31 marzo 2020

Coronavirus e petrolio: Trump chiama Putin

Trump ha telefonato a Putin. Dopo la conversazione telefonica con Xi Jinping, il presidente americano chiama anche il suo omologo di Mosca (Ria Novosti). Focus della conversazione, come ha anticipato Trump ai media americani, è stato il coronavirus, ma anche il precipitare sfrenato dei prezzi del petrolio, che sta mettendo a dura prova la produzione americana.

Tutte le imprese Usa che hanno investito nel fraking, tecnica che consente di estrarre il greggio in profondità, rischiano il fallimento, dato che non possono sostenere gli attuali prezzi. E con loro rischia tutto l’indotto.

A determinare il collasso dei prezzi, scesi sotto i venti dollari al barile, la guerra del greggio innescata dall’Arabia Saudita, che, dopo il mancato accordo con Mosca all’Opec +, ha iniziato a immettere sul mercato quantità spropositate di oro nero.

Gli Stati Uniti, tramite il Segretario di Stato Mike Pompeo, avevano provato a intervenire sul principe ereditario saudita Mohamed bin Salman chiedendo “responsabilità” in un momento tanto critico, nel tentativo di fargli stringere i rubinetti e frenare così la corsa al ribasso (al Manar). Ma senza successo.

Per parte sua, la Russia si dice tranquilla di poter sostenere la corsa al ribasso cui Riad sta costringendo i produttori.

Non ci sono molti dettagli di quanto si siano detti Trump e Putin, ma i due presidenti hanno parlato del coronavirus e dei danni che sta provocando nel mondo. Ai media americani, anticipando la telefonata, aveva detto che in questa drammatica situazione è “buono” avere rapporti con Mosca.

I due presidenti hanno concordato sulla necessità di un “più stretto coordinamento” tra i rispettivi Paesi per affrontare la crisi e hanno deciso di tenersi aggiornati in futuro.

Nel buio, il fatto che i leader delle grandi potenze mondiali si coordinino – nonostante il feroce contrasto interno che Trump incontra in tali iniziative distensive – può sicuramente favorire una risposta più efficace alla crisi e ridurre i tempi della ripresa.

Tragico che, a fronte di tali convergenze parallele, l’Unione europea, che peraltro a differenza delle tre superpotenze dovrebbe essere “unita” a prescindere (come indica la stessa terminologia che la identifica), mostri invece divergenze così drammatiche (vedi eurobond e altro).

Con il suo tener ferma la propria stolida posizione, la Germania non sta affondando solo l’Italia, la Spagna e altri Paesi membri, ma l’intera Ue e anche se stessa, dato che non si dimostra all’altezza della sfida che l’attuale tragedia pone al mondo. Certe cecità, in geopolitica, si pagano.

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