8 gennaio 2020

L'Iran bombarda basi Usa. Trump: tutto bene. Guerra evitata?

Iran, funerali Soleimani

Arriva la rappresaglia dell’Iran per l’uccisione del generale Qassem Soleimani. Missili contro due basi americane in Iraq. Potrebbe chiudere la guerra iniziata dagli Stati Uniti, dove il condizionale è d’obbligo, ma la speranza, benché minima, c’è.

Il comando delle Guardie rivoluzionarie afferma che qualsiasi attacco degli Stati Uniti successivo ai raid innescherà una risposta a più ampio raggio, il che vuol dire che per loro la faccenda si chiude qui.

Iran: il tweet di Trump

Trump ha twittato “Tutto bene! Missili lanciati dall’Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e ben equipaggiati del mondo! Farò una dichiarazione domani mattina”.

“Tutto bene”, vuol dire che la cosa forse potrebbe chiudersi così anche per parte americana. La segretezza nella valutazione di vittime e danni lascia spazi in tal senso.

Certo, a Teheran parlano di 80 vittime e numerosi feriti, ma potrebbe darsi che sia mera propaganda, sufficiente a placare gli animi degli iraniani, e che in effetti non sia stato ucciso nessuno. Un teatro per chiudere la finestra di guerra.

Il precedente Hezbollah

C’è un precedente in tal senso, non di poco conto. Nel settembre scorso Israele aveva lanciato attacchi a Beirut, uccidendo alcuni esponenti di Hezbollah, la milizia filo-iraniana libanese.

Un’aggressione che aveva violato la legge non scritta tra i due contendenti che aveva assicurato una lunga tregua.

Hezbollah aveva dunque l’obbligo di rispondere. E, a freddo, la risposta è arrivata, con il lancio di un missile contro alcuni militari israeliani in transito lungo il confine tra i due Stati.

Hezbollah ha vantato vittoria, dato che aveva colpito il nemico nei suoi confini e aveva anche dichiarato di aver causato vittime, non confermate dalla parte israeliana, che aveva negato i morti, pur confermando ovviamente l’attacco.

Tutto finì lì e Haaretz lodò pubblicamente il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che aveva agito con lucida intelligenza, evitando il conflitto aperto (vedi Piccolenote).

Trump, va tutto bene

Quel “tutto va bene” di Trump e la segretezza su vittime e danni subiti, uniti alla segretezza su immagini e video dell’attacco, di certo voluta in questo tempo mediatico, lascia sperare che si possa ripetere lo scenario libanese.

Anche il tempo che si è preso Trump per parlare agli americani e al mondo lascia sperare che si vada a una de-escalation.

Il presidente potrebbe rivendicare che la risposta iraniana è stata vanificata, che non ci son stati morti e che quindi non scatenerà una guerra che invece ne causerebbe, ripetendo un po’ quel che disse quando l’Iran abbatté un drone americano (Piccolenote).

Considerazioni accompagnate ovviamente da minacce oltremodo roboanti sulle possibilità dell’America di incenerire l’Iran in caso di nuovi attacchi, magari con l’aggiunta di qualche nuova durissima sanzione contro Teheran e i suoi delegati regionali.

Di interesse anche la posizione degli esponenti del partito democratico. Per loro ha parlato il presidente della Camera, Nancy Pelosi, che a seguito degli attacchi iraniani, dopo aver dichiarato che avrebbe monitorato attentamente la situazione, ha affermato: “L’America e il mondo non possono permettersi la guerra”.

La visita del ministro dell’Oman

Potrebbe essere una pia illusione, la nostra, ma la strana calma seguita all’attacco iraniano induce a indulgervi.

Così riportiamo un lancio della Reuters di ieri: “Il ministro degli Esteri dell’Oman, Yousuf bin Alawi bin Abdullah, ha dichiarato martedì, durante una visita in Iran, che gli Stati Uniti vogliono ridurre le tensioni nella regione, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana ufficiale IRNA”.

L’Oman è il Paese del Golfo più legato a Teheran e conserva rapporti fecondi con Washington. Da qui l’importanza del lancio di agenzia.

Certo, i costruttori di guerra neocon non si daranno per vinti. Ma se davvero andasse così, avrebbero perso la guerra, e questa potrebbe rivelarsi la disfatta più grande della loro tragica storia, iniziata tanti anni fa, con picco nel post 11 settembre 2001.

Putin a Damasco

Una nota a margine è d’obbligo e riguarda la visita a sorpresa di Vladimir Putin a Damasco di ieri (Piccolenote). Se davvero la vicenda è chiusa qui, quella visita deve aver avuto un significato ancora più importante di quanto appaia.

Tre cenni al proposito. Il primo riguarda il fatto che il centro di comando russo stanziato in Siria è collegato con il sistema che controlla la deterrenza nucleare in Russia. Con tutto quel che consegue per quanto riguarda gli interessi di Mosca nella regione.

È da presumere poi che Putin abbia incontrato in segreto qualche delegato iraniano, con colloqui che avranno portato qualche frutto.

Il terzo riguarda la visita in sé. Putin, apparendo misteriosamente in Siria, in una visita non preannunciata, ha trasmesso ai suoi bellicosi avversari, cioè a quanti hanno scatenato la guerra contro Teheran, il messaggio seguente: se credete di poter fare quel che volete, vi sbagliate. Anche noi possiamo sorprendervi.

Ma sono tutte considerazioni di quanto Trump dirà al mondo, smentendo o confermando queste incerte, labili, impressioni a caldo.

Nella foto, funerali di Soleimani

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