11 gennaio 2020

L'Iran ammette l'abbattimento dell'aereo civile. Un tragico errore

L’Iran ha ammesso che il Boeing del’Ucraina Airlines precipitato presso l’aeroporto di Teheran è stata abbattuto da missili sparati dalla propria contraerea. Ammissione tardiva, ma chiarificatrice, dopo tanto caos. A sparare i missili, membri dei guardiani della rivoluzione, forza paramilitare autonoma dall’esercito regolare.

Un “errore disastroso”, hanno dichiarato le autorità di Teheran, l’aereo è stato scambiato per un missile americano.

L’ammissione arriva dopo giorni in cui gli iraniani avevano negato recisamente le accuse in tal senso. Un errore anche nostro, che in altra nota avevamo acceduto alla versione dell’Iran.

Ciò perché era invero impensabile che potessero negare e, allo stesso tempo, invitare esperti britannici, canadesi e periti della Boeing a Teheran per acclarare i fatti. E perché la fretta usata per accusare Teheran era sospetta, stante invece che altri disastri hanno richiesto tempi di accertamento di gran lunga maggiori.

Le dinamica degli eventi fa presumere che anche le autorità iraniane fossero state indotte all’errore dalle informazioni loro date dal corpo dei Guardiani della rivoluzione, che evidentemente hanno provato a coprire i responsabili dell’abbattimento.

Probabile, dunque, che si sia consumato un braccio di ferro interno e che alla fine, le autorità politiche e l’esercito regolare abbiano avuto informazioni reali e abbiano imposto la loro linea.

Possibile anche, ma meno probabile, che la negazione iniziale sia dovuta a un tentativo di allungare i tempi della “confessione” pubblica.

Per evitare che la tragedia che si è consumata sui cieli di Teheran fosse sovrapposta al lancio di missili contro le basi americane in reazione all’uccisione del generale Qassem Soleimani, avvenuto nello stesso giorno.

L’incendio che stava consumando il Medio oriente doveva spegnersi prima di introdurre nuove criticità nel complesso rebus regionale.

Come è possibile anche che vi siano infiltrati nei Guardiani della rivoluzione e che il disastro sia stato non accidentale, ma voluto per scatenare quella guerra con gli Usa che le autorità di Teheran hanno eluso a fatica.

Insomma, tante le ipotesi per spiegare l’accaduto, alle quali va aggiunto che l’abbattimento avviene in un momento di riorganizzazione interna delle Forze dei guardiani della rivoluzione, che hanno certo risentito a livello organizzativo dell’uccisione del loro Comandante in capo.

Nel caos, o quantomeno in un clima destabilizzato, diventa più possibile l’errore o, peggio, l’intrusione di variabili nefaste dovute all’infiltrazione.

Ma al di là, la vicenda, a parte la tragedia di quelle morti innocenti, non sembra destinata a porre nuove criticità nella crisi iraniana.

L’Ayatollah Khamenei, leader spirituale – e non solo – del Paese, ha ordinato allo Stato Maggiore delle Forze armate di indagare sull’accaduto (Tansim).

Il fatto che delle indagini sia stato investito l’esercito regolare dell’Iran suggerisce una qualche sfiducia riguardo i guardiani della rivoluzione, rafforzando l’idea che da parte loro ci sia stato un tentativo di coprire responsabili e responsabilità.

Resta che senza la crisi innescata dall’uccisione del generale Soleimani, probabilmente quelle vite non sarebbero state perse. Come da accuse delle autorità iraniane agli Stati Uniti.

Ps. Non ci è stato arduo, anche se è ovviamente seccante, riconoscere il nostro errore di lettura della vicenda. Le topiche, soprattutto in momenti confusi e concitati come quelli appena vissuti in Medio oriente, possono capitare. Anche questo fa parte del giornalismo.

Purtroppo è facile constatare come invece nel nostro settore si è troppo spesso inclini a evitare tale esercizio, come avvenne per i tanti che hanno asserito con certezza l’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq al tempo di Saddam, che non hanno mai ammesso quel tragico errore e che pure hanno fatto carriere folgoranti. Capita anche questo.

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