9 marzo 2020

Crollano le Borse e il prezzo del petrolio

petrolioCrollano i mercati. Come anticipato, si va a una crisi globale. Le dimensioni sono difficili da pronosticare: se era ovvio che la crisi coronavirus si sarebbe riverberata su mercati già in sofferenza, è pur vero che questi e le banche centrali presentivano da tempo un tale avvenimento, che è stato soltanto accelerato e drammatizzato dall’epidemia.

È alquanto ovvio che da tempo si sono fatti piani, all’interno sia dei mercati, sia delle banche centrali, per attutire il colpo. Così è inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta; il tuffo nel buio, a livello economico, potrebbe essere meno disastroso di quanto si possa prevedere al momento, anche se essere irenici sarebbe tragicamente fuori luogo.

Sul crollo dei mercati ha giocato non poco il bisticcio tra Arabia Saudita e Russia sul petrolio. A Riad che chiedeva un taglio della produzione, Mosca ha risposto niet. Anzi, oggi ha dichiarato di essere pronta a sostenere un prezzo al barile di 25 dollari.

C’è fermento tra i sauditi: servono soldi per finanziare il progetto Vision 2000, creato per lanciare il Paese nell’era post-petrolifera, sogno fantascientifico di un’Arabia Saudita sviluppata sul modello occidentale e gemma hi-tech del mondo arabo.

A sostenere tale vision un fondo tra Riad e Softbank che solo di capitale iniziale annoverava 100 miliardi di dollari (Wall Strett Journal) e che pare navighi ora in cattivissime acque.

Da qui la necessità di trovare altri soldi, tramite l’unico bene oggi disponibile nel Paese, cioè il petrolio, che in Arabia Saudita vuol dire Aramco, la società quotata alla Borsa di Riad che ne gestisce i profitti.

Il crollo del prezzo del petrolio doveva essere dunque fermato e rialzato, tramite un taglio della produzione, opzione alla quale la Russia non ha aderito. Non solo i sauditi, a farsi male sono le società Usa che hanno investito nello scisto – che doveva proiettare l’America a vette inesplorate nella produzione petrolifera – e che stanno crollando.

Lo scisto ad oggi è più costoso e il prezzo così basso dell’oro nero sta flagellando gli investimenti in materia.

Bizzarra eterogenesi dei fini: da sempre  gli Stati Uniti hanno usato, o pensato di usare, la leva del prezzo del petrolio per creare criticità ai russi. Stavolta è accaduto il contrario.

Due considerazioni a margine. Il principe reggente dell’Arabia Saudita, Mohamed bin Salman, negli ultimi giorni ha licenziato il ministro dell’economia e ha arrestato alcuni membri della Casa reale. L’accusa a questi ultimi è di aver tramato contro di lui.

Probabile sia vicina l’ora in cui il reale padre, re Salman, già molto anziano e ammalato, debba lasciare le redini del Regno al figlio. Da qui, probabilmente, la stretta che servirebbe a evitare cattive sorprese al momento della successione al reggente, che già al tempo della designazione aveva fatto un repulisti totale.

Infine, va notato che in un momento in cui i mercati sono al collasso, tenere bassi i prezzi del petrolio aiuta. La mossa della Russia, dunque, avrà un effetto positivo su scala mondiale. Se dura, ovvio, tante le pressioni oppositive.

 

Ps. Come si vede non scrivo sull’aspetto sanitario del coronavirus. Già troppe informazioni al riguardo. Inutile aggiungere allarmi su allarmi; situazione seria, serve solo pregare.

 

 

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