20 gennaio 2020

Libia: la tregua fiorita a Berlino

conferenza Berlino, foto di gruppoLa Conferenza di Berlino di domenica scorsa ha prodotto un primo accordo tra i duellanti della guerra civile Libia, i quali hanno accettato una tregua e soprattutto l’idea di un meccanismo di monitoraggio congiunto, un organo composto da delegati dei due schieramenti che vigili su eventuali violazioni della stessa.

Un primo passo, che può aprire prospettive: a Ginevra il 27 gennaio Khalifa Haftar, espressione dei ribelli di Tobruk, e Fayez al Serraj, che guida il governo di Tripoli, parteciperanno a un nuovo vertice che dovrebbe portare avanti la riconciliazione nazionale.

Tregua difficile, dato che Haftar non ha voluto nemmeno incontrare il suo antagonista, costringendo la padrona di casa, Angela Merkel, a fare da spola tra i due contendenti per sottoporre loro le questioni in esame e, del caso, lavorare di lima.

Libia, concordanze e discordanze

Non sono mancate voci discordi tra i convenuti, cioè i rappresentati dei vari Stati interessati al conflitto (per l’elenco, vedi nota precedente). In particolare, gli Emirati Arabi Uniti hanno levato voci critiche su quando si andava dipanando.

Critiche alle quali si è unito il Segretario di Stato Mike Pompeo, giunto all’ultimo minuto al summit, nell’intento di recuperare quel ruolo in Libia che Putin, Erdogan e la Merkel gli hanno sottratto.

Insomma, un passo avanti. nonostante tutto. Ma gli imprevisti fanno parte di questo arduo cammino, dato che Tripoli interessa troppi: non solo per il petrolio, pure più che appetito, ma perché la stabilizzazione della Libia avrebbe effetti stabilizzanti su tutto il Mediterraneo meridionale, ponendo un argine all’instabilità prodotta su tale area dalla guerra Nato del 2011.

Per inciso, all’intervento parteciparono anche Emirati Arabi e Qatar, la prima volta che dei Paesi arabi entrano in guerra contro un altro Paese arabo a fianco della Nato; come anche la Turchia, che fin da allora è quindi parte del conflitto.

Anche questi Paesi, come la Francia, la Gran Bretagna e (spiace dirlo) l’Italia (che allora scese in guerra), vogliono il loro bottino di guerra. Tale è la situazione.

Il ruolo della Russia

L’effettiva capacità di riuscita dell’accordo è oggetto di controversie, come lo è il ruolo della Russia, della quale si tende a negare i meriti avuti in questa mediazione, insistendo sul fallimento del vertice di Mosca del 13 gennaio, primo appuntamento di questa opera di pacificazione.

Ma è indiscutibile che senza quel passato vertice, che pure non ha prodotto accordi formali, non avrebbe mai avuto luogo il summit di Berlino.

Non si tratta di rimarcare a ogni costo il ruolo pacificatore di Putin (che certa propaganda tende a negare per un certo riflesso condizionato anti-russo), quanto di evidenziare quella partnership tra Paesi europei e Mosca che si è palesata sia nella vicenda libica che nella controversia ucraina (vertice di Normandia).

Si tratta di uno sviluppo nuovo della geopolitica globale, che nei casi in questione ha superato quell’antagonismo Est-Ovest alimentato da circoli internazionali che fomentano lo scontro tra l’Occidente e la Russia. Uno sviluppo nuovo e foriero di distensione globale, sempre se riuscirà a superare il fonte vento di contrasto esistente.

 

Ps. La Conferenza di Berlino sembra riuscire a evitare la partizione della Libia in Tripolitania e Cirenaica, ma tale opzione è ancora viva. Inutile accennare che quest’ultima soluzione, se non mitigata da un qualche accordo di tipo federativo, può essere foriera di nuova instabilità.

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