29 febbraio 2020

Coronavirus: il cigno nero che apre nuove opportunità ai neocon

La bomba coronavirus è scoppiata nel mondo. Mentre la polvere è ancora alta è difficile dar conto dei danni, ma qualche filo si può iniziare a tirare, al netto dell’emergenza sanitaria che andrà a montare.

Un’emergenza diventata paura dilagante non solo per dinamiche ovvie e naturali, ma anche a causa di una campagna mediatica che alimenta l’allarme e diffonde al parossismo il panico.

Il Terrore coronavirus 

Una paura simile a quella generata dal terrorismo: “Le pandemie sono come attacchi terroristici: sappiamo all’incirca da dove hanno origine e i responsabili, ma non sappiamo esattamente quando accadrà il prossimo”. Così  sul New York Times, in un articolo che spiega l’importanza di investire nella prevenzione e non trattare tale criticità, ormai cicliche (Sars, Mers…), alla stregua di emergenze improvvise.

Un Terrore che attraverso i media è stato gestito da ambiti internazionali che si riferiscono ai neocon, i circoli della Paura, che sanno come gestirlo, come avvenuto per il terrorismo, usato per dare avvio alle guerre infinite, alla Primavera araba e ad altro e più oscuro.

Così è stato per la Cina, dove la crisi coronavirus è stata usata per colpire al cuore l’antagonista globale degli Usa.

Tali ambiti avevano già alimentato le proteste di Hong Kong, accompagnate con una copertura mediatica intensa, per mesi prima notizia di quasi tutti i media.

Alimentando le proteste di Hong Kong, ne abbiamo scritto al tempo, tali ambiti  speravano di innescare una risposta dura di Pechino in stile Tienanmen, così da produrre lo stesso esito di allora, cioè l’isolamento della Cina dal mondo.

L’epidemia gli ha fornito uno strumento diverso e più adatto allo scopo, dato che ha chiuso la Cina al mondo e ha dato nuove armi alla propaganda anti-Pechino: l’epidemia sarebbe stata prodotta dalle distorsioni intrinseche del regime comunista, accusato peraltro di nascondere la verità al mondo.

Da qui la narrativa che equipara l’epidemia coronavirus al disastro di Chernobyl, la centrale atomica ucraina collassata nel 1986 che, secondo tale narrativa, rese evidente l’incapacità del regime sovietico di gestire una crisi, segno premonitore del collasso futuro (Financial Times).

Articoli ispirati hanno anche messo in evidenza il malcontento popolare (vero o asserito che sia) contro il governo per la cattiva gestione dell’epidemia, alimentando sogni di un regime-change in salsa cinese (vedi anche Washington Post).

Il Caos come opportunità

Propaganda simile anche per l’Iran, che ha un numero significativo di persone infette, tra cui anche il vice-presidente e altri sei membri del governo. Disgrazia registrata con malcelata soddisfazione dai circoli della Paura.

Tali circoli hanno spinto Trump a un durissimo confronto contro l’Iran, all’indirizzo del quale sono state comminate sanzioni draconiane.

La diffusione dell’epidemia in Iran, lungi da spingere a mollare le sanzioni, è stata salutata come un felice contributo alla politica di massima pressione, dettaglia un feroce articolo del New York Times; perché, accrescendo il malcontento popolare contro il regime, può favorire l’agognato regime-change

E così anche per la Corea del Sud, dove il subitaneo focolaio di coronavirus ha messo sotto pressione il presidente Moon Jae-in, irriducibile nel suo proposito di rappacificarsi con la Corea del Nord, che invece i circoli della Paura vorrebbero bombardare.

Già a maggio si era registrata una petizione che chiedeva l’impeachement di Moon (200mila firme). L’epidemia coronavirus ha fornito una nuova occasione, innescando una nuova petizione per chiederne le dimissioni per l’asserita incapacità nella gestione della crisi (oltre 700mila firme).

Insomma, la crisi coronavirus offre ai Circoli della Paura nuovi spazi di manovra, anche grazie alla crisi economica che ne conseguirà (è inevitabile, anche se di dimensioni da verificare).

Tali ambiti cercheranno di usare il combinato disposto coronavirus-crisi economica per piegare l’Europa, sempre più riluttante a seguire le loro direttive (ad es. la non adesione alle politiche anti-iraniane e anti-russe) e l’America.

Trump lo ha capito bene, tanto che sulle prime ha cercato di minimizzare il pericolo coronavirus. Ma poi deve aver percepito che qualcosa non andava: sono emersi i primi casi di infetti da coronavirus negli Usa e, insieme, si sono registrati i primi inquietanti segnali negativi dei mercati, che hanno registrato la “settimana peggiore dalla grande crisi del 2008” (Sole 24Ore).

Così Axios: “Trump è preoccupato per il mercato azionario, cosa che aiuta a spiegare perché le sue dichiarazioni sono state così ottimistiche rispetto a quanto affermato dai funzionari della sanità pubblica”.

Dopo aver superato gli scogli dell’impeachement, Trump aveva la strada spianata per le presidenziali 2020. Ciò grazie soprattutto all’incremento record dell’occupazione (Piccolenote). Ora per lui tutto diventa più arduo.

Insomma, per i neocon l’epidemia è un’opportunità nuova, coma da frase icastica dell’ex Segretario di Stato Condoleeza Rice sul caos creativo necessario a ridisegnare il Medio oriente (Affari internazionali). La (probabile) pandemia gli offre l’occasione per riprendere in mano le redini del mondo, che gli erano state in parte sottratte negli ultimi anni.

Esattamente un anno fa Xi Jinping, in un discorso pubblico, avvertiva i funzionari cinesi di stare attenti a eventuali “Cigni neri”, come viene identificato un imprevisto capace di mutare in senso negativo dinamiche economiche e geopolitiche (South China Morning Post). Il Cigno nero è arrivato.

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