13 ottobre 2019

Xi, Modi (e Putin) e il secolo asiatico

Xi Jinping ha incontrato Nerendra Modi. Incontro passato quasi inosservato, ma che si pone su quel livello dove la geopolitica tocca la storia.

Di per sé è uno dei tanti vertici che i due presidenti hanno tenuto durante la loro reggenza, stabilendo un rapporto tra i due giganti asiatici prima inesistente, data l’ancillarità dell’India alla geopolitica d’Occidente, retaggio coloniale che la relegava al ruolo di bastione di contenimento meridionale di Pechino.

Con il nazionalismo di Modi l’India ha progressivamente abbandonato quel ruolo per correre in solitaria. Non si concepisce più come colonia di prestigio, ma come potenza asiatica.

Da qui la necessità di interagire in modo diverso con gli altri Paesi del Continente, in particolare con la Cina, che è un concorrente sul campo, ma che sola può favorire lo sviluppo necessario alla sua nuova proiezione.

Per parte sua Pechino vede nell’India un mercato immenso per la sua economia, ma anche altro. Così il Global Times: “L’India non è solo un importante partner regionale della Cina, ma influenza in una certa misura la cooperazione della Cina con altri paesi della regione”.

In particolare quell’Asia meridionale sulla quale sta proiettando la sua Nuova Via della Seta.

La feconda ambiguità

Si tratta di una feconda ambiguità tra concorrenti-partner che ha permesso a Pechino di non rompere i rapporti con New Dehli anche quando quest’ultima ha revocato l’autonomia del Kashmir, aprendo una conflittualità a rischio escalation col Pakistan che della Cina è alleato chiave per la sua proiezione asiatica.

Una crisi affrontata nel colloquio tra i due presidenti, che si è però concentrato su altro, ovvero su come avvicinare ancora di più i due Paesi, passo geopolitico di rilevanza globale.

Come testimonia il luogo che Modi ha scelto per il vertice, ovvero Mamallapuram, nel Tamil Nadu, India meridionale, presso la città costiera di Chennai.

Patrimonio dell’Unesco, gli antichi monumenti di Mamallapuram hanno offerto la cornice adatta al nazionalismo di Modi, che contro l’influenza coloniale rivendica la la millenaria civiltà indiana.

Mamallapuram

Ma Mamallapuram è anche altro e più importante: “L’ex centro commerciale era governato da Pallavas, una potente dinastia del IV secolo che per prima stabilì rapporti commerciali con la Cina”, scrive il South China Morning Post.

Rilievo ribadito da Xi Jinping: “Il Tamil Nadu era un hub di transito marittimo per merci nell’antica Via della seta e ha una lunga storia di scambi con la Cina” (Global Times).

Non solo il passato: il China Daily, ricordando che l’India meridionale è sempre stata aperta al commercio, accenna al fatto che “molte delle società tecnologiche cinesi sono presenti nel sud dell’India, mentre molte società tecnologiche indiane presenti in Cina […] sono nate in città dell’India meridionale”.

Poco si sa dei colloqui, solo che hanno riguardato il succitato Kashmir e la cooperazione, in particolare come svilupparla senza che Pechino inondi l’India di prodotti a detrimento delle imprese nazionali, tema molto sensibile per gli indiani.

E delle tante possibilità offerte dalla creazione di un’area di libero scambio. Sul tavolo c’è il Regional Comprehensive Economic Partnership, proposto dalla Cina, al quale hanno aderito 16 Paesi asiatici tra cui l’India, i cui negoziati sono in via di definizione.

Al di là di questo progetto ad ampio respiro, i due hanno parlato degli scambi bilaterali e di sicurezza, dato che conferiscono importanza vitale alla stabilità del Continente (allo sviluppo serve la pace).

Il secolo asiatico?

Fin qui la cronaca. Più interessante la prospettiva. Così l’incipit di un articolo del Global Times: “La frase ‘secolo asiatico’ da tempo è oggetto di accesi dibattiti. Molti leader e analisti asiatici credono che il mondo sia stato europeizzato nel 19° secolo, americanizzato nel 20° secolo e ora sia entrato nella fase asiatica”.

“Il think tank con base in India Observer Research Foundation ad agosto ha analizzato questa prospettiva, affermando che il cosiddetto secolo asiatico ‘è stato definito dall’ascesa della Cina’ e dalla ‘crescita economica dell’India’”.

Tante le divergenze tra i due giganti asiatici, continua il GT, che “‘non perdono mai l’opportunità di perdere un’occasione’. Una considerazione che potrebbe suonare esagerata ma ha senso. Solo quando i due Paesi supereranno i loro disaccordi e inizieranno una collaborazione sincera, potranno inviare messaggi incoraggianti sull’inizio di un vero secolo asiatico”.

Spettatore più che interessato di tale processo è Vladimir Putin, che ha affiancato una solida partnership con Pechino a un’altrettanto solida collaborazione con l’India. Non solo sul piano militare, ma anche economico, dato che le ha aperto le porte dell’Estremo oriente russo.

Territorio quasi spopolato, ma ricco di terre e materie prime e già aperto alla Cina, nel meeting di Vladivostok lo ha offerto anche all’India di Modi, che ha lanciato un piano di investimenti per un miliardo di dollari sulla regione (Economic Times).

Se secolo asiatico sarà, la Russia sarà della partita. Così mentre l’Asia è abitata da prospettive, l’Occidente appare bloccato nelle sue convulsioni: non doglie del parto, ma spasmi di agonia. Ci torneremo.

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