22 ottobre 2019

Siria: Putin e Trump, pressioni convergenti su Erdogan

Putin e Erdogan a Sochi per la SiriaNell’incontro con Putin a Sochi, Erdogan chiede un impossibile via libera all’aggressione contro i curdi nel Nord-Est della Siria, contro i quali continua a minacciare. Se le milizie curde non si ritirano come da accordi con gli Usa, la campagna riprenderà, ha detto più volte. E la tregua scade stanotte.

Ma alla vigilia del vertice arriva anche la minaccia americana: Mike Pompeo ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “pronti a usare la forza”, se necessario, per contrastare la campagna di Ankara.

Dato che la Russia ha già fatto alzare i suoi aerei per contrastare la Turchia, se davvero Erdogan dovesse andare fino in fondo potremmo assistere a un contrasto militare congiunto Russia-Stati Uniti contro le sue forze. Sarebbe la prima volta dalla seconda guerra mondiale.

L’ipotesi non è affatto irreale, e il presidente turco, benché a volte “disconnesso con la realtà”, come ha detto Assad quando ha lanciato la sua campagna contro i curdi, forse terrà conto di questa convergenza parallela.

Altro nodo riguarda la pretesa turca di installare postazioni di vigilanza all’interno della Siria, a ridosso della frontiera. Un’idea pessima, che non dovrebbe trovare accoglienza.

In attesa degli sviluppi si può registrare un mezzo ripensamento americano: i media riferiscono di una riunione di gabinetto di Trump nella quale il presidente avrebbe fatto riferimento alla continuità Usa sul controllo del petrolio siriano, concentrato nel Nord-Est del Paese.

D’altronde, in un precedente tweet presidenziale, destava domande un cenno analogo: “Abbiamo messo al sicuro il petrolio“.

Se vero, gli americani manterrebbero un contingente militare, seppur ridotto, nella parte orientale dell’area interessata al conflitto. Prospettiva preoccupante, ma era ovvio che la presenza di petrolio comportasse le complicazioni del caso, come scritto in altra nota (Piccolenote). Ma vedremo.

In attesa di sviluppi, segnaliamo un video che riguarda la ritirata degli americani dalla Siria. I veicoli corazzati che trasportano gli eroi che hanno portato la libertà al Paese vengono presi a sassate dalla popolazione civile: non militanti dell’Isis o altri, povera gente che ha vissuto la tragedia di questa guerra senza fine sulla loro pelle.

Un filmato esplicativo dell’entusiasmo suscitato dall’intervento militare americano in Siria. Non girerà molto sui media. Distrugge tutta la narrazione spacciata negli anni…

Di certo interesse la dichiarazione dei militari iracheni, secondo i quali le forze americane che dalla Siria sono entrate in Iraq non sono autorizzate a rimanere nel Paese (Reuters). Presa di posizione alquanto inusuale, dato che da tempo Washington considera l’Iraq come una sorta di giardino di casa.

E mentre il mondo è giustamente in ansia per la sorte dei curdi, in Yemen la coalizione a guida saudita, sostenuta dagli Stati Uniti, continua a bombardare e a uccidere civili; ieri cinque persone sono state uccise in un bombardamento a Sa’ada: un uomo, due donne e due bambini, solo per fare un piccolo esempio. Nel silenzio di tutti i media. Poca solidarietà per lo Yemen.

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