29 gennaio 2020

L'Accordo del Secolo e l'incriminazione di Netanyahu

accordo del secoloUn Trump simil-sorridente e un raggiante Netanyahu hanno esposto al mondo il cosiddetto Accordo del Secolo, che, asseriscono, dovrebbe porre fine alla controversia israelo-palestinese, ma che fin da subito l’ha invece accesa al parossismo, dato il rigetto totale da parte dei palestinesi ai quali l’Accordo è imposto inaudita altera parte.

Un accordo (del Secolo) da Mastercard

In fondo di inedito c’è poco o nulla. L’annunciata annessione di parte dei territori palestinesi a Israele, il 30% della Cisgiordania, era cosa risaputa, come anche l’identificazione di Gerusalemme come capitale “indivisibile” dello Stato israeliano, dovendosi accontentare i palestinesi di avere per capitale un suo suburbio nella periferia Est, rinunciando peraltro al controllo dei Luoghi santi dell’Islam ubicati nella città (particolare che non si comprende se è stato inserito per renderlo più odioso ai palestinesi).

Come era noto anche che l’America riverserà sui palestinesi una valanga di soldi, 50 miliardi di dollari, ma i loro leader hanno già detto che certe cose non sono in vendita (per chi ricorda, rimandiamo alla famosa pubblicità di Mastercard, alquanto puntuale… cliccare qui).

La novità è che l’Accordo del Secolo concede – non diritto, ma concessione – uno Stato ai palestinesi, che quindi non si riduce a un’entità, come prefigurato, anche se i contorni di tale Stato sono così fumosi da ricordare l’entità prefigurata.

Tanti effetti speciali per lo show che Netanyahu spera possa consegnargli una vittoria alle elezioni del 2 marzo, sfuggita di mano nelle due votazioni precedenti.

Critiche al progetto “Bantustan” (1)

Il mondo, tranne rare eccezioni, non ha recepito con entusiasmo – per usare un eufemismo – quanto si è consumato ieri a Washington. Ma il premier israeliano non ne sembra affatto toccato, tale il suo carattere.

Spera anzi di fare i primi passi per l’annessione in fretta, anche perché il suo rivale Benny Gantz non può ostacolarlo, dato che si è detto favorevole all’ipotesi, con qualche accennato distinguo.

Dall’America si cerca di decelerare l’attuazione (Timesofisrael), ma sembra improbabile che il premier israeliano non faccia passi prima dell’apertura delle urne. Deve dare un segnale tangibile agli elettori che al fumo corrisponda l’arrosto.

Diversi esponenti del partito democratico americano, guidati da Sanders e dalla Warren, hanno criticato l’iniziativa in una lettera aperta (Haaretz), nella quale accennano alle “inquietanti” domande sui collegamenti tra l’Accordo del Secolo e le elezioni israeliane, di fatto un’indebita ingerenza Usa nelle stesse.

Nella missiva è criticata anche la sostanza dell’Accordo, che “mina la visione di uno Stato ebraico democratico”, è contro il diritto internazionale e consegna la Giordania a una “situazione insostenibile”. In sintesi, non aiuta la pace, ma è foriera di ulteriori “divisioni e conflitti nella regione”.

“Il sogno della destra israeliana diventato realtà può rivelarsi un incubo brutale”. Questo il titolo di una nota di Amos Harel su Haaretz, il quale spiega che il piano di pace unilaterale non darà vita a un vero e proprio Stato palestinese, come peraltro ha tenuto a sottolineare lo stesso Netanyahu.

In realtà esso crea “una serie di Bantustan (1) senza una reale continuità territoriale” (tra Gaza e la Cisgiordania è previsto un tunnel sotterraneo…).

Vince chi sopravvive

L’altro problema, secondo Harel, è la fretta con la quale si vuole procedere all’annessione: il Parlamento israeliano sarà presto investito della questione. Ad oggi, sottolinea Harel, in Cisgiordania, nonostante la rabbia, non c’è stata nessuna reazione concreta, data l’attuale astrattezza dell’iniziativa.

“Ma – conclude Harel – qualsiasi passo nel mondo reale, come l’annessione dei territori, potrebbe dar vita a una storia affatto diversa. Potrebbe cioè scatenare rivolte violente che rischiano di diffondersi e continuare nel tempo”.

“Martedì a Washington abbiamo visto il lato grazioso della cosa. Ma alcuni funzionari della Difesa israeliana in questo momento sono più preoccupati del solito”.

Fin qui lo show di Netanyahu, e del comprimario Trump, a Washington, i cui sviluppi sono ancora tutti da scoprire (anche se le premesse…).

E però, a guastare lo show, l’incriminazione formale del premier israeliano da parte del Tribunale del suo Paese, giunta dopo lungo tergiversare, nel giorno stesso in cui l’Accordo del Secolo ha emesso il suo primo vagito.

Val la pena notare che mentre lo show era tutto già scritto, e scritto da Netanyahu, l’incriminazione del premier, al contrario, nonostante gli sforzi dei suoi avversari, poteva trovare nuovo contrasto e (quantomeno) slittare.

Così la coincidenza temporale delle due cose non sembra affatto causale. È guerra aperta, tra forze che finora si sono dimostrate quasi equivalenti (quasi). “Vince chi sopravvive -, per citare una frase del Film 1917” -, monito che nel contesto israelo-palestinese assume multiformi sfumature.

 

Ps. Gantz, invitato all’evento, si è dovuto accontentare di una stretta di mano con Trump, sua prima photo-opportunity con un presidente Usa. Lo show non l’ha visto partecipe, occupando Netanyahu tutta la scena. Forse per lui è stato meglio così.

PPs. Trump, ovviamente, con questa concessione, finora negata (la pubblicizzazione dell’Accordo è stata più volte rinviata, con certa irritazione di Netanyahu), spera di rafforzarsi e così contrastare il vento contrario che lo ha investito (impeachemenet e altro)… Sarà vero?

 

(1) Per bantustan si intendono i territori del Sudafrica e della Namibia assegnati ai neri dal governo sudafricano dell’apartheid

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