16 marzo 2020

Quando Bolton chiuse l'Ufficio anti-pandemie Usa

coronavirusIl coronavirus si abbatte sulla presidenza Trump come un maglio. Come tutto l’Occidente, il presidente degli Stati Uniti è stato colto del tutto impreparato. Non che si potesse prevedere un pandemonio del genere, ma i leader d’Europa e degli Stati Uniti hanno una responsabilità in quanto sta avvenendo nei propri Paesi.

Mentre il virus flagellava la Cina, per un mese sono rimasti a guardare. Tanti semplicemente accecati da miopia, altri, potenti e prepotenti ambiti anti-cinesi, insieme ai loro corifei mediatici e culturali, hanno atteso, con criminale predisposizione, che si consumasse quello che fu definito l’11 settembre cinese.

Un mese di inerzia, mentre si potevano già immaginare piani di emergenza che sono stati approntati confusamente soltanto quando l’inevitabile è accaduto, stante che era impossibile che un virus con ha un indice di diffusione così alto e una resistenza sulle superfici altrettanto inusuale non giungesse fino a noi.

L’antagonismo anti-cinese e i diversificati, e usuali, blocchi attuati dagli ambiti che lo alimentano, sui quali vigilano i neocon, hanno avuto la meglio sulla ragionevolezza.

Coronavirus: miopie e nemici invisibili

Trump, come altri leader politici, ha tentato di andare controtendenza, ma con certa goffagine, immaginando che Pechino riuscisse a contenere il virus e a tutelare, come ha fatto finora, l’accordo commerciale stipulato con Washington, che avrebbe dovuto far da volano all’economia degli Stati Uniti.

Tale goffaggine gli ha impedito di vedere arrivare il pericolo, che ora ha iniziato a flagellare la popolazione americana e a erodere le sue speranze di rielezione.

Ha minimizzato, ma ora, di fronte alla realtà, è corso ai ripari. Può ancora vincere la doppia sfida contro il virus e contro i suoi nemici interni, liberal e neocon, che stanno tentando di usare la pandemia contro di lui, ma la partita è ardua.

Crollano le Borse, vanno in tilt i mercati, dato che al panico da coronavirus si somma quello dell’industria del petrolio, quasi al collasso a causa del ribasso dei prezzi dell’oro nero.

Quest’ultimo aspetto della crisi è spiegato da un documentato articolo di Ria Novosti, che riferisce come l’Agenzia di previsioni online Predict, per la prima volta, dà un vantaggio del suo rivale Joe Biden a causa di un brusco calo della popolarità di Trump.

Trump sta dispiegando un piano anti-coronavirus, fatto, come da noi, di divieti, quarantene, controlli e implementazione dei presidi sanitari. Ma deve lottare con le carenze di una sanità strutturata non per servire la popolazione, ma i soli abbienti (carenze, peraltro, alle quali ha contribuito smantellando la riforma Obama).

Ma a quanto pare deve guardarsi da qualche nemico invisibile, dato che resta del tutto inspiegabile il cyber attacco subito dall’Health and Human Services, il ministero della Sanità Usa, lanciato mentre il presidente rispondeva a domande relative alla pandemia (The Indipendent).

L’esito dell’attacco è segreto, nessuna informazione, nessun commento in  proposito.

L’Ufficio anti-pandemie

Ma la debole risposta del presidente alla minaccia coronavirus, e il mancato allarme riguardo ai rischi che poneva alla popolazione civile, ha anche un’altra spiegazione, alquanto in-credibile.

In seno al Consiglio per la sicurezza nazionale Usa esisteva un Ufficio preposto a vigilare sulla minaccia di possibili pandemie.

Tale ufficio controllava quanto accadeva nel pianeta, monitorando le varie epidemie che a volte avvampano nel mondo, vagliando il loro grado di intensità, la minaccia posta e, allo stesso tempo, era predisposto a far scattare un tempestivo allarme, a elaborare immediati piani di contrasto e a tenere vivi fili invisibili atti a coordinare la risposta del Paese.

Sul sito Intercept si riferisce di come il presidente sia stato interpellato su tale Ufficio da alcuni giornalisti e delle sue risposte evasive dato che, come conclude Intercept, non ne sapeva assolutamente nulla.

A guidare tale Ufficio, durante la presidenza Obama, era Beth Cameron, esperto di biodifesa e altro.

In una dettagliata ricostruzione del suo lavoro, pubblicata dal Washington Post, spiega che, a un certo punto, l’Ufficio fu chiuso. A prendere questa lungimirante iniziativa fu, appena nominato Consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’alfiere neocon, il famigerato John Bolton.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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