24 settembre 2019

Trump e l'Iran: nuove opportunità all'assemblea Onu

Lo sguardo torvo col quale Greta Thunberg accompagna l’ingresso di Trump rischia di diventare l’immagine cult di questa assemblea generale dell’Onu, con certo nocumento per un’assise che non dovrebbe essere lasciata in balia dei capricci di una bambina, pur simpatica.

Invero l’assise cade in un momento più che grave: la criticità Iran è ancora pericolosamente aperta: il rischio che il mondo sprofondi in una guerra globale non è ancora dissipato.

Impossibile, allo stato delle cose, che in sede Onu si riesca a trovare una via di uscita alla criticità, ma qualche passo può e deve essere fatto, prima che un nuovo incidente in stile Aramco riporti il mondo sull’orlo del baratro.

Incidente che si verificherà sicuramente se la piaga resterà aperta, come ben sanno i tanti costruttori di guerra che stanno impedendo in vari modi l’apertura di una fase negoziale.

Nello stallo, due novità. L’ipotesi lanciata da Boris Johnson di un “Trump deal” con l’Iran, un nuovo accordo che rimedi ai difetti dell’accordo siglato da Obama.

Un passo importante quello di Johnson, con cenno alla carenza dell’accordo pregresso più che dovuto: l’intesa prossima ventura, se ci sarà, deve poter essere sbandierata da Trump come una vittoria della sua politica di massima pressione. Ipocrisie che appartengono al gioco politico e che vanno registrate per quel che sono…

Le parole del premier britannico sono state accolte con tacito favore da Teheran, dato che, in parallelo, è stato finalmente dato il via libera alla Stena Impero, la petroliera britannica sequestrata il 14 settembre dall’Iran nello stretto di Hormuz.

Ma, cosa ancora più rilevante, hanno suscitato l’esplicita adesione del presidente Usa, come documenta Politico: “Trump ha accolto con favore la proposta di Johnson di negoziare un nuovo accordo, affermando che ‘non è affatto sorpreso che [Johnson] sia il primo a dire una cosa del genere”. Ciò perché Trump considera Johnson un “vincente”.

Sarà, ad oggi il vincente si trova una bella gatta da pelare, dato che la Corte Suprema ha giudicato illegale la chiusura del Parlamento britannico da lui decretata per evitare ulteriori dibattiti e iniziative parlamentari sulla Brexit.

Ma al di là della politica interna britannica – pur se la Brexit ha certa rilevanza -, resta l’apertura di uno spiraglio di opportunità sull’Iran. Rafforzata dalle parole di Trump riguardanti una proposta iraniana, definita “Iniziativa Hormuz”.

Questa iniziativa, ancora segreta, sarà resa pubblica da Hassan Rouhani nel suo viaggio all’Onu. In attesa dei dettagli, si può registrare con certa speranza l’attenzione che gli ha tributato Trump, che ieri ha affermato di esser pronto ad ascoltare quel che dirà il presidente iraniano aggiungendo che, nonostante tutto, “resta aperto” a nuove opportunità.

Sulla necessità di un nuovo accordo con Teheran si sono espresse anche Gran Bretagna, Francia e Germania, a margine dell’improvvida, quanto dovuta, dichiarazione congiunta nella quale hanno sposato la tesi americana sull’attacco alla Compagnia petrolifera saudita Aramco, la cui responsabilità è stata addossata all’Iran nonostante non sia stato trovato uno straccio di prova in tal senso.

D’altronde la narrativa ufficiale di questa crisi non è passibile di dissenso, come avvenne per le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Magari più in là, quando ormai i giochi saranno fatti.

Ad oggi occorre accontentarsi di questa finestra di opportunità, che non è grande, ma neanche piccola.

Per una coincidenza non solo temporale, lo stallo della crisi iraniana coincide con il temporaneo stallo della politica israeliana. Ma sul punto torneremo in una nota successiva.

 

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