27 marzo 2020

Gli eurobond negati e il ritorno del Drago

Il Nord Europa non cede sugli eurobond, che è l’unico modo per salvare l’Italia.  Ma vediamo anzitutto cosa è successo. Al vertice europeo si doveva agire per contrastare la crisi economica innescata dal coronavirus. Otto Paesi, tra cui la Francia, avevano chiesto l’emissione di eurobond o in alternativa i coronabond (cioè eurobond d’emergenza).

Il niet franco-tedesco

Volgarizzando, le spese di cui si stanno caricando gli Stati in questi giorni funesti dovrebbero essere garantiti da Bruxelles. Ma è arrivato il voltafaccia di Macron, che ha rafforzato l’Asse del no, della quale sono espressione l’Olanda e la Finanza teutonica (e qualche Paese a rimorchio).

A parte l’inutile Olanda, il problema è la Germania e l’ondivaga Francia, che come al solito usa le richieste italiane per far pressioni sulla Germania così da trovare un accordo sottobanco con Berlino in solitaria.

Ci era stato concesso un contentino, che giustamente il presidente del Consiglio Conte non ha firmato. Questione ancora sul piatto, dunque, si può ancora fare. O si navigherà a vista.

In questa temperie si agita l’ipotesi di sostituire il governo con un altro, di unità nazionale, con Mario Draghi al posto di Conte.

L’intervista del Drago

L’ipotesi ha rafforzato dopo un’intervista di Draghi al Financial Times, il quotidiano di quella City londinese che ora ha nell’Europa un antagonista da abbattere: se si sgretolasse verrebbe meno un formidabile concorrente geopolitico della Gran Bretagna ormai fuori dalla Ue. Particolare da tenere a mente.

L’intervista è stata lodata da politici italiani che hanno colto l’occasione per un endorsement in favore del Drago. Come giustamente nota Dagospia, però, nell’intervista Draghi si guarda bene dall’accennare alle vere questioni che stanno sul tavolo, cioè gli eurobond.

Né alcun cenno all’adesione o meno al Mes, il meccanismo salva Stati che, se accolto come strutturato ora, vincolerebbe gli aiuti all’Italia al controllo di commissari espressione delle élite finanziarie (la famigerata troika). Un commissariamento alla greca, che distruggerebbe il Paese, come già è avvenuto ad Atene, depredata di tutti i suoi beni.

In realtà, quanto dice Draghi nell’intervista si può sintetizzare in due parole: diamo soldi ai cittadini e alle imprese e mettiamo al sicuro le banche. Non dice nulla su come fare, né sul rapporto con l’Europa in tal senso. Nulla di nulla. Per dire quelle cose non serve neanche una laurea specifica.

Il presidente della Bce

Ma l’uomo è così (almeno nel pubblico, nel privato può avere pregi notevoli). Si pensi ai giorni della sua presidenza alla Bce (la banca europea). L’unico vero intervento che si ricordi è stato quando ha dichiarato che l’Istituto avrebbe sostenuto gli Stati europei, mettendo fine alla speculazioni sui Paesi più deboli dell’euro. Puntualizzazione che poteva far chiunque, anche un non laureato.

Si ricorda anche il ricorso al Quantitavie easing, cioè stampar soldi a buffo, ma è misura che hanno fatto un po’ tutti, dal Giappone agli Stati Uniti, ed era di fatto obbligata dalla situazione.

Per contro, tutti i soldi emessi dalla Bce, che avrebbero dovuto sostenere la ripresa economica, sono rimasti nelle casse delle banche. Il Drago spiegava di aver messo in atto meccanismi tali da legare le “donazioni” a un loro impiego nell’economia reale.

Ma i meccanismi sono risultati del tutto inefficaci.  Si può ammettere l’errore di valutazione, del caso una semplice inadeguatezza dell’uomo, ma se tale errore è permanente è difficile crederlo.

Quel tragico ’92

Il Drago è così. Alfiere delle privatizzazioni delle aziende italiane, che concordò con l’élite finanziaria internazionale, agli inizi del tragico giugno del ’92, sullo yacht Britannia (InsideOver), ha acquisito così i meriti del caso. Da cui la sua scalata alla Bce.

Peraltro, va notato che l’intervista di Draghi al FT è giunta dopo l’arrivo degli aiuti cinesi e russi all’Italia, che tanto hanno irritato i circoli atlantici, che con il Drago si sentirebbero più garantiti (a scapito della salute degli italiani).

Ora è incensato da taluni come salvatore della patria. E dipinto come un gigante. Non gigante, ma nano (ovviamente in senso figurato), e nano da giardino, il giardino dei potenti che lo piazzano dove più gli è utile.

Resta storica l’intemerata contro il Drago di un altro italiano di rito anglosassone, Francesco Cossiga, che risulta di stretta attualità.

Ovviamente questo tener duro della Finanza tedesca (e francese) favorisce l’ipotesi di un governo Draghi, più consono ai loro desiderata.

Ma al di là del ritorno del Drago, ora serve trovare un modo di uscire da questa situazione in cui ci stanno costringendo Francia e Germania, o il Paese collassa.

Quanto sta avvenendo è un atto di guerra, dato che rischia di provocare morti e feriti. E dire che la Ue ha anche vinto un nobel per la pace (2012)…

La Grecia tentò di forzare l’Europa e ne uscì distrutta. Ma l’Italia non è la Grecia, abbiamo qualche freccia in più nella nostra faretra e non siamo soli (Spagna e altri). Sarà dura, ma vedremo.

Nella foto, Mario Draghi e la presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde.

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