20 dicembre 2019

L'attacco all'Fsb, Trump impeached e l'allarme attentato a Modi

Il 19 dicembre un uomo armato ha attaccato la Lubjanka, la sede centrale dell’Fsb, il più importante servizio segreto russo. Un attacco molto ben preparato e condotto da un uomo addestrato, come hanno notato gli agenti russi osservando i video dell’attacco. Sapeva maneggiare il kalashnikov e usare bene i ripari offerti dal luogo.

L’attacco è avvenuto alla vigilia della giornata dedicata alle Forze di sicurezza russe, quando alcuni di loro dovevano essere insigniti da medaglie assegnate dal Cremlino.

Ed ha avuto luogo alla fine della giornata lavorativa, il momento migliore per colpire, dato che l’uscita di gruppo offre tanti bersagli e tutti insieme (Izvestia).

L’attacco all’Fsb e l’impeachement Usa

Insomma, l’attentatore era uno specialista e aveva ottime informazioni. Un ufficiale ucciso e alcuni agenti feriti è il bilancio ufficiale delle vittime. Non secondario il simbolismo dell’intera vicenda, che vede l’attacco portato alla vigilia della giornata dedicata agli agenti della Sicurezza, dalle cui fila viene anche l’ex agente Vladimir Putin. Insomma, un attacco al cuore di Mosca e al suo presidente.

Non si può non notare la coincidenza temporale che vede il sofisticato putsch alla Lubyanka accadere praticamente in contemporanea con l’impeachement di Trump, che Putin aveva appena affermato che era basato su accuse “inventate“.

La sorte dei due imperatori, d’Oriente e d’Occidente,è legata da tempo, al di là delle farsesche suggestioni del Russiagate, dato che ambedue stanno frenando, a livello sia militare sia diplomatico, le guerre infinite. Insomma, si può rinvenire anche un filo simbolico a legare i due avvenimenti contemporanei.

Allarme per Modi

Non solo le nuove criticità sui due imperatori, ombre oscure si addensano anche sul cielo dell’India, da alcuni giorni preda di manifestazioni di massa a causa dell’introduzione della legge di cittadinanza, che concede lo status di cittadino a quanti si sono introdotti nel Paese come clandestini, ma ci vivono da anni.

Tale provvedimento, però, esclude i rifugiati di religione islamica, da qui le proteste conseguenti, che si sommano alle criticità legate alla controversia del Kashmir – regione preda di una destabilizzazione permanente anche per dispute di confine col Pakistan – al quale il Parlamento indiano ha revocato l’autonomia.

Si tratta di provvedimenti in linea con il nuovo nazionalismo indiano incarnato dal presidente Nerendra Modi, che sta lentamente ridisegnando il volto del gigante asiatico.

Il nazionalismo indiano

L’iniziativa politica di Modi ha luci ed ombre, ma ha un merito indiscutibile, quello di voler riportare nelle mani degli indiani il destino della loro nazione, liberandola dal gioco, invisibile ma tenace, anglo-americano, come denota la dura opposizione Usa all’acquisto del sistema d’arma S-400 da Mosca.

Questa nuova prospettiva spiega le convergenze tra India e Russia, come anche il nuovo rapporto con la Cina, verso la quale, pur permanendo le conflittualità regionali, Modi ha fatto decadere quell’avversione irriducibile ed esistenziale alla quale la condannava il giogo pregresso.

Di oggi l’allarme-attentato contro Modi, che dovrebbe essere consumato nei prossimi giorni (Russia Today). Tale allarme, che appare serio, lo associamo all’attentato alla Lubjanka e all’impeachement contro Trump sia per la coincidenza temporale, sia per i fili che legano la nuova India a Mosca, ma anche per la portata destabilizzatrice che esso avrebbe se portato a termine.

La destabilizzazione asiatica

Se di tale omicidio venissero accusate fazioni filo-pakistane, come probabile, il mondo rischia una guerra nucleare, date le dotazioni atomiche di Islamabad e New Delhi.

Prospettiva che non dispiacerebbe ad alcuni ambiti ferocemente anti-cinesi, dato che le bombe cadrebbero nel giardino di casa di Pechino e, provocando irriducibile caos in Asia, farebbero collassare la prospettiva del “secolo asiatico” accarezzata da alcuni analisti del Regno di Mezzo (Piccolenote).

Momenti di grande nervosismo in un mondo in transizione, nel quale le Agenzie del Terrore usano le crepe che si stanno aprendo nel dis-ordine internazionale creato nel post ’89 (Piccolenote) per allargare il loro campo di azione e la destabilizzazione globale.

Azione che vede oggettive convergenze parallele con gli ambiti che quel dis-ordine vogliono perpetuare ad ogni costo, frenando le spinte prorompenti e vincenti (vedi Brexit) che vedono l’emergere di nuovi attori regionali e globali che si stanno proponendo come protagonisti di una nuova riorganizzazione internazionale.

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