3 aprile 2020

Coronavirus: la Palestina aiuta Israele

Israele ha chiesto aiuto ai palestinesi per affrontare il coronavirus. A dare la sorprendete notizia una fonte più che autorevole, Yossi Cohen, il capo del Mossad, l’intelligence di Tel Aviv.

A dare la notizia è stato Yedioth Ahronoth, ripreso dal al Manar, che dettaglia come il premier Benjamin Netanyahu avesse chiesto aiuto alla Germania e alla Francia, ma senza esito, dato che anche questi Paesi sono stati presi d’assalto dal virus e avevano anch’essi a malapena il necessario per farvi fronte.

I palestinesi hanno salvato migliaia di ebrei…

Data la mala parata, e aggravandosi l’emergenza, Cohen ha pensato di contattare il suo omologo palestinese, il maggiore generale Majed Faraj, che ha inviato kit test per effettuare screaning.

Non solo, “Nasser Adawi, vice-direttore del Dipartimento generale delle relazioni internazionali e della sicurezza estera dei servizi segreti palestinesi, ha contattato diverse personalità e organizzazioni per formare team di medici a nome del popolo palestinese”. Aiuti poi giunti in Israele.

“Il capo del Mossad Cohen – aggiunge Yedioth Ahronoth – ha elogiato l’impegno del maggiore Faraj e il suo contributo per salvare la vita di migliaia di ebrei” e “ha promesso di fornire 10.000 dispositivi di screening per affrontare il virus nelle aree controllate dall’Autorità palestinese”.

Non capita tutti i giorni di leggere notizie del genere. Peraltro va sottolineato che sia Cohen sia il suo omologo palestinese erano consci di andare incontro a possibili ostracismi, date la accese controversie tra i due popoli, tanto che la notizia degli aiuti giunti dalla Palestina è arrivata in Israele in forma alquanto anodina.

In un primo tempo, infatti, i giornali avevano riferito di aiuti giunti da Paesi stranieri, omettendo le specifiche del caso, non certo secondarie. Nell’occasione la povera Palestina ha dimostrato maggior senso di solidarietà dei ricchi Paesi europei…

Netanyahu e la pandemia

Il singolare ausilio avviene mentre Israele segue la sorte di tutto il mondo, con il virus dilagante, quarantene e l’economia a picco. Una tragedia che si sta consumando mentre sono ancora in corso le trattative per un governo di unità nazionale tra Netanyahu e il suo acerrimo rivale Benny Gantz.

Tanta stampa ha scritto in proposito di una vittoria della magia di Netanayhu. Il dominus incontrastato della politica israeliana, l’uomo che sa trattare da pari a pari con i potenti della terra, vedrebbe confermato così il suo potere quasi sovrannaturale.

Ma il fatto che il premier israeliano sia andato due volte in quarantena in soli pochi giorni a causa del coronavirus – sorte toccata peraltro anche a Cohen e al ministro della Sanità israeliano -, dalla quale uscirà presumibilmente indenne, lo illumina di nuova luce, più umana.

La magia di Netanyahu e la scelta di Gantz

In realtà, secondo Yossi Verter, stavolta a salvare Netanyahu non è stata la sua magia: “La pandemia di coronavirus è arrivata con un tempismo incredibilmente perfetto dalla sua prospettiva, un momento prima che il blocco dei suoi avversari – che in origine contava 62 membri della Knesset [cioè la maggioranza del parlamento, ndr.] – iniziasse a far passare leggi che gli avrebbero impedito di candidarsi come primo ministro”.

Tutto qui, una coincidenza strutturale, che ha fatto decidere il suo avversario Gantz a cercare un governo unitario. Una scelta disapprovata da tanti dei suoi sostenitori, ma che ha trovato un consenso inatteso, quello di Gideon Levy, sostenitore indefesso dei diritti dei palestinesi nonché critico feroce del premier e della sua politica muscolare. Per Gideon Levy Gantz ha fatto la cosa giusta, l’unica possibile in questo momento (Haaretz).

Peraltro va registrato che Trump è stato il primo a congratularsi con Netanyahu. Al di là dei rapporti personali, è legittimo immaginare che il presidente Usa speri che Netanyahu possa aiutarlo alle prossime elezioni come già fece nel 2016. Peraltro, il presidente americano deve aver visto di buon occhio anche il sostegno di Gantz, dato che nel giugno scorso, quando ebbe a ricevere il premier israeliano alla Casa Bianca, incontrò subito dopo anche l’allora leader dell’opposizione (Timesofisrael).

Poca trasparenza sull’Iran

Infine, va registrato che a rendere più umana l’immagine magica del premier israeliano è anche un recente incidente di percorso, piccolo ma significativo, nel suo genere.

In una riunione in videoconferenza con i suoi ministri, Netanyahu ha condiviso un video che, a suo dire, avrebbe provato che l’Iran sta nascondendo la vera entità dei danni che il coronavirus sta producendo nel suo Paese.

Il video, infatti, rimandava immagini di corpi gettati nelle pubbliche discariche. La mancanza di trasparenza del governo iraniano sul coronavirus è una narrativa molto in voga, peraltro ampiamente condivisa anche dai neocon Usa, e serve a gettare ulteriori ombre sul governo di Teheran.

In realtà, come ha rivelato Axios, si trattava di spezzoni di un mini-serie televisiva del 2007, “Pandemic”, prodotta da Hallmark Channel. Non è la prima volta che la narrativa in questione viene alimentata con documentazione fuorviante, mettendo in evidenza la mancanza di elementi a sostegno.

Ps. Dal chiuso della sua quarantena, Netanyahu avrebbe confidato ai suoi confidenti che Israele è ora controllato dal Deep State… l’indiscrezione, che interpella, è di Haaretz.

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