9 dicembre 2019

Rembrandt, Sacra Famiglia con angelo

di Giuseppe Frangi

L’approccio di Rembrandt alla storia del Vangelo avviene sempre con soluzioni molto personali. Ad esempio, per quanto riguarda questa opera meravigliosa, una Sacra Famiglia, dipinta nel 1645 e conservata all’Ermitage di Pietroburgo, possiamo immaginare il pensiero che lo ha guidato: entrare nella dimensione intima della vita della famiglia di Gesù, una volta rientrati a Nazareth.

A Rembrandt interessa indagare nelle zone d’ombra della narrazione evangelica, inoltrarsi in quelle ore e in quei giorni di vita del tutto normale, ore e giorni al riparo da attenzioni speciali.

In questo caso Maria, Gesù e Giuseppe sono rientrati a casa dopo le travagliate e felici vicende accadute tra Betlemme e Gerusalemme. Una casa di grande semplicità, dove in uno stesso locale si vive e si lavora: alle spalle di Maria, Giuseppe infatti è alle prese con gli attrezzi da falegname.

Il cuore della scena è però nel primo piano: Gesù, dopo la soluzione d’emergenza della mangiatoia, ha trovato la sua culla che probabilmente Giuseppe aveva allestito prima di dover partire per il censimento verso Gerusalemme. Anche Maria dopo la grande fatica del parto si gode un po’ di tranquillità.

Ha un grande libro sulle gambe, la Bibbia, ma si distoglie un istante dalla lettura, con un gesto di grande amorevolezza per controllare il sonno del Bambino. È un istante di ordinaria quotidianità e Maria sembra nell’atteggiamento di chi non sa di essere ripresa e dipinta.

Rembrandt infatti s’insinua silenzioso, con l’energia dell’immaginazione, in cerca di attimi che non hanno nulla di speciale, per questo non se la sente di inventare, ma ambienta la scena come riaccadesse in una qualunque casa di Amsterdam: Maria veste come una donna di popolo nell’Olanda del 1600.

In questo modo diventa tutto più vero; diventa vera la tenerezza dello sguardo di una Maria, giovane mamma: uno sguardo stupito e innamorato, pieno di una dolce apprensione per quel figlio.

Facendo quel gesto Maria però travalica l’orizzonte privato in cui Rembrandt l’ha intercettata: infatti sollevando il velo dalla culla finisce con il mostrare a noi il Figlio, lo porge al nostro sguardo. E così condivide con noi la dolcezza di quella presenza e di quell’istante: per questo il quadro di Rembrandt è un’immagine imprevista e meravigliosa che riempie il nostro cuore di gratitudine.

Giuseppe Frangi

 

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