9 ottobre 2019

Andrea Mantegna, La Madonna della Tenerezza

di Giuseppe Frangi

È uno di quei casi in cui il titolo calza alla perfezione con l’opera: La Madonna della tenerezza.

Si tratta di un disegno a penna e inchiostro su pergamena con il fondo dipinto a tempera, che viene riferito ad Andrea Mantegna (anche se non tutti sono d’accordo).

Certamente la matrice è una straordinaria incisione del grande artista, che ha “inventato” questo soggetto. Oggi il disegno è custodito in deposito da una collezione privata al museo degli Eremitani di Padova (nella cui chiesa sono custoditi i meravigliosi affreschi di Mantegna giovane, purtroppo rovinati dalle bombe alleate nel 1943).

Nel fondo dell’opera si riconoscono delle rovine, che avevano affascinato l’artista e tutti i suoi seguaci dopo la scoperta delle rovine romane.

È uno sfondo che dà un valore quasi cinematografico a quest’opera: perché Maria con il bambino Gesù sembrano una risposta a quel mondo semidistrutto, quasi fosse un anticipo dei grandi film del neorealismo italiano, dove il fattore umano si rivelava più forte delle rovine che lo assediavano.

Certamente il cuore di quest’opera è in quel tratto lasciato solo a disegno: si vede il meraviglioso dispiegarsi delle vesti e nella parte alta si arriva a quell’apice costituito dall’abbraccio di Maria al Bambino.

Lo stringe a sé con le due mani; se lo porta al volto in un gesto protettivo. Maria ha anche gli occhi socchiusi, per cui questo impeto di tenerezza sembra prefigurare il dolore che la investirà.

La tenerezza senza consapevolezza della nostra condizione ferita è infatti solo un sentimento che per sua natura si volatilizza; qui invece è coscienza del destino, è qualcosa che scavalca la transitorietà del tempo.

Tanto che può valere questa suggestione: la tenerezza espressa con la leggerezza e la fragilità del disegno, in realtà ai nostri occhi si consolida, quasi si trattasse di un bassorilievo, cioè di un qualcosa che non passa e non svapora.

La tenerezza è proprio così, un’esperienza fragile che ci mette in relazione concreta (fisica, come dimostra quel gesto di Maria che stringe il Bambino) con il mistero. Ed è questa tenerezza che permette e aiuta a  vivere anche se si sta in mezzo alle rovine…

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page