17 ottobre 2019

Guerre infinite: la convergenza Trump-sinistra democratica

Tulsi Gabbard

L’intervento di Tulsi Gabbard nell’ultimo dibattito tra i candidati democratici alla Casa Bianca ha suscitato controversie, dal momento che è suonato come un vero e proprio atto di accusa contro l’ingerenza degli Stati Uniti in Medio oriente e contro i media americani, che hanno raccontato le guerre infinite secondo una narrativa distorta.

La Gabbard: l’America sostiene al Qaeda 

Sul ritiro delle truppe americane dalla Siria, che ha innescato l’intervento turco, la Gabbard ha affermato: “Donald Trump ha le mani sporche del sangue dei curdi, ma lo stesso vale per molti politici nel nostro Paese di entrambi i partiti, che hanno sostenuto la guerra per un “regime-change” in Siria, iniziata nel 2011, insieme a molti media mainstream, sostenitori e cheerleader di tale regime-change”.

Tulsi Gabbard ha dichiarato il proprio sostegno a Bernie Sanders

Occorre “porre fine alle sanzioni draconiane” imposte a Paesi considerati ostili all’America,  ha aggiunto la Gabbard, spiegando che il regime sanzionatorio è una moderna forma di “assedio”.

È quanto stiamo accade con l’Arabia Saudita nella guerra “in Yemen” e in Siria,  con sanzioni che hanno “causato la morte di decine di migliaia di civili siriani” per “fame”. Infine, ha concluso, dobbiamo “smettere di sostenere terroristi come al Qaeda in Siria, che è stata la forza di terra di questa guerra per il regime-change“.

Ribelli, jihadisti e terroristi

Insomma, la Gabbard forse ci è andata giù pesante, ma ha rappresentato quanto avvenuto in Siria in questi anni. I media dell’Impero e delle colonie (Italia compresa) hanno scritto di una guerra tra il governo siriano e forze ribelli, specificando che tali forze si dividevano in ribelli “moderati” supportati dall’Occidente, ribelli jihadisti, finanziati dai Paesi del Golfo, e milizie legate ad al Qaeda.

Una narrativa dei distinti, che però copriva una realtà ben più omogenea, dati gli stretti rapporti tra tali forze e la condivisione dell’obiettivo: abbattere il governo di Damasco.

Peraltro sui legami tra milizie jihadiste, i cosiddetti ribelli moderati e le milizie di al Qaeda e dell’Isis c’è vasta letteratura, anche sui media mainstream, della quale abbiamo dato ampiamente conto sul nostro sito (vedi anche The Indipendent).

Guerre infinite e Terrore, convergenze parallele

Quanto ai “ribelli moderati” inquadrati nel Free Syrian Army, che ora sono alleati di Ankara nella campagna contro i curdi, un esponente della Sicurezza Usa, interpellato di recente dal New York Times, racconta delle violenze che stanno perpetrando contro i civili. E conclude: “Le milizie, note come Free Syrian Army, ‘sono pazze e inaffidabili'”.

Baluardo di libertà contro l’oscurità di Damasco, nonostante facessero strame di civili, diventano tutt’altro quando combattono per una causa non in linea con le direttrici delle guerre infinite. Bizzarrie dell’informazione.

In quanto al rapporto tra regimechange siriano e al Qaeda segnalato dalla Gabbard, val la pena accennare che anche in altre guerre made in Usa si ritrova questa ricorrente convergenza tra gli obiettivi militari americani e quelli del Terrore.

In Libia, infatti, la Nato si ritrovò a combattere Gheddafi insieme ad al Qaeda, come dimostra un dettagliatissimo articolo del National Interest, mentre la Santa Alleanza tra la coalizione a guida saudita sostenuta dagli Usa e al Qaeda-Isis nella guerra contro gli Houti in Yemen è stata riportata dall’autorevole Associated Press.

Errori di valutazione forse. Resta che “errare humanum est, perseverare autem diabolicum“. Diabolico, appunto.

Va da sé che la denuncia della Gabbard ha suscitato reazioni anche di quei media (vedi New York Times) dei quali ha criticato la narrativa embedded, come viene definita la cronaca di guerra consegnata alla propaganda. E, come accade a quanti deviano da tale narrativa, è stata accusata di essere filo-Putin, filo-Assad etc.

Nel dibattito, un’altra voce contro le guerre infinite. Così Elizabeth Warren: “Penso che dovremmo uscire dal Medio Oriente. Non dovremmo avere truppe in quella regione. Ma dobbiamo farlo nel modo giusto, più intelligente […] attraverso una soluzione negoziata. Non esiste una soluzione militare in quella regione”.

Anche la dichiarazione della Warren ha suscitato reazioni. Tanto che il suo portavoce, Alexis Krieg, si è affrettato a precisare che il ritiro auspicato era riferito solo ai militari presenti in zone di conflitto e non alla presenza americana in Arabia Saudita, Qatar etc.

La Warren, ha specificato Krieg, “crede che dobbiamo porre fine alle guerre senza fine. Ciò significa far uscire tutte le truppe statunitensi dai conflitti in Medio Oriente e usare la diplomazia per lavorare con alleati e partner per porre fine alle guerre e alle sofferenze nella regione e nel mondo “.

“La Warren sta fallendo il test principale come Comandante in Capo” dell’America, ha titolato il Washington Post nel riferire la controversia, piccolo indizio del fatto che i “non allineati” non hanno vita facile a Washington e dintorni.

Il ritiro dalla Siria di Trump è dunque prospettiva condivisa, nonostante le distanze e diversità di approccio, dalla sinistra del partito democratico. L’opposizione alle guerre infinite dei neocon è trasversale, come trasversali ne sono i fautori.

Ps. Nelle mail dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton rivelate da Wikileaks l’esplicita dichiarazione della necessità di un regimechange siriano e le linee guida col quale si è tentato di conseguirlo (vedi Piccolenote).

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