27 febbraio 2020

Elezioni in Israele e primarie Usa. E' il Super Martedì

Elezioni in Israele e primarie Usa. E' il Super MartedìMartedì prossimo si terranno le elezioni in Israele e le primarie per la nomination del candidato alla Casa Bianca in diversi Stati americani. Due appuntamenti importanti, e forse decisivi, per la geopolitica del mondo. Coincidenza temporale che ha in sé un qualche significato simbolico, sulla quale val la pena spendere delle righe.

Israele e Il destino di Netanyahu

In Israele si sta giocando il destino della nazione più influente del Medio oriente, e non solo, in una delle contese più lunghe ed estenuanti della storia della giovane nazione.

Terza elezione consecutiva, dopo che le due precedenti non sono riuscite a dirimere il dilemma fondamentale: se Netanyahu resterà al potere o meno, dato che tutto lo scontro politico israeliano si riduce a questo.

Ad oggi i sondaggi danno il premier davanti ai suoi sfidanti, i centristi di Khaol Lavan, dopo mesi in cui i consensi avevano arriso, seppur di poco, a questi ultimi.

Resta da vedere se però l’eventuale vittoria gli consentirà di formare un governo, cosa non avvenuta nelle due precedenti elezioni, con conseguente stallo e governo provvisorio a lui affidato.

I sondaggi, infatti, non sembrano segnalare tale svolta. I due blocchi, di destra e di centro-sinistra, sembrano appaiati.

Se non riuscisse a formare un governo, si andrebbe a una nuova elezione, la quarta di seguito, eventualità che segnala la portata dello scontro che sta consumando il Paese.

Una contesa bloccata, ma solo in apparenza, dato che un’evoluzione c’è stata e non secondaria. Benny Gantz, il leader di Khaol Lavan, che aveva guadagnato consensi sempre crescenti, anche se ancora non tali da consegnargli lo scettro del comando, vede erosa la sua spinta.

Il tempo sembrava essere dalla sua. Un stallo che comunque gli consegnasse una vittoria di misura, anche se non tale da poter formare un governo, lo avrebbe visto proiettato vittorioso verso la quarta elezione.

Non sembra sia così, almeno a stare ai sondaggi. E anzi, addirittura la sua leadership su Khaol Lavan potrebbe essere messa in discussione in vista di un’eventuale tornata elettorale, come già inizia a fare Avigdor Lieberman, leader della destra “secolare” alleata di Gantz, che si è auto-candidato come futuro premier (Timesofisrael).

Scenari tutti da verificare, stante che i sondaggi possono essere essere ribaltati alle urne. Sugli sviluppi futuri pesa però il processo che vede Netanyahu imputato, che si aprirà proprio il giorno in cui dovrebbe insediarsi il nuovo Parlamento.

Per Netanyahu è fosco presagio e funesto sviluppo in vista dell’eventuale quarta campagna elettorale consecutiva. In altre parole deve vincere adesso, troppo incerto è il futuro.

Le primarie e il destino di Sanders

Come detto, le elezioni in Israele coincidono con il cosiddetto Super Martedì, giorno in cui si svolgono le primarie di repubblicani e democratici in diversi Stati americani.

Giorno fatidico, che dà indicazioni forti sulla nomination. Se per i repubblicani in realtà non ha alcuna importanza, ché il candidato è Trump, per i democratici invece ha rilevanza capitale.

Dopo aver vinto in Nevada, Bernie Sanders ha lanciato un’Opa sulla nomination per la Casa Bianca, che l’establishement del suo partito, che sostiene l’oligarca Michael Bloomberg – e, in subordine, i rampanti Pete Buttigieg e Amy Klobuchar -, considera ostile. Troppo estremo il vecchio Bernie.

Da qui una campagna alzo zero per frenarne lo slancio, che rischia di coinvolgere anche la macchina del partito, che già alle scorse elezioni ha truccato la corsa in favore della Clinton.

Sanders, nonostante il grande favore popolare che lo circonda, potrebbe così inciampare. Ma se così non fosse, l’Opa prenderebbe uno slancio quasi inarrestabile. Dove quel quasi ha comunque un suo peso specifico.

Ma al di là del destino di Sanders, la coincidenza delle due elezioni – Israele e Usa – va comunque sottolineata. Come va sottolineato che in ambedue le elezioni, piuttosto che su un’idea, lo scontro feroce si concentra sull’uomo che l’incarna, anche se le figure rappresentano l’opposto: se Sanders è emblema di cambiamento, Netanyahu è il vecchio che non vuol passare.

Peraltro tale opposizione si rileva anche nelle forti critiche che Sanders ha indirizzato al premier israeliano, definito “razzista e reazionario” (The Hill), commento che Netanyahu, il quale ovviamente avversa tacitamente l’esponente democratico, ha respinto al mittente.

Forse non voluta, o forse sì, la coincidenza elettorale israelo-americana fa di martedì prossimo venturo un momentum geopolitico di rilevanza globale.

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