6 marzo 2020

Coronavirus: la Difesa Usa si coordina con quella cinese

Wei Fenghe e Mark Esper, hanno parlato del coronavirusMartedì scorso, il coronavirus è stato oggetto di una lunga conversazione telefonica tra il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, e il suo omologo americano Mark Esper. Tra i due le telefonate son rare ed è la prima volta che parlano di questo tema. I ministri, come ha riferito Fenghe, hanno concordato sulla necessità di una “guerra totale” al virus e di una collaborazione tra le due potenze sul contrasto alle epidemie.

Coronavirus: questione di Difesa

La notizia, apparsa sul South China Morning Post, è apparentemente di secondo piano, ma non lo è affatto. Segnala un cambiamento di linea degli Stati Uniti, o quantomeno del Pentagono: infatti, finora tutti gli studi e i documenti della Difesa americana hanno sì avuto come focus la Cina, ma  identificata come la più grande minaccia esistenziale degli Stati Uniti d’America, in quanto antagonista globale, con conseguenti opzioni per contenere il “nemico”.

Peraltro, anche mentre la crisi del coronavirus investiva la Cina come uno tsunami, non erano mancate sia le provocazioni verbali del Segretario di Stato Mike Pompeo, sia quelle non verbali, tramite le usate scaramucce aeronavali tra la marina Usa e quella cinese nel Mar cinese meridionale, che il Dragone considera proprio spazio vitale e gli Usa vedono come area di contenimento dell’antagonista.

La telefonata tra i due ministri indica, quindi, che qualcosa è cambiato, e di non poco conto. Bizzarro che a parlare di coronavirus non sono stati i rispettivi ministeri della Salute, come sarebbe naturale, o i ministri degli Esteri o del Commercio, ma i ministri della Difesa.

Segno che la minaccia è ritenuta di interesse per la Sicurezza nazionale di entrambe le potenze, come di interesse nazionale la cooperazione a livello militare per contrastare la crisi e prevenirne altre (se ciò sia una conferma o meno della natura della minaccia-coronavirus, se cioè si tratta di un’arma biologica usata contro la Cina, come suppongono tanti, è questione nella quale non ci addentriamo, vedi anche nota 1).

Pentagono versus Ministero degli Esteri

Il Pentagono in tal modo si smarca dal Segretario di Stato MIke Pompeo, che ha usato il coronavirus come un maglio per proseguire la sua battaglia contro la Cina, della quale ha stigmatizzato la gestione della crisi (come si può notare ora, tale gestione è ardua per tutti) e un’asserita mendacità sulla stessa, arrivando anche a legare la crisi sanitaria alla natura del sistema cinese, riprendendo, in altre forme, il vecchio adagio dei comunisti che mangiano i bambini.

Peraltro anche sulla crisi siriana – che vede Damasco, sostenuta da Mosca, opposta alla Turchia per il controllo del territorio di Idlib, gestito dal Terrore di al Qaeda – il Pentagono aveva avuto uno scontro con i funzionari del ministero degli Esteri Usa: all’inviato americano per la Siria, l’ex ambasciatore ad Ankara, James Jeffrey, che chiedeva l’invio di missili Patriot ai turchi, il ministero della Difesa aveva opposto un niet (Politico).

Scontro che ne nasconde uno più alto sul conflitto per Idlib, nel quale Pompeo voleva ingaggiare a fondo gli Stati Uniti contro Damasco, incontrando le resistenze del Pentagono (si era anche chiesto un intervento della Nato, ma la Grecia ha posto il veto, probabilmente anche perché forte di questo dissidio interno negli States; in reazione, il presidente turco Recep Erdogan ha inviato masse di migranti verso i confini greci, innescando ulteriori tensioni, nota 2).

Si tratta dell’ennesimo scontro all’interno dell’amministrazione americana, sia sulla Cina, sia su altro. Un conflitto interno che attraversa tutta la presidenza Trump, dal momento che il suo approccio al mondo è fieramente osteggiato da ambiti più che influenti negli apparati Usa, che, sottotraccia, muovono fili che sfuggono al controllo del presidente.

La bromance Trump-Xi Jinping

Il Pentagono è in sintonia con Trump, che aveva apertamente elogiato il presidente cinese Xi Jinping per quanto la Cina ha fatto contro il morbo, in opposizione ai critici made in Usa (vedi Scmp: “Crisi del coronavirus? La bromance di Trump con Xi è forte…”). Non è solo un diverso approccio, quello di Trump, è anche un interesse diverso.

Trump aveva praticamente in tasca la rielezione, grazie all’incremento di occupazione record registrato nel suo mandato. Un successo che gli era stato pronosticato da diverse agenzie specializzate in studi politici.

La crisi coronavirus, che sta montando anche negli Usa, cambia le carte in tavola. Se la crisi economico-finanziaria causata dal coronavirus sarà significativa, toglierà a Trump la sua arma politica più forte.

Da qui anche la mano tesa da Trump a Xi. Egli ha bisogno che la Cina torni presto a pompare, per sostenere l’economia del mondo e in particolare quella americana.

Inoltre, l’emergenza coronavirus, se dura, metterà al centro delle presidenziali Usa la Sanità, ovvero il tema di contesa più acuto tra Trump e i democratici, dando al candidato del partito democratico un’arma di distruzione di massa contro la presidenza che ha smantellato la riforma sanitaria realizzata dal suo predecessore Obama.

Non solo, l’amministrazione Trump si trova a gestire una crisi sanitaria senza precedenti. Dovrà dosare misure sanitarie, chiusure di attività pubbliche e quarantene. Terreno minato, dove è impossibile non fare errori, come accaduto in tutti i Paesi colpiti dal virus. Errori che saranno usati ovviamente dai suoi avversari, pubblici e occulti.

Nota 1. L’ipotesi che gli Stati Uniti possano impiegare armi biologiche per propri fini non è  da ascrivere ai soli complottisti. La domanda è stata posta, solo alcuni mesi fa – nefasto presagio -, nella sede più alta degli Stati Uniti: a luglio del 2019, infatti, la Camera ha chiesto ufficialmente al Pentagono se la Difesa avesse fatto esperimenti e usato insetti come armi biologiche (basta infettarli) tra gli anni ’50 e ’70 (Cnn).

Tanto per divagare, sul punto rimandiamo i cinefili a un Film di alcuni anni fa, “V per Vendetta”, che, in maniera ingenua, e fantasiosa, allarmava su pericoli similari, in particolare sull’uso della Paura a fini politici.

Nota 2. Su Idlib, nel summit tenuto ieri a Mosca, accordo fatto tra Putin ed Erdogan per un cessate il fuoco nell’area. Le armi si abbassano, torna la diplomazia.

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