12 settembre 2019

I missili su Netanyahu

Il filmato di Netanyahu portato via dalla scorta durante un comizio elettorale mette a serio rischio la prosecuzione della sua avventura politica. Così titola Haaretz: “Il video di 15 secondi che potrebbe uccidere la campagna elettorale della rock star Netanyahu”.

Il video della “messa in sicurezza”

Così Timesofisrael: “Il filmato di un primo ministro israeliano, la cui capacità di garantire la sicurezza di Israele è parte importante della sua campagna elettorale, che è costretto ad abbandonare temporaneamente una manifestazione elettorale per un attacco missilistico di Hamas” è un’arma elettorale potente in mano ai suoi rivali.

Peraltro, aggiunge il giornale israeliano, dimostrerebbe “il fallimento della sua politica di contenimento ‘morbida’ nei confronti di Hamas per alleviare il Sud di Israele dalla costante minaccia di attacchi missilistici da Gaza”.

Uno scacco strategico, che dà ragione ai suoi avversari politici, i quali da tempo rimproverano a Netanyahu di aver distolto l’attenzione della Sicurezza da Gaza per concentrarla sul fronte Nord (Siria, Iran).

Il giorno fatidico

Giornata nefasta per Netanyahu, il 10 settembre, che aveva invece immaginato fosse propizia per un rilancio. In mattinata, infatti, aveva dichiarato che alle 17 avrebbe fatto un annuncio importante.

Riconoscendogli doti “magiche”, che l’hanno sempre tratto fuori dai guai, la politica israeliana, e non solo, era rimasta sospesa in attesa.

Tra le varie ipotesi, circolava quella dell’annuncio di un attacco su vasta scala contro Gaza, governo di emergenza e unità nazionale con rinvio delle elezioni.

A rilanciare l’ipotesi era Debka, sito vicino all’intelligence, a dimostrazione che non era del tutto aleatoria.

E però più che improbabile, dato che una guerra non si improvvisa. Il rischio debacle era evidente. Non certo riguardo l’esito, scontata la vittoria israeliana, ma le perdite, anche civili, sarebbero state insostenibili.

Cosa che avrebbe scoraggiato l’esercito ad agire e gli altri partiti politici ad appoggiare l’ipotetica avventura militare.

L’annuncio depotenziato

Invece più reale era la possibilità di annunciare l’annessione della Valle del Giordano, ma la Corte Suprema ha avvertito Netanyahu che non poteva, dato che il suo governo era provvisorio.

Avrebbe dovuto aspettare le elezioni e una sua eventuale affermazione. Da qui l’annuncio conseguente, che cioè l’annessione verrà con la sua vittoria (suscitando proteste in tutto il mondo, non solo arabo).

La mossa, già depotenziata, era stata fiaccata ancora di più dalla notizia del licenziamento di Bolton da Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, ferale per la sua politica anti-Iran.

Dopo l’annuncio, il viaggio per il comizio fatale ad Ashdod, vicino alla Striscia di Gaza, contro il quale Hamas ha lanciato un missile.

Missile che interpella

Un episodio che va letto nella sua intera portata, che è enorme: mai si era visto un primo ministro israeliano minacciato direttamente da un nemico esterno.

L’intelligence israeliana, che monitora costantemente Gaza, sa perfettamente in quali momenti ci sono rischi di attacco e gli eventuali obiettivi.

Magari non ha sempre informazioni sicure e dettagliate, ma ha sempre a disposizione informazioni affidabili.

E se c’è solo una possibilità su mille che la visita di un primo ministro in una zona è a rischio, deve evitarla, scoraggiarla o almeno prendere le misure del caso perché il rischio sia azzerato, anche dal punto di vista dell’immagine, che è anche immagine internazionale dello Stato.

Defezioni e intercettazioni imbarazzanti

Certo, il premier è resiliente, e di certo il suo annuncio sull’annessione della Valle del Giordano gli ha consegnato altri consensi tra i coloni, ma questa sua campagna elettorale appare vacillante come mai prima d’ora.

Peraltro, nelle pieghe della defenestrazione di Bolton, la cui assunzione a Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa fu una vittoria decisiva per Netanyahu (Haaretz), si evince un altro dettaglio.

Lo spiega il National Interest, raccontando che la defenestrazione di Bolton è stata anticipata dal litigio tra Netanyahu e Sheldon Adelson, re del gioco d’azzardo, influente figura della destra ebraica, e più che munifico finanziatore del partito repubblicano Usa.

Finora Adelson e Netanyahu sono stati legati da uno “stretto partenariato politico e finanziario”. Adelson ha sempre sostenuto i repubblicani negli Usa e Netanyahu in Israele.

Non è più così: dopo un litigio per uno sgarbo del premier israeliano – voleva ingerirsi nel suo giornale, Israel Hayom -, Adelson ha dichiarato di non volerlo più incontrare. Defezione di peso.

E di oggi la notizia bomba: Israele avrebbe installato dispositivi di intercettazione presso la Casa Bianca. Nonostante l’ovvia smentita da Tel Aviv, e nonostante la veridicità o meno dell’accusa, è una nuova tegola per Netanyahu, che, oltre alla difficoltà di eludere l’imbarazzo del caso, vede farsi ancora più improbabile un intervento a suo favore di Trump prima delle elezioni.

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