4 aprile 2020

Israele, l'unità nazionale e l'annessione della Cisgiordania

Mentre il morbo coronavirus morde le carni a Israele, i negoziati per un nuovo governo stanno andando avanti faticosamente. Al di là della disputa su chi debba ricoprire ruoli nei vari ministeri, pure motivo di accesa controversia, il tema che sta dominando la trattative tra i due principali partiti, Likud e Khaol Lavan, è quello dell’annessione della Cisgiordania, alla quale ha dato il suo assenso anche l’ex leader dell’opposizione, Benny Gantz, durante la scorsa campagna elettorale.

Secondo quanto riporta Yossi Verter su Haaretz, a insistere sulla necessità dell’annessione, sostenuta dalla destra ultra-ortodossa e dai coloni, è Yariv Levin, che Netanyahu ha incaricato di trattare con Gantz.

Secondo Verter, Levin è “ossessionato dalla Grande Israele”, come gli ambiti ai quali dà voce. E vorrebbe chiudere la vicenda subito, in questi sei mesi, prima cioè delle elezioni americane di novembre, contando sull’assenso che Trump ha già dato all’iniziativa.

Temendo un cambio alla Casa Bianca, o forse qualche sorpresa postuma di Trump, tali ambiti immaginano che sia questo il momento favorevole per passare all’azione: “ora o mai più”.

“Ma Gantz , Gabi Ashkenazi [suo principale alleato, ndr.] e la maggior parte dei membri di Kahol Lavan” – scrive Verter – “si oppongono a un’annessione che non è sostenuta da nessuno tranne che dagli Stati Uniti”.

“Gantz e Ashkenazi non sono pervasi dal sentimento messianico. Dato che questo partito ha in programma di assumere su di sé la carica di Primo ministro e di ministro della Difesa nell’ottobre 2021 nel governo di rotazione [secondo gli accordi Gantz dovrebbe succedere a Netanyahu, ndr.], essi vogliono spazio per promuovere manovre diplomatiche, escludendo quindi fatti compiuti che potrebbero causare problemi in un mondo ostile, sia tra i nostri vicini che al di là”.

Si può registrare come il negoziato che si sta consumando in Israele non è dunque una mera trattativa politica per la gestione del potere. Si sta decidendo su un tema che, se trova una risoluzione, è destinato a cambiare la geopolitica mediorientale e del mondo. Da qui la sua importanza cruciale.

Secondo Verter, per Netanayhu il destino starebbe ritagliando una sorte simile a quella di Mosé, non vedrà mai cioè la sua Terra promessa – cioè l’annessione. Una Terra promessa, peraltro, che, per altri, in particolare i palestinesi, è una sorta di incubo incombente.

Va da sé che se che è probabile che i fautori dell’annessione stiano spingendo tanto anche per un altro motivo. Probabile che immaginino che tale processo sia favorito da quanto si sta consumando nel mondo: il flagello globale del coronavirus, infatti, impedirebbe ai Paesi contrari a tale opzione, e sono tanti, una reazione forte.

Epperò, allo stesso tempo, c’è un rovescio della medaglia. Se davvero l’annessione avvenisse in questo momento, sarebbe associata per sempre al morbo. Ciò la renderebbe ancor più odiosa agli occhi di quanti l’avversano e in particolare dei palestinesi che la subirebbero, suscitando reazioni ancor più accese e forse incontrollabili.

Forse anche per questo Gantz, che non è un messianico, come ricorda Verter, sta frenando questa folle corsa verso l’ignoto. Vedremo.

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