30 settembre 2019

Lo schema Gantz è inceppato. Ora lo stallo favorisce Netanyahu

Israele è in stallo. Le elezioni hanno confermato le previsioni: Netanyahu non ha vinto, ma il meccanismo che doveva perderlo non è scattato né sembra destinato a scattare. Se perdura così, il premier, non vincente alle urne, potrebbe aver vinto nella sostanza.

Infatti, la nuova composizione del Parlamento israeliano, la Knesset, non lascia alternative a un governo di unità nazionale formato dal Likud di Netanyahu e da  Kahol Lavan di Gantz, con eventuale estensione al partito di Avigdor Lieberman, Israel Beitenu.

Lo schema inceppato

Ma sia Gantz sia Lieberman hanno fatto una campagna elettorale nel segno della fine del regno di Netanyahu, da cui un governo di unità nazionale col Likud, però senza Netanyahu.

Lo schema, per funzionare, doveva far scattare una rivolta nel Likud, i cui membri avrebbero dovuto accantonare Netanyahu. Finora non è andata così. Da cui lo stallo: nessuno ha la maggioranza per governare.

L’idea del presidente Reuven Rivlin, di formare un governo di unità nazionale che vedesse concordi Gantz e Netanyahu, non è andata in porto.

Così a Rivlin non è rimasto che seguire la prassi istituzionale, cioè convocare uno a uno gli eletti alla Knesset, chiedere loro chi volessero come premier e dare l’incarico al più segnalato dai parlamentari, che è stato Netanyahu.

Il boccino è dunque in mano al premier, che sta tentando di trovare le adesioni necessarie per un suo governo, ma non sembra destinato a riuscire, dato che Kahol Lavan resta sulle sue posizioni.

L’unica strada che ha, al momento, è imbarcare Lieberman, che però dovrebbe aderire a una coalizione formata dal Likud e dai partiti della destra religiosa, quegli ultraortodossi colpevoli, a suo parere, di aver dato alla politica israeliana una impronta messianica.

Difficile che vi aderisca, dato che la campagna elettorale in favore di un ritorno della politica israeliana alla laicità, o secolarismo, gli ha quasi raddoppiato i consensi. Ma non impossibile, dato il personaggio, uso a manovre spericolate.

Netanyahu e la terza elezione

Variabile Lieberman a parte, Netanyahu sembra destinato fallire. In seguito l’incarico di formare un governo dovrebbe essere conferito a Gantz (condizionale d’obbligo, vedi nota)

Tale successione di incarichi ha impedito a Gantz di evitare una trappola mortale.  Se a Netanyahu fosse toccato il secondo giro, infatti, avrebbe usato la situazione per mettere l’avversario sulla graticola, avvertendo che o si  faceva un governo insieme o sarebbe stata sua la responsabilità di portare il Paese a nuove elezioni, paventate da tanti come una catastrofe, dato che sarebbe la terza di seguito.

Trappola evitata, ma resta che nessun analista accredita a Gantz possibilità di riuscita, dato che il Likud dovrebbe restare compatto con Netanyahu.

L’unica possibilità in tal senso resta la via giudiziaria, dato che Netanyahu, la settimana prossima, deve affrontare l’udienza preliminare riguardo suoi asseriti reati. Qui si deciderà se aprire o meno un processo.

Gli avversari di Netanyahu hanno puntato molto su questo sviluppo, nella speranza che un’incriminazione possa far scattare la rivolta del Likud. Una prospettiva che si è affievolita col passar dei giorni. Non si vedono segnali in tal senso.

Anche perché, come spiega Haaretz, Netanyahu sta spiegando ai suoi che l’ultima elezione è stata “un incidente di percorso”. La prossima andrà bene e sta già lavorando in tal senso.

Peraltro lo stallo gli consente di rimanere premier. Arrivare alle prossime elezioni con in mano le leve del potere gli garantisce ulteriori possibilità.

Come opportunità offre anche la situazione internazionale. Se scoppiasse un conflitto – per fare un esempio, non casuale, con l’Iran -, la situazione cambierebbe totalmente. In guerra non è consentito disturbare il conducente.

Calcoli che Netanyahu sta facendo valere sui suoi per tenerli compatti e non farli cedere alle sirene di Gantz.

Situazione bloccata, dunque, a meno di imprevisti, sempre possibili.

Nota. Non è scontato che dopo il tentativo di Netanyahu Rivlin possa dare l’incarico a Gantz. Si potrebbe ripetere quanto avvenuto dopo le scorse elezioni, quando, fallito il tentativo di Netanyahu di formare il governo, si è proceduto con lo scioglimento della Knesset e l’indizione di nuove elezioni. Un’altra carta in mano al premier.

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