24 gennaio 2020

Coronavirus, qualche cenno

coronavirusIl panico da coronavirus dilaga. Spendiamo alcune righe con una premessa, cioè che per gli organi di informazione dare l’allarme è non solo necessario, ma più che doveroso.

Detto questo, a fronte di un allarme dilagante, va chiarito se è vero che si tratta di un virus misterioso quanto indomabile.

Coronavirus, infezione nota

Ad oggi si registrano 830 casi di infezione e almeno 26 persone sono morte. La mortalità stimata è sotto l’1%, spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Irccs specializzato in malattie infettive del Lazzaro Spallanzani di Roma.

«Dei coronavirus conosciamo tutto – aggiunge Ippolito -, genere e specie: ce ne sono 5 diversi sotto tipi e la ricerca ci aiuterà nei prossimi giorni ad approfondire l’identikit di questo nuovo, che si manifesta come una polmonite sostanzialmente sovrapponibile a quelle da virus respiratori normali, inclusa l’influenza» (Sole 24Ore).

L’allarme, pur reale, è amplificato dai social, che hanno sovrapposto la loro viralità alla viralità del morbo. E dalla propensione dei media a creare allarme (si sa che le notizie “cattive” fanno vendere molto più di quelle “buone”).

Così vediamo come anche il dato sulla mortalità del coronavirus, come detto ad oggi inferiore all’1%, va recepito anche con le dovute specifiche. Come recita il titolo del Corriere della Sera: “quasi la metà delle vittime aveva oltre 80 anni e seri problemi di salute“.

È quanto accade per la normale influenza: “Tra i 3 e i 5 milioni di casi di influenza riportati annualmente evolvono in complicanze che causano il decesso in circa il 10% dei casi (vale a dire da 250 a 500 mila persone), soprattutto tra i gruppi di popolazione a rischio (bambini sotto i 5 anni, anziani e persone affette da malattie croniche)”. Così il portale dedicato all’epidemiologia dell’Istituto Superiore della Sanità (dati da modulare secondo le capacità sanitarie dei singoli Paesi).

Foto da: “Una quotidianità in maschera (anti-smog)”, sito Peqod

Viralità

La viralità social, poi, acuisce gli allarmi. Dilagano immagini di cittadini cinesi con mascherine, a mettere in evidenza la paura. Si dimentica che girare con mascherine per i cittadini cinesi è usuale, come da immagini che in passato hanno inondato i media (foto sopra).

Sui social girano anche video di cinesi che barcollano e cadono, soccorsi da infermieri in tuta anti-contagio. Pechino nasconderebbe la verità: l’epidemia sarebbe ben più grave.

Ma il coronavirus non uccide in maniera fulminante e, se si vedono i filmati, in alcuni è evidente che la persona a terra nulla ha a che vedere col coronavirus, dato che giace in una pozza di sangue (che una polmonite, benché modificata, non provoca). Inoltra va ricordato che il web pullula di artifici.

Il fatto che le persone ammalate siano soccorse da medici in modalità anti-contagio non prova nulla. Ormai le città della Cina sono percorse da squadre di soccorso in allarme rosso e attrezzate alla bisogna, anche quando soccorrono un infartuato.

Sempre sul web girano video di cinesi che mangiano pipistrelli, incuranti del fatto che proprio da tali volatili proverrebbe il virus. Gusti culinari a parte (cliccare qui per trovare dove gustare carne di serpente nel mondo), non c’è ad oggi una prova certa sulla genesi del virus (forse anche da carne di serpente), da cui un allarme inutile per immagini schock che non rappresentano la cucina cinese media, che un po’ tutti abbiamo frequentato.

Censura a Pechino?

Si è detto che la Cina ha censurato. L’allarme è arrivato tardi, ma qualsiasi Paese prima di  creare panico si muove con i piedi di piombo. Ora però Pechino si è mossa e con misure draconiane, mandando in quarantena intere città (con conseguenti denunce sui diritti civili violati… va be’).

Altra accusa, i media di Pechino nascondono la notizia. Riportiamo note di oggi. “Rendiamo omaggio ai cittadini di Wuhan per il loro sacrificio”. “La polmonite di Wuhan è un campanello d’allarme per la ricerca cinese di base”. “Aggiornamento in tempo reale sull’epidemia di coronavirus”, alcuni titoli di Global Times.

“China Focus: Wuhan seguirà il modello di trattamento della SARS a Pechino nel nuovo metodo di controllo del coronavirus”, “La Cina registra 830 casi confermati di nuova polmonite da coronavirus”. “La Cina mobilita squadre di medici per combattere il nuovo coronavirus” alcuni titoli di Xinhua.

Wuhan sigillata per contenere virus; casi isolati registrati altrove”. “Città aggredita dai virus, occorre accelerare la costruzione di un ospedale da 1.000 posti letto“, alcuni titoli del ChinaDaily.

Dramma e opportunità

C’è il rischio che questo dramma sia strumentalizzato da alcuni ambiti che da tempo alimentano narrative anti-cinesi, per i quali la competizione tra il Dragone e l’Occidente è sfida esistenziale.

Nel 2002-2003 la Sars, che generata in Cina provocò 800 vittime nel mondo, costò a Pechino 25,3 miliardi di dollari e il suo tasso di crescita rallentò di uno o due punti percentuali (Forbes).

Dato che la guerra economica Cina-Stati Uniti si combatte a suon di Pil, l’ipotesi che qualcuno faccia calcoli indebiti su quanto sta accadendo in Cina, aumentandone l’impatto mediatico, è legittima. Anche se, come scrive la stessa Forbes, difficilmente il rischio si limiterebbe a Pechino.

Ripetiamo che non si tratta di irridere gli allarmi sul coronavirus o ipotizzare complotti. Solo suggerire di distinguere tra allarmi e allarmismi (secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ad oggi “l’epidemia di coronavirus non è ancora un’emergenza globale”, Axios).

Così, chiudiamo la nota ricordando l‘epidemia di ebola della Repubblica democratica del Congo che da agosto 2018 al 1° ottobre 2019 ha registrato un totale di 3197 casi […] 2136 dei quali hanno causato la morte, con un tasso di mortalità del 67% (Ministero della Salute). E non è importato nulla a nessuno. Così va il mondo, sono solo africani…

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