1 ottobre 2019

L'incontro Kissinger-Lavrov e l'asse Clinton-neocon

Henry Kissinger e Sergej LavrovA margine dell’Assemblea plenaria dell’Onu il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato Henry Kissinger. Notizia che val la pena riferire, perché i due hanno sicuramente discusso di come attenuare le tensioni Est-Ovest, dato che Kissinger sostiene tale necessità e ne sussurra a Trump.

A dare la notizia è stata la Tass, che ha sottolineato il punto di incontro tra i due: “Kissinger si è dichiarato favorevole a un approccio pragmatico in politica estera, basato sugli interessi nazionali e non ancorato all’ideologia”.

Un approccio simile a quello di Donald Trump, che per questo attira le aspre critiche dei suoi avversari, terrorizzati dall’idea che il presidente americano possa chiudere la stagione dell’esoterismo del post 11 settembre.

La Nsa contro la Russia

Basta dare una lettura veloce al sito National Security Action, al quale fa riferimento parte del Deep State e che ha prodotto il documento dei 300, l’atto di accusa contro Trump che ha contribuito ad avviare l’impeachement.

Nella sezione dedicata a presentare la sua azione, il NSA (sigla che coincide con quella della National Security Agency, la più importante intelligence Usa), conclude così: “Lavoriamo anche con il Congresso per fare ciò che il presidente Trump e il suo partito non faranno: affrontare la Russia per il suo continuo assalto alla nostra democrazia”.

Il confronto con la Russia è tema portante della NSA, che, in altro scritto, critica Trump perché ha “abbandonato l’impegno dell’America a difendere i diritti umani all’interno del sistema delle Nazioni Unite”.

Frase tesa a recriminare l’abbandono della pratica dell’ingerenza fondata sui diritti umani, che ha prodotto la guerra in Libia, la primavera araba, la guerra siriana e ha supportato le rivoluzioni colorate nell’Europa dell’Est e altrove.

Certo, la NSA critica anche l’alleanza con Mohamed bin Salman e gli Emirati Arabi Uniti, che violano i diritti umani in Yemen; come critica la scelta di Trump di stracciare l’accordo nucleare con l’Iran e l’unilateralismo dei neocon imbarcati nell’amministrazione Trump.

Ma si tratta di concessioni alla sinistra democratica, molto sensibile a tali tematiche, per averne il supporto, indispensabile per vincere la battaglia contro Trump.

Le illusioni dei democratici di sinistra

Uno specchietto per allodole: in realtà sull’Iran si rimprovera a Trump che, avendo spaventato gli alleati, non può esercitare con più efficacia la “massima pressione” contro Teheran…

L’ala radicale del partito democratico si è imbarcata in questa crociata contro Trump con entusiasmo neofita, obbligata dalle circostanze, ma ne è stata già del tutto fagocitata.

Non saranno loro i vincitori di questa guerra, se sarà vinta, al massimo avranno un contentino e qualche strapuntino. A vincere sarà l’ambito liberal-clintoniano, come spiega perfettamente Axios: “il più grande beneficiario politico dell’indagine sull’impeachment potrebbe essere Elizabeth Warren”, favorita della Clinton.

Peraltro il National Interest favoleggia anche di una nuova candidatura della rediviva Hillary. Cosa ardua, in realtà, ma certo potrebbe tornare nella squadra della Warren, magari come Consigliere per la Sicurezza nazionale.

Kristol vs Trump

D’altronde, al di là dei tanti suggestivi accenni alla pace, nel sito della NSA si declama con chiarezza: “Ritirandosi nel nazionalismo, nell’isolazionismo, nell’unilateralismo […] il presidente Trump sta cedendo la leadership conquistata duramente dagli Stati Uniti nel mondo, isolandoci dai nostri alleati, incoraggiando i nostri avversari e indebolendo gli Stati Uniti come potenza globale”.

Tali critiche sono più che condivise dai neocon, avversati solo a parole dall’ambito liberal-clintoniano. Risulta più che significativo in tal senso un articolo apparso oggi sul New York Times, ingaggiato con tutte le forze nell’impeachement.

La firma dello scritto è quella di William Kristol, fondatore di Weekley Standard, la bibbia dei neoconservatori, e il titolo dice tutto ciò che c’è da dire: “I repubblicani non devono candidare Trump nel 2020”.

La trilateral Lavrov-Kissinger-Pompeo

Così torniamo a Kissinger e al suo incontro con Lavrov. In realtà nello stesso giorno c’è stato un turbillon di incontri: Kissinger ha poi incontrato Mike Pompeo e questi ha avuto un dialogo con Lavrov.

Si spera che il Segretario di Stato americano, uso ad affrontare le difficoltà a nefasti colpi di maglio, abbia ricevuto qualche lezione di diplomazia dal suo ex collega ultranovantenne.

Non si sa il contenuto del dialogo “pragmatico” tra i tre, ma certo qualcosa hanno messo a fuoco.

Nello stesso giorno, un’azione di disturbo puntuale: è stata resa pubblica una conversazione di Trump nella quale il presidente si diceva non preoccupato delle azioni dei russi in America, parole che hanno risvegliato il fantasma del Russiagate.

La lotta continua si intensificherà. Vedremo.

Ps. Nel succitato documento della National Security Action, un cenno, ribadito più volte, che val la pena rilevare: “Riteniamo che il cambiamento climatico sia una sfida urgente per la sicurezza nazionale”. Greta Thunberg ha alleati potenti, e prepotenti. Così il suo monito: “Il cambiamento sta arrivando, che lo vogliate o no” non risulta affatto velleitario.

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