17 gennaio 2020

Libia: a Berlino possono iniziare le trattative

Libia, distruzione Il 19 gennaio a Berlino si terrà il vertice sulla Libia. Attesi Fayez al Serraj, che guida il governo di Tripoli, e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte del Consiglio nazionale di transizione, cioè il governo di Tobruk. Un summit che sembra destinato a portare qualche positività nell’annosa contesa tra i duellanti per il controllo del Paese.

Dopo il summit di Mosca

Tanti gli indizi positivi, anche se da verificare. Anzitutto il fatto che i due si siedano a un tavolo predisposto al dialogo a pochi giorni dal summit di Mosca del 13 gennaio. che molti hanno dato per fallito, ma che evidentemente qualche esito ha pur dato.

L’incontro moscovita avrebbe dovuto produrre una tregua, come da annuncio concorde del presidente turco Recep Erdogan, ormai strenuo sostenitore di Serraj, e Vladimir Putin, che ha rapporti con Haftar (Piccolenote). Ma Haftar ha rifiutato la proposta.

Il mancato assenso di Haftar ha prodotto nuove fibrillazioni, con Erdogan che ha minacciato di “impartire una lezione” al generale e inviato un contingente turco in Libia. Ma sembra che siano state riassorbite.

A indicarlo l’annuncio del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, il quale ha dichiarato che Haftar è “pronto a rispettare il cessate il fuoco“.

Le velleità di Erdogan e di Haftar

Alla conferenza parteciperanno esponenti di varie nazioni più o meno interessate alle vicende della Libia, cioè Italia, Russia, Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia, Turchia, Egitto, Algeria, Emirati Arabi Uniti, Repubblica del Congo. Ma anche rappresentanti dell’ONU, della UE e della Lega Araba.

Di ieri l’annuncio della presenza del Segretario di Stato Mike Pompeo, indizio che gli Stati Uniti, finora assenti dai negoziati, fiutano aria di accordo e non vogliono starne fuori.

Certo, le asperità tra i contendenti sono tante, come anche tanti i Paesi che si sono coinvolti nel conflitto nella speranza di portare a casa parte delle risorse energetiche della Libia.

Di certo, l’idea che aveva frenato Haftar ad accogliere la tregua proposta a Mosca, cioè di riuscire a vincere sul campo di battaglia – ipotesi alimentata dai recenti successi tra cui la conquista della strategica città di Sirte – si è scontrata con la dura realtà.

Le minacce di Erdogan appaiono velleitarie, come scrive Irina Alksnis su Ria Novosti, dato che “un’avventura del genere avrebbe conseguenze molto spiacevoli per Ankara. Tuttavia, anche la simbolica presenza militare turca sul lato del PNS [il governo di Tripoli] rafforza la posizione di Sarraj”.

Truppe di Haftar

Libia: Haftar non può vincere

Ma anche ad Haftar sembra preclusa la strada di una vittoria militare. Ne accenna in modo intelligente, con considerazioni valide ad ampio raggio, la stessa Alksnis: “Il concetto di vittoria completa e resa incondizionata del nemico è estremamente attraente”.

“Tuttavia, nel mondo moderno, che sta rapidamente recuperando la sua multipolarità, nella maggior parte dei casi semplicemente non funziona, il che significa che dobbiamo accettare la realtà e costruire ponti al tavolo dei negoziati”.

Tale concetto, peraltro, si applica perfettamente alla Libia, “dove gli interessi di una dozzina di Stati chiave del mondo sono collegati contemporaneamente”, continua la Alksnis. “Per troppe potenze (a partire dalla Turchia), la vittoria assoluta dell’LNA [leggi Haftar ndr] nella guerra civile libica è inaccettabile”.

“Inoltre, per risolvere questo problema non è affatto necessaria la sconfitta dell’esercito di Haftar – è sufficiente impedire il suo trionfo. E gli anni precedenti hanno dimostrato che ciò è alquanto realizzabile”.

Concetti interessanti e che Haftar deve aver preso in considerazione. Oggi Vladimir Putin ha annunciato la sua presenza a Berlino, rafforzando l’ipotesi di un esito positivo del summit.

A margine, va notato che la contemporanea presenza del presidente russo e del Segretario di Stato Usa potrebbe dare adito a un bilaterale a sorpresa, anche su altre criticità globali (Iran? Corea del Nord?). Vedremo.

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