23 marzo 2020

Dall'11 settembre 2001 alla pandemia dell'11 marzo 2020

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Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus

Mercoledì 11 marzo l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il coronavirus una “pandemia“. Una dichiarazione che era nell’aria, ma che è giunta in un altro fatidico 11, giorno che dall’11 settembre 2001 porta sfortuna al mondo.

Solo una coincidenza numerologica, ovvio, ma tra i due eventi si può notare una correlazione meno simbolica. “Nulla sarà più come prima”, fu lo slogan post 11 settembre, che va tristemente a ripetersi in questi tempi.

Paralleli

Il crollo delle Torri gemelle precipitò il mondo nel Terrore. Un Terrore che oggi dilaga in misura anche maggiore, dato che il morbo è nemico più oscuro e capillare.

Un Terrore che allora, si è detto e ripetuto, voleva forzare l’Occidente a “cambiare stile di vita”; oggi lo stile di vita delle moltitudini è forzosamente mutato: circa un miliardo di persone, dall’Europa all’America, dall’Asia all’Africa, è in quarantena.

Allora, nel post 11 settembre, piovevano sui potenti buste all’antrace – antrace che poi si scoprì proveniva da Fort Detrick, il laboratorio batteriologico più sofisticato del mondo -.

Oggi a mettere in quarantena i potenti è un altra minaccia invisibile, che ieri ha colpito Angela Merkel, costretta alla quarantena, e al più sfortunato senatore Usa Rand Paul, risultato positivo al virus.

Infine, particolare più importante, l’11 settembre fu percepito da alcuni ambiti, liberal e neocon americani, come un’opportunità. E tale fu, dato che hanno colto l’occasione per prendere in mano il potere, e tutto il potere, degli Stati Uniti, usato poi per scatenare la guerra infinita.

Il momento 11 settembre

D’altronde per certi ambiti che lavorano nel segreto il caos è un’opportunità. Così anche il caos conseguente al dilagare del coronavirus può rappresentare un’occasione per portare a segno progetti più o meno oscuri di potere.

“Mike Pence trova il suo ‘momento 11 settembre’ grazie alla crisi del coronavirus”, titola The Guardian. Il vice-presidente Pence, vicino agli ambiti neocon, è a capo della Task force che deve gestire l’emergenza coronavirus. Il rilievo del Guardian mira a fare un parallelo tra questi e Dick Cheney, vice-presidente di Bush, che l’attentato alle Torri Gemelle pose sugli scudi.

Qualcosa si muove, nel segreto, come dimostra anche la proposta di legge avanzata dal Dipartimento di Giustizia, che, nell’ambito dell’emergenza coronavirus, mirava a sospendere garanzie e libertà iscritte nella Costituzione (Axios). Proposta bocciata, per fortuna, che ricordava il Patriot act, il decreto liberticida emanato sotto la presidenza Bush nel post 11 settembre.

Negli stessi giorni si è fatta sentire forte la pressione perché Trump adottasse il Defence production act, una legge concepita per tempi di guerra, tesa a  nazionalizzare le imprese per indirizzarle alla lotta contro il nemico (in questo caso il virus).

Legge a prima vista utile, ma a rischio, stante che conferisce agli apparati statali poteri immensi. Dopo aver fatto finta di cedere alle pressioni, Trump ha fatto marcia indietro, spiegando che aveva ventilato l’ipotesi-spauracchio al solo scopo di costringere le imprese a fare quanto necessario (The Hill).

Infine, reca certa inquietudine la notizia che siano stati approntati piani di emergenza che prevedono, nel caso la situazione degenerasse, che ad assumere la guida degli Stati Uniti sia un generale.

Un’ipotesi che, con l’esercito e la Guardia nazionale schierati in tante strade americane, suona meno impossibile di prima. Come dimostra già il fatto che ne allarmi un giornale autorevole come Newsweek.

Il Deep State

Nelle nostre note abbiamo documentato come Trump in questi anni sia stato avversato ferocemente da liberal e neocon, che hanno larga influenza nella Sicurezza.

L’emergenza coronavirus non ha determinato una tregua, anzi, gli avversari di Trump stanno cercando di usarla contro l’odiato nemico, sia attaccandolo pubblicamente, sia tentando di recuperare spazi di potere che il presidente gli ha tolto negli anni.

Il morbo ha dato armi nuove agli antagonisti del presidente: la crisi economica conseguente alla pandemia ha tolto a Trump la sua arma migliore per la rielezione, cioè la prosperità acquisita dal Paese durante la sua presidenza.

E lo costringe a combattere una crisi di difficile gestione, nella quale muoiono e moriranno americani, tragedie che i suoi nemici tenteranno di addebitare alla sua incapacità.

Ma, se Trump è in grado di difendersi dai nemici palesi, gli è più arduo difendersi dai nemici più occulti. Rivelatore un cenno che ha lasciato cadere nel corso di una conferenza stampa.

“Il Segretario di Stato Pompeo è estremamente impegnato, quindi se hai qualche domanda per lui in questo momento, potresti farla?”, ha detto Trump all’indirizzo di un giornalista, aggiungendo: “Vorrei che [Pompeo] tornasse al Dipartimento di Stato, o come lo chiamano loro “il Dipartimento del Deep State” (The Indipendent).

È evidente che non si fida. Così, nell’imperversare del virus, che falcidierà americani e non (dato che tutto ciò rallenterà risposte che potrebbero essere utili anche altrove), si dovrà tenere d’occhio anche altro e altrettanto pericoloso, per l’America e per il mondo.

 

 

 

 

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