31 marzo 2020

Draghi e il Trono di spade

“Ormai solo Draghi ci può salvare”. È il titolo disperato di una nota del Sole 24Ore che riecheggia quanto si auspica in certe stanze del potere di un’Italia preda del coronavirus e dalla crisi economica.

Giancarlo Mazzuca, tale lo scrivente, ha il merito di essere chiaro sull’ipotesi di una candidatura di Draghi a Palazzo Chigi, annunciata con l’intervista al Financial Times. Supermario dovrebbe guidare un governo di “Salute pubblica in grado di far uscire l’Italia fuori dalle secche del coronavirus”.

Della salute pubblica e del furore popolare

Un nome forse eccessivamente evocativo quello scelto da Mazzuca, dato che ricorda l’analogo governo francese, condotto da Robespierre e promanante Terrore.

Se poi tale governo dovesse avere la funzione, auspicata dal cronista, di agire con manovre “lacrime e sangue”, la cosa inizia a essere preoccupante.

Si può sommessamente notare che di lacrime e sangue ne stiamo vedendo in abbondanza in questi tempi a causa di fattori non imputabili all’uomo; andarne a cercarne di ulteriori, e non di ordine naturale, potrebbe risultare quantomeno stucchevole.

Sul punto, peraltro, Mazzuca rievoca l’illustrissimo antecedente del governo di Mario Monti, del quale quello di Draghi dovrebbe essere ripresa e potenziamento, quel Monti “chiamato a furor di popolo” a risanare l’Italia.

È in effetti indubitabile che Monti abbia suscitato furore popolare, che però si manifestò non prima, ma solo dopo la sua nomina, e in ragione della sua politica sanguinaria (nel senso delle lacrime e sangue di cui sopra).

La Ricostruzione

Ma Draghi non ha un solo estimatore. Tanti lo vogliono alla guida di un governo per la Ricostruzione. Sostanzialmente, dopo che Conte si prenderà tutti gli schiaffi in faccia dell’emergenza coronavirus – durante la quale egli resterà in panchina per non subire analoga sorte -, servirà qualcuno che ricostruisca dalle macerie.

Solo il Drago può riuscire. È lui l’uomo del destino, a garantirlo sarebbe la sua affiliazione alla Goldman Sachs e la presidenza alla Bce.

In verità la storia d’Italia fa intravedere analogie inverse. Abbiamo già avuto un uomo del destino nel passato che però le macerie le produsse. E per la Ricostruzione, l’Italia di allora, memore del passato, si affidò alla Politica.

Fu la Politica, e non la Finanza, a ricostruire e mettere le basi di quel miracolo economico che fu riconosciuto dal mondo. Con la buona volontà, il buonsenso e la cooperazione degli opposti, dalla Dc al Pci, come forse ci si potrebbe auspicare per il momento presente e futuro, invece di darsi ai giochi politici, che è poi quel che ha detto, a sorpresa, la Meloni commentando l’ipotesi Draghi.

La Finanza, la prima Repubblica, quando ancora l’Italia era una nazione rispettata nel mondo, la teneva ben lontana dalla Politica. A Enrico Cuccia, il Draghi di allora (ma molto più importante e potente), non fu mai permesso di ingerirsi direttamente nella politica.

La Politica e la Finanza

Certo, Draghi sa interloquire con la Finanza, ma non sa cosa sia la Politica; ciò non solo perché non l’ha mai fatta – e qui è in buona compagnia -, ma perché appartenente a quell’ambito che la Politica l’ha sempre disprezzata, considerandola vacua rispetto al mercato e alla moneta.

Ma la Politica è altro da mercato e moneta, come dimostra, esempio clamoroso, l’attuale sfacelo, che sta rivelando i limiti di un sistema sanitario cui è stata data caratteristica prettamente imprenditoriale. E tanto, tanto altro.

La Finanza serve, certo, tanto è vero che c’è un ministero apposito, che peraltro fu occupato, per avocazione, anche dal mentore di Draghi, quel Giuliano Amato che risolse la crisi economica italiana, causata dalla speculazione internazionale (’92), sottraendo nella notte i risparmi degli italiani.

Draghi ovviamente non può che essere lusingato delle profferte. Ma potrebbe anche tener presente che mettersi al servizio della nazione non necessariamente passa per la presidenza del Consiglio, all’ombra della quale tanti di quelli che lo invocano sperano di ottenere prebende più o meno debite (in Italia abbondano i professionisti della Ricostruzione, dall’Aquila ad Amatrice, etc…).

Potrebbe, infatti, servire come ministro, o superministro (titolo forse più consono a Supermario) del Tesoro. Se in tale ruolo rendesse i servigi auspicati, e si astenesse dal vizio di privatizzare-svendere i gioielli di casa come fece in passato, si vedrebbe spalancate le porte del Quirinale, dove hanno abitato anche altri esponenti della Finanza, da Einaudi a Ciampi.

L’Italia controcorrente

Peraltro, va notato che se il cornavirus ha fatto crollare il sistema, è perché era già marcio a causa della Finanza globale che l’ha svuotato di consistenza (vedi intervista a Giulio Tremonti).

E oggi il mondo intero, Finanza compresa, in questa emergenza, è ricorso, come noi del Dopoguerra, alla Politica, rimasto unico appiglio nella tempesta,

All’opposto, all’Italia si sta proponendo di mettere da parte la Politica per affidarsi totalmente alla Finanza, che tale disastro ha provocato. Controtendenza bizzarra.

Dopo il successo del “Trono di spade” i Draghi vanno di moda. Ma è una serie Fantasy, come certe iperboli legate alle magiche facoltà del Drago nostrano. La realtà ha il vizio di essere prosaica e certe fantasticherie rischiano di produrre disastri nella vita reale.

Ps. Oggi un’idea concreta e interessante di Tremonti, cui rimandiamo.

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