9 novembre 2019

Il Crollo del Muro di Berlino e il nuovo dis-ordine mondiale

Trent’anni fa il crollo del Muro di Berlino, celebrato come una vittoria della libertà e della democrazia sulla dittatura e il comunismo. Vero, ma tante le criticità.

Iniziamo dal principio. Il collasso del sistema sovietico fu determinato dalla corsa agli armamenti e dal crollo del prezzo del petrolio che ne misero in ginocchio l’economia (vedi Piccolenote).

Ma anche dalla guerra di logoramento afghana in cui i russi si scontrarono con le milizie di al Qaeda, i mujahiddin, sostenute dagli Usa (Piccolenote). Un nuovo Terrore poi dilagato su scala globale.

E fu deciso da potenti ambiti internazionali che volevano superare l’ordine di Yalta in maniera traumatica, rigettando l’ipotesi riformista messa in campo prima con il compromesso storico italiano – esperito troppo presto -, poi con Michail Gorbacev – troppo tardi (1).

Non fu la vittoria dell’Occidente sull’Oriente, ma la vittoria di una prospettiva globale su un’altra.

La prima superava Yalta conservando il confronto socialismo (nelle sue varianti)-capitalismo, ovvero la dialettica bipolare; la seconda decretava una sconfitta totale dell’avversario, il trionfo del liberismo e la fine sic et simpliciter di Yalta.

Così Emanuele Severino: Yalta costituì un “duumvirato” Usa e Urss, la “prima forma di ‘Super-Stato planetario’, provvisto della forza per mantenere l’ordine e quindi la ‘pace’ mondiale”.

Due blocchi che non si potevano dare guerra, pena la distruzione reciproca, e “che, nelle diversità, rappresentavano comunque la popolazione ricca della terra” (Piccolenote).

All’ordine planetario disegnato a Yalta, il liberismo trionfante sostituì un nuovo ordine mondiale, il cui braccio armato era l’unica potenza globale rimasta, gli Usa.

Proprio l’instaurazione del “nuovo ordine mondiale” fu la base ideologica della prima guerra post-’89, quella in Iraq. Una guerra che non è mai finita e che ha visto la sua naturale prosecuzione nell’intervento del 2003.

A benedire questa lunga guerra in due tappe furono le Nazioni Unite e a raccontarla per prima fu la Cnn, la prima tv globale che raccontò al mondo una guerra fatta di armi intelligenti che in realtà non furono neanche usate.

I bombardamenti del 1990, infatti, l’equivalente di due Hiroshima, furono fatti con armi convenzionali e solo in una piccola percentuale con armi cosiddette intelligenti.

Questo conflitto, iniziato dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam, fu ripreso nel 2003 con l’inganno delle armi di distruzione di massa.

L’inganno e la guerra di cui sopra costituiscono una sorta di peccato originale del nuovo ordine mondiale, fondato così sulla menzogna e sulla conflittualità.

Le “guerre senza fine” del post-11 settembre e l’informazione drogata cui si accompagnano sono logica conseguenza di quel peccato d’origine. Da qui un nuovo ordine che in realtà è disordine globale.

La prima guerra del post-’89 ha luogo in Medio oriente. Non è un caso: tale regione (che era, ed è, il “centro” del mondo) diventerà epicentro della destabilizzazione globale, da cui anche la destabilizzazione permanente e progressiva dello stesso Medio oriente.

Non solo il Medio oriente, la guerra ha fatto ritorno anche in Europa con il conflitto jugoslavo prima e la guerra (in)civile ucraina poi.

Inoltre la tensione Est-Ovest non è affatto scomparsa, anzi. La linea di attrito si è allontanata con l’inclusione dell’Europa dell’Est nella Ue, ma questo ha creato un confronto più diretto con la Russia e più pericoloso, dato che non esiste più la “linea rossa” invalicabile tracciata a Yalta.

La riunificazione della Germania, conseguenza diretta del crollo del Muro, ha mutato la stessa Unione europea, rendendola germanocentrica (anche grazie all’influenza esercitata da Berlino sull’Europa dell’Est staccata dalla Russia).

Ne risulta ribaltata la sua natura, dato che l’Unione europea nasceva anche per contenere le conflittualità latenti nelle velleità continentali della Germania che avevano prodotto due guerre mondiali, armonizzando questa con gli altri Paesi del Vecchio Continente.

Quanto alle democrazie occidentali, il crollo del Muro ha avuto come conseguenza lo scatenarsi dell’ideologia contrapposta: il liberismo vittorioso, ormai senza freni, è diventato  selvaggio.

Non ha più bisogno del Welfare, non più ideologicamente necessario a contrastare l’ideologia socialista, né della classe media come massa critica da contrapporre al comunismo.

Conseguenze disastrose anche per l’Africa. Severino indica come l’Urss si fosse posta “alla guida dei popoli poveri”. Da qui un controllo sulla migrazione, poi dilagata, ma anche un freno ai conflitti nel Terzo mondo, anch’esso ricompreso in Yalta.

Non che non ci fossero guerre, ma i genocidi africani del post-’89 sono orrori prima sconosciuti. Non solo, la logica di Yalta e i rapporti che essa poneva tra tali Stati e i loro “protettori” faceva sì che qualche briciola dei ricchi giungesse anche a loro. Non è più così: caduta la Politica, è rimasta la mera predazione.

Insomma, non tutto è oro ciò che riluce nel post-’89, che pure ha visto la fine non solo delle dittature dell’Est Europa, ma anche di quelle sudamericane made in Usa, non più necessarie a contrastare il cosiddetto “pericolo comunista”.

Resta che il comunismo, sconfitto nella forma sovietica, è sopravvissuto nella variante cinese, con proiezione globale prima ignota a Pechino. Una proiezione non più basata sull’ideologia, come per l’Urss, ma sull’economia.

E che l’Asia, l’area sulla quale più s’irradia tale proiezione, è la più vivace del pianeta: qui la povertà è erosa e non aumentata e l’economia cresce a fronte della stagnazione permanente dell’Occidente, che il trionfo del liberismo aveva promesso di consegnare alla prosperità.

Non si tratta di esaltare la Cina o il comunismo, solo constatare la tragica parabola del liberismo vittorioso e del “suo” ordine globale, che non solo ha impoverito moltitudini e prodotto destabilizzazione e guerre, ma ha anche eroso la democrazia d’Occidente, non più necessaria, anzi limite al suo sfrenato (o de-regolamentato) agire in favore dei pochi e in danno dei tanti.

Il fatto che il Muro sia crollato a cent’anni dalla nascita di Hitler (1889) risulta dunque, a posteriori, di nefasto auspicio. Insomma, una ricorrenza da ricordare con certa positività, ma che dovrebbe anche far riflettere.

 

(1) Il compromesso storico italiano avrebbe avviato un processo riformista nell’ambito del comunismo d’Occidente, costringendo Mosca a seguirne le orme. Fallì con l’assassinio di Moro, omicidio politico perfettamente riuscito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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