17 febbraio 2020

Aleppo: riapre l'aeroporto

L’aeroporto di Aleppo  riaprirà ai voli mercoledì prossimo (Sana Agency). Notizia di rilevanza primaria, dato che si tratta del secondo aeroporto della Siria, rimasto bloccato dall’inizio della guerra a causa del rischio di attacchi da parte dei terroristi.

Troppo a ridosso dell’area di Idlib, controllata dai terroristi di Tahrir al Sham (ex al Nusra, sezione siriana di al Qaeda), finora era rimasto inattivo. Ma in questi giorni l’esercito siriano ha ripulito tutta la provincia di Aleppo dal Terrore, così può riprendere la sua attività.

Idlib, la debacle turca

Nonostante la portata globale, quanto avvenuto non fa notizia, dato che Damasco è ancora sotto embargo da parte dei media mainstream perché ritenuto un regime sanguinario, mentre, a sorpresa, i terroristi di Idlib, al Qaeda appunto, quelli dell’11 settembre, sono visti con certa malcelata simpatia. Misteri insondabili dell’informazione…

Lo sviluppo è frutto delle vittorie ottenute sul campo di battaglia dell’esercito siriano, che ha avuto, almeno finora, la meglio sui terroristi sostenuti pesantemente dalla Turchia, liberando villaggi a aree chiave della regione di Idlib.

Ciò, nonostante il fatto che i turchi siano intervenuti in forze, avendo messo in campo 10mila uomini, un numero imprecisato di carri armati e di mezzi corazzati, molti dei quali sono passati di mano per finire per armare ancor più le milizie del Terrore (come peraltro avvenuto normalmente in questa lunga guerra).

Una discesa in campo accompagnata dagli anatemi del presidente Recep Erdogan, che ha tuonato più volte contro Damasco, minacciando sfracelli se non avesse fermato l’offensiva. Moniti finora inutili.

I raid di Israele

Non solo Ankara, a destabilizzare Damasco è anche Israele, che negli ultimi giorni ha portato altri attacchi contro le milizie iraniane stanziate sul territorio siriano, uccidendo, a detta dell’intelligence di Tel Aviv, alcuni generali attivi in loco.

Questa almeno la narrazione di Debkafile, che al contempo registra la frustrazione israeliana per l’impossibilità di espellere gli iraniani dalla Siria nonostante i tanti raid andati a buon fine.

In realtà, le forze israeliane hanno preso di mira anche obiettivi siriani, almeno a stare a quanto riferisce il sito russo Aviapro, secondo il quale le forze di Tel Aviv hanno colpito sia difese anti-aeree sia elicotteri.

Insomma, a quanto pare in Siria si sta combattendo una vera e propria guerra non dichiarata, che oppone le forze di Damasco a quelle turche e israeliane. E che vede l’esercito siriano vincitore, almeno ad oggi, nonostante la sproporzione di forze rispetto ai suoi antagonisti.

E ciò perché in questa guerra non dichiarata è entrata pesantemente in campo la Russia, molto più impegnata di prima. Secondo Aviapro, i russi hanno distrutto  23 carri armati, 50 mezzi di trasporto per veicoli corazzati, 18 lanciamissili, più di 20 camion militari e 2 depositi di armi e munizioni. Numeri che danno l’idea di un intervento militare vero e proprio.

La forza dell’ambiguità

Ma la vera forza della Russia sta altrove, ovvero nella sua diplomazia. I russi, infatti, continuano a trattare con la Turchia, che più volte gli ha chiesto invano di non sostenere la Siria.

Certo, l’offensiva siriana ha incrinato i rapporti tra Ankara e Mosca, ma non li ha rotti, troppo forti i rapporti tra i due Stati, cementanti dal gasdotto TurkStream.

Finché i rapporti restano tali, la Turchia non può attaccare frontalmente l’esercito siriano, al di là di offese sporadiche, dato che un’azione del genere rischierebbe di rompere i proficui rapporti con Mosca e di innescare la risposta russa, che in Siria ha una notevole potenza di fuoco.

Analoga ambiguità, e analogo freno, vincola le forze israeliane, che, pur portando, come visto, sporadici raid, non possono aumentare la pressione, stante che rischiano di far scattare le difese russe, i micidiali S-400, di innescare una risposta siriana su Israele, ma soprattutto di rompere i rapporti con Mosca, che Tel Aviv deve preservare se vuol conservare quel ruolo di potenza globale che si è ritagliata in questi anni.

Così all’ambiguità bellica di Turchia e Israele verso Damasco corrisponde l’ambiguità bellico-diplomatica di Mosca, che, mantenendo rapporti cordiali con gli antagonisti di Damasco, ne frena l’ingaggio in Siria.

Tale complessa ambiguità ha consentito finora ai siriani di perseverare nell’offensiva contro i terroristi di Idlib, nonostante il contrasto da parte di due degli eserciti più potenti del mondo.

Di prospettive

Situazione invero complessa quella siriana, sia sul piano militare sia su quello diplomatico. Come complessa è la posta in gioco, che non riguarda solo il controllo della regione di Idlib.

Quel che è in gioco è il futuro di un Paese martoriato da anni di guerra. Il contrasto che incontra Damasco, infatti, serve a impedire che abbia un futuro come Stato libero e indipendente.

Si vuole, cioè, mantenere il Paese in una instabilità permanente; in una condizione che ne renda, se non impossibile, quantomeno impervia la ricostruzione; e, infine, si vuole tenere aperta una finestra di opportunità per una nuova ondata jihadista, che possa riuscire dove la prima ondata è fallita.

Se si tiene presente tutto questo, si può comprendere appieno la portata della riapertura dell’aeroporto di Aleppo…

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