30 novembre 2019

L'attentato a London Bridge, la Brexit e le Fake News

Attacco terrorista a London Bridge, dove un uomo ha ferito diverse persone. Mentre ancora deve essere fornita la ricostruzione ufficiale, ci atteniamo al video diffuso dal web che mostra l’attaccante ormai a terra, immobilizzato e disarmato – come si nota dal passante che impugna il coltello strappato dalle mani dell’aggressore -, contro il quale spara a sangue freddo un poliziotto.

Non si comprende perché sparare, stante che era ormai a terra, anche se presto sarà addotta qualche motivazione ufficiale (tiriamo a indovinare: una cintura esplosiva?…). (1)

Così è l’ennesimo terrorista che non potrà più parlare, come accaduto sempre negli attacchi pregressi. Terrorista morto, caso chiuso. Tant’è.

I problemi del Labour Party

L’aggressione avviene nel clima infuocato della battaglia per la Brexit, ormai in dirittura di arrivo. Si voterà il 12 dicembre e la vittoria di Boris Johnson ormai è alle porte, con ciò che consegue: Brexit assicurata.

A rendere ancor più impervia la corsa dei suoi oppositori è la condanna convergente del Labour Party da parte della massima autorità ebraica della Gran Bretagna e del Primate della Chiesa di Inghilterra.

Infatti, il gran rabbino di Londra Ephraim Mirvis ha accusato il partito di covare sentimenti antisemiti.

Un addebito al quale si è subito unito l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che in un tweet ha ammonito: il fatto che “il rabbino capo di Londra si senta costretto a dichiarazioni senza precedenti deve essere per noi un monito sul profondo senso di insicurezza e paura avvertito da tanti ebrei britannici”.

Una condanna senza precedenti, non tanto diretta ai laburisti, quanto alla sua guida, Jeremy Corbyn, contro il quale da tempo si accumulano accuse di antisemitismo, in nulla scalfite dalle sue spiegazioni e giustificazioni.

Se perderà, come sembra destino, queste elezioni, sarà dura per lui conservare il timone del partito, che a causa di tali accuse ha già subito defezioni importanti, soprattutto dell’ala blairiana, che da tempo manovra per riprendere la barra del comando.

Brexit: ennesimo referendum

Ma al di là degli interna corporis del partito laburista, resta che Boris Johnson, leader che appariva improbabile alle élite, si appresta a portare la nave britannica al di fuori dei porti europei, portando a compimento la missione che già fu di Nigel Farage e del suo movimento pro-Brexit.

Se riuscirà ad ottenere una solida maggioranza, come sembra, potrà trattare con maggior agio con la Ue, stante la possibilità, in caso di offerte negoziali non condivise, di poter agitare con efficacia lo spettro della hard Brexit o di adire direttamente a questa.

Quelle di dicembre non solo elezioni politiche, ma l’ennesimo referendum sulla Brexit: dopo l’esito del referendum, infatti, i fautori del Remain avevano puntato sulle elezioni europee, nella speranza che il voto penalizzasse i sostenitori del Leave.

Invece quelle elezioni hanno confermato l’esito del referendum, punendo duramente i Tories, che non erano riusciti ad attuare quanto richiesto dai cittadini, e sancendo il trionfo dell’Ukip di Farage.

Le dimissioni di Theresa May e l’ascesa di Johnson alla guida dei conservatori avrebbero dovuto aprire nuove prospettive, ma, essendo il Parlamento bloccato dai veti incrociati, Johnson ha deciso di indire un nuovo e ultimativo referendum, ovvero di sciogliere il Parlamento e andare a elezioni politiche.

Quest’ultimo referendum sulla Brexit, perché tale è, sarà quello definitivo. Si può ricordare con certa ironia quanto riferivano i giornali italiani del post Brexit – riprendendo refrain europeisti cari al mainstream -, i quali dipingevano una Gran Bretagna destabilizzata dal risultato referendario, la cui opinione era stata certamente travisata da quel voto.

Un titolo su tutti: “Il risveglio choc di Londra: «Cosa abbiamo fatto?»“. Un sentimento diffuso, si spiegava, da cui conseguiva la spinta popolare per un nuovo referendum, che certo avrebbe corretto l’impossibile errore…

Registrare che i media consegnati ai desiderata di certe élite finanziarie sono ormai distaccati dalla realtà è come sparare sulla Croce Rossa.

Ma certo val la pena registrare che hanno continuato e continuano a presentarsi e a essere presentati come gli unici depositari dell’informazione Vera.

E ad accreditarsi e a essere accreditati come Tribunale supremo della stessa, in grado di distinguere tra la verità, la loro, e le Fake News, che è poi l’informazione che si allontana dalle loro linee guida. Ironia, ma anche tragedia dell’informazione, italiana e non.

 

(1) Dopo aver scritto la nota è arrivata la spiegazione: finto giubbotto esplosivo… così abbiamo deciso di tenere in nota l’ipotesi avanzata nella prima stesura. D’altronde non ci voleva molto a indovinare.

 

 

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