17 gennaio 2020

La lettera del generale Haftar a Putin: «mio caro amico»

Il Cremlino oggi ha reso nota una lettera privata inviata dal generale Khalifa Haftar a Vladimir Putin. Nella missiva, Haftar, l’uomo forte di Tobruk che contende a Fayez al Serraj il controllo della Libia, definisce Putin “mio caro amico” ed elogia il ruolo pacificatore della Russia nel caos in cui è precipitato il Paese dopo l’intervento della Nato del 2011.

La pubblicazione avviene a ridosso del vertice di Berlino, che si terrà il 19 gennaio, convocato per cercare vie di pace per la Libia. Presenti esponenti politici di alto livello dei vari Paesi interessati alla crisi (e al petrolio) del Paese, Italia compresa (vedi Piccolenote).

Pubblicando la missiva, Putin ha voluto rendere noti al mondo i suoi stretti rapporti con Haftar, ma resta implicito lo scopo.

Probabile che voglia rivendicare il ruolo avuto dalla Russia nel portare Haftar al tavolo dei negoziati, che prima di Berlino hanno avuto luogo a Mosca il 13 gennaio scorso.

In quel summit Haftar si rifiutò di firmare un accordo sul cessate il fuoco, sottoscritto invece dai suoi contendenti.

Il mondo raccontò di un fallimento di Putin, ma era vero a metà, altrimenti non ci sarebbe stata la tregua de facto successiva, necessaria alla riuscita del vertice di Berlino.

Probabile che Putin abbia voluto accennare che anche la postuma adesione alla tregua da parte di Haftar sia stata prodotta dal suo rapporto più che amichevole con il generale.

Una circostanza suggerita anche da un piccolo giallo legato alla mancata firma di Haftar al documento redatto alla fine del summit moscovita (sottoscritto invece da Serraj).

La Russia aveva dichiarato che Haftar si era preso un giorno per pensarci su, tempo poi allungato a due giorni.

Evidentemente nel frattempo il dialogo tra Mosca e Haftar è proseguito sottotraccia anche dopo la fine del summit russo, e ha prodotto la cessazione delle ostilità, annunciata pubblicamente ieri dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

Con questa mossa Putin ha anche detto al mondo che non ha sposato l’interventismo di Recep Erdogan, che ha inviato truppe in Libia a sostegno di Serraj, anche se gli ascrive un qualche ruolo nell’opera di mediazione (altrimenti non l’avrebbe coinvolto nell’annuncio della tregua che ha anticipato il summit di Mosca).

Chissà se Putin ha anche voluto dare una qualche “copertura” russa ad Haftar, dato che tutte le operazioni di pace hanno dei nemici e assassinare il generale manderebbe certamente all’aria tutto il castello negoziale che si vorrebbe costruire a Berlino, facendo ripiombare la Libia nel caos.

Un’ipotesi che non scartiamo, anche per l’alta conflittualità globale del momento. Ma ovviamente è altamente aleatoria, dato che non abbiamo alcuna informazione al riguardo.

Infine non è da scartare l’idea che Putin abbia voluto ribadire il ruolo della Russia nel processo di pace dopo l’annuncio che il Segretario di Stato Mike Pompeo sarà presente a Berlino, dopo la prolungata assenza degli Stati Uniti dalla crisi libica. Per evitare l’appropriazione indebita da parte degli Usa di un eventuale successo.

Ma al di là, con questa mossa, Putin ha voluto mettere le sue carte sul tavolo e porre una seria ipoteca sul suo ruolo al summit di Berlino.

Peraltro la missiva è stata resa nota subito dopo dopo l’annuncio che Putin parteciperà a tale vertice, con tempistica non certo casuale.

Di seguito il testo integrale della missiva di Haftar pubblicata sul sito ufficiale del Cremlino.

“Signor Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, mio ​​caro amico,

Vorrei esprimere la mia gratitudine personale e il mio apprezzamento per gli sforzi della Federazione Russa per ripristinare la pace e la stabilità in Libia.

Vorrei ringraziarvi ed esprimere il mio pieno sostegno all’iniziativa della Russia di condurre negoziati di pace a Mosca che dovrebbe portare alla pace in Libia. Confermo che siamo pronti ad accettare il tuo invito a visitare la Federazione Russa per continuare il dialogo.

Ti preghiamo di accettare il nostro profondo apprezzamento e rispetto”.

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