia poco peso nel determinare le prospettive future.

Non è così, basti pensare al peso che hanno avuto, nello scatenare la Grande Guerra, i vari D’Annunzio, i futuristi e i tanti che hanno alimentato le accese conflittualità inter-europee che hanno precipitato il Vecchio Continente nel baratro.

Peraltro la crisi economica, destinata presumibilmente a prolungarsi oltre la crisi sanitaria, porterà molti ambiti a interrogarsi sulla possibilità di porvi rimedio attraverso un grande conflitto, come avvenne per la crisi del ’29 e la Seconda guerra mondiale.

D’altronde non c’è alternativa: o si darà un nuovo ordine globale o si precipiterà in un più vasto disordine globale, che le armi di distruzione di massa di cui dispongono oggi le grandi potenze renderà più disastroso dei precedenti.

Può non apparire significativo, ma certo è un po’ inquietante, che in piena emergenza coronavirus, a fine febbraio, gli Stati Uniti abbiano tenuto un’esercitazione che prevedeva una guerra atomica contro la Russia. Di tale esercitazione ha riferito pubblicamente il Segretario alla Difesa Usa Mark Esper (Defenseone).

Ciò è avvenuto subito dopo il nuovo massiccio incremento degli stanziamenti Usa per ammodernare gli arsenali nucleari e il dispiegamento delle nuove testate atomiche a basso rendimento sui sommergibili della Us Navy, iniziative che hanno spinto la Russia a dichiarare che tali mosse rendono più possibile l’impossibile confronto nucleare (Newsweek).

Peraltro, sommessamente, si può registrare come certe banalità ricorrenti, che vorrebbero che certi finanziamenti fossero invece incanalati alla ricerca di una cura per la pandemia e a sostegno dell’economia, suonano in questi tempi un po’ meno banali.

Ps. L’appello di Kissinger potrebbe apparire come un auspicio a un ritorno alla globalizzazione. Non è così: politico di vecchia scuola, è legato alla geopoliitica classica, fatta di trattati e diplomazia. Nulla a che vedere con il caos selvaggio della globalizzazione, che sta mostrando ancora una volta i suoi limiti. Peraltro lo esclude la prospettiva indicata per un nuovo ordine globale. Dove l’accento batte sul “nuovo”.

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