3 ottobre 2019

In Iraq soffia il vento del regime-change

L’Iraq è sconvolto da una improvvisa sollevazione popolare, iniziata circa tre giorni fa. Migliaia di manifestati hanno imperversato in diverse città. Le proteste sono dirette contro la corruzione e le scelte politiche del governo.

Finora si sono registrati 21 morti negli scontri di piazza, mentre centinaia sono i feriti e le persone arrestate. Più che interessante un cenno della Reuters sullo slogan più richiamato dalle folle. ” Lo slogan, ‘il popolo chiede la caduta del regime’, è stato reso popolare durante le rivolte della primavera araba del 2011″.

La primavera araba in salsa irachena

Insomma, una nuova primavera araba imperversa nel Paese, all’insegna del regimechange. Minaccia alquanto reale, data la forza della piazza e il fatto che tra i manifestanti potrebbero nascondersi elementi radicali, tra cui affiliati dell’Isis ancora attivi, che in questo Paese è nato ed è allignato.

Pericolo richiamato anche dalla nota della Reuters succitata e alquanto concreto,  se si tiene presente una nota dell’Iraq News Agency, la quale riferisce che le milizie sciite, le Forze di mobilitazione popolare, hanno sventato un grande attentato a Bahgdad da parte dei terroristi dell’Isis.

Situazione molto pericolosa, dunque: il Paese rischia di sprofondare in un nuovo caos, che alimenterebbe le tensioni regionali.

A Bahgdad è stato imposto il coprifuoco, dopo il tentativo di assalto al vitale aeroporto, come anche a Nassiriya, Amara e Hilla e altre città.

La capitale irachena, riporta l’Agenzia Tansim, è praticamente isolata dal resto del Paese, possono entrare e uscire solo veicoli autorizzati.

L’Iraq e l’asse anti-iraniano

Il governo, guidato da Abdul Mahdi, nonostante la presenza dei militari Usa, ha dispiegato una politica alquanto in dipendente da Washington, continuando a comprare petrolio dall’Iran nonostante le sanzioni e a non ingaggiarsi nel fronte anti-Teheran.

Posizione che gli ha consentito di esercitare un’opera di mediazione tra Iran e Arabia Saudita, nella quale si è impegnato negli ultimi giorni lo stesso Abdul Mahdi, come rivelato da Abbas al-Hasnawi, funzionario del governo iracheno (Piccolenote).

Probabile che ciò gli abbia portato sfortuna, attirando il vento postumo, e cattivo, delle primavere arabe e delle spinte al regimechange a queste associato.

Chi sta alimentando il fuoco, dovrebbe tener presente i pericoli insiti nell’innescare un processo destabilizzante che rischia di far ripiombare il Paese nel caos, dato che qui è nato l’Isis, che tanto orrore ha prodotto nel mondo.

Ma evidentemente tale rischio è derubricato a secondario rispetto all’esigenza di impedire all’Iraq di dispiegare una politica di segno diverso da quanto imposto dall’asse anti-iraniano.

Peraltro l’Iraq ospita milizie sciite legate all’Iran e a Hezbollah, una presenza che inquieta tanti e che ha attirato alcuni attacchi israeliani. L’ultimo dei quali è stato oggetto di denuncia da parte del premier Abdul Mahdi (è la prima volta che l’Iraq accusa esplicitamente Tel Aviv).

Situazione sotto controllo

Al di là degli scenari più ampi, va registrato che diverse forze politiche hanno esortato il Parlamento ad ascoltare le richieste dei manifestanti e a permettere le manifestazioni pacifiche. Lo stesso Abdul Mahdi ha ricevuto una delegazione di contestatori, ascoltandone le richieste.

Ma il Consiglio per la sicurezza nazionale, pur riconoscendo la libertà di dar vita a proteste pacifiche, ha però dichiarato che non saranno tollerate “attività sovversive“.

A scorrere i lanci del’Iraq News Agency, che dettagliano la situazione di varie città e province irachene, sembra che i disordini ora siano sotto controllo. Resta da vedere se si è trattato solo di una brezza passeggera o se è l’inizio di una tempesta.

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