23 gennaio 2020

Il finto attacco chimico di Douma e il Terrore che abita Idlib

salvataggi a DoumaL’attacco chimico delle forze di Damasco a Douma non c’è mai stato. A rivelarlo è stato Ian Henderson, che eseguì l’ispezione per conto dell’Opcw (l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) nel sito interessato all’attacco. Di tale denuncia abbiamo accennato in altra nota, ma stavolta è giunta all’Onu sotto forma di video, ché ad Henderson è stato negato di poter testimoniare di persona.

Nel video, Henderson dettaglia come gli esperti che controllarono il sito stilarono un rapporto che contraddiceva l’accusa di un attacco chimico portato dall’esercito di Damasco, subito denunciato da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in base a presunti rapporti di intelligence.

Un’accusa che portò tali Paesi, e altri, a bombardare la Siria (con attacco limitato, ché i russi avevano minacciato ritorsioni nel caso di un’azione più decisa). Azione lanciata peraltro prima ancora che l’Opcw inviasse a Douma i suoi ispettori.

Douma: menzogna svelata

Quando, infine, gli ispettori si recarono a Douma, spiega Henderson, scoprirono appunto che non c’era stato alcun attacco chimico. Henderson, in particolare, scoprì che i due vettori trovati sul luogo, e che avrebbero comprovato il bombardamento chimico, non erano affatto piovuti dal cielo, ma erano stati posizionati “a mano”.

La messinscena di Douma ha trovato smentite su smentite e mette in evidenza come si “fabbricano” le guerre.

Accadde per le armi di distruzione di massa di Saddam, ma occorre rammentare che la falsità della narrativa su tali armi fu ammessa, e resa pubblica dai media, anni dopo che la guerra si era ormai consumata.

Nel caso siriano la guerra è ancora aperta e per l’Occidente ammettere una simile mostruosità non è ancora ammissibile.

Per questo ad Henderson non è stato permesso di parlare all’Onu, e per questo quasi nessun giornale d’Occidente ha riferito il suo intervento.

Chi l’ha fatto, nulla importando di quanto ha detto, con prove e testimonianze dirette, ha semplicemente ripetuto l’usuale mantra, che i russi, i quali hanno invitato il testimone e, in sua assenza, hanno accolto il video, stanno facendo disinformazione.

Così la precisa denuncia di Henderson che il rapporto finale dell’Opcw non era basato su quanto riferito dagli ispettori, ma era stato stilato da altri che non avevano neanche visto il sito, non è stata neanche presa in considerazione.

Le menzogne su Idlib

E la menzogna sulla guerra siriana continua a imperversare. Come accade per quanto si sta consumando a Idlib, l’enclave controllata da miliziani jihadisti che russi e siriani vorrebbero liberare.

Ma ogni volta che iniziano un’operazione bellica vengono bloccati dai moniti della Comunità internazionale sui danni umanitari che essa comporta.

Peraltro, nel riferire tali allarmi, i media si guardano bene dal sottolineare la vera natura dei jihadisti incistati a Idlib, definiti semplicemente “ribelli” se non “ribelli moderati”.

Ciò, nonostante sia noto che in Siria non ci sono mai stati ribelli moderati e che di moderato a Idlib non c’è nulla. L’area è controllata da al Qaeda, come sanno tutti, e all’interno sguazza l’Isis.

A denunciarlo non è solo il governo di Damasco, ma un’autorità mediorientale che gode del massimo rispetto in Occidente, il re di Giordania Abdullah, che il 13 gennaio scorso sul media saudita al Arabya metteva in guardia sul trasferimento di 2.000 combattenti dell’Isis da Idlib alla Libia… Peraltro non è certo a caso che Abu Bakr al-Baghdadi, lo strano leader dell’Isis, sia stato ucciso nel cosiddetto “governatorato di Idlib“…

Il Terrore che piove da Idlib

Non si registra però solo una distorsione comunicativa funzionale a una narrativa (volta a mettere in cattiva luce Damasco e a impedirle di riprendere il controllo di Idlib), ma anche la sistematica omissione degli orrori perpetrati dai tali “ribelli moderati”.

Per stare solo agli ultimi giorni, riportiamo una nota dell’Agenzia siriana Sana del 20 gennaio, relativa all’ennesimo attacco missilistico contro Aleppo, situata a pochi chilometri dal governatorato suddetto: “Negli ultimi giorni, 11 civili sono stati martirizzati, oltre 24 sono stati feriti e sono stati causati danni materiali alle case e alle proprietà delle persone a causa di attacchi terroristici effettuati con missili diretti contro quartieri sicuri della città di Aleppo”.

Orrori umanitari taciuti dai media, in ottemperanza alla narrativa del caso. Di oggi poi la notizia di un attacco dei “ribelli moderati” di Idlib contro i militari di Damasco (ragazzi di leva, oltre che veterani), che ha causato 40 morti e 80 feriti. A darne notizia è l’Agenzia stampa iraniana Tansim, in genere portata a riferire i successi militari di Damasco.

Come se Frascati fosse occupata dall’Isis e da lì piovessero missili su Roma. L’Italia avrebbe il dovere di difendere i suoi cittadini, ma ne sarebbe impedita dalla Comunità internazionale preoccupata dai rischi connaturati a un’azione militare.

Certo, Damasco potrebbe evitare l’attacco. Basterebbe che chi arma l’Isis e al Qaeda a Idlib, e lo finanzia – i governatorati costano -, cessasse di sostenerli.

Non accade, perché Idlib, con la sua portata destabilizzante, deve restare conficcata nel cuore della Siria. Torna utile a quanti hanno alimentato questa guerra e la narrativa connessa. In fondo non l’hanno vinta, ma, in tal modo, anche l’odiato Assad resta con una vittoria a metà e con un Paese segnato dall’instabilità.

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