7 settembre 2019

Putin playmaker dell'Asia, cioè globale

Gli accordi tra Nerendra Modi e Vladimir Putin al Forum di Vladivostok segnalano che l’asse Russia-India si sta consolidando, nonostante le intense pressioni americane per evitarne l’avvicinamento, che si era manifestato con l’acquisto del sistema d’arma russo S-400.

Un acquisto dal significato altamente simbolico, date le tante lusinghe e minacce Usa per sventarlo, che sembra abbiano sortito l’effetto contrario, cioè di allontanare ancora più l’India dagli Usa.

Putin e Modi (e Xi)

Un rapporto che sembrava impossibile secondo tanti in Occidente, dato l’asse Mosca-Pechino e l’antagonismo tra quest’ultima e New Delhi. Tanto che molti hanno scritto di uno sgarbo di Putin a Xi Jinping.

E però la diplomazia non si fa con l’accetta e le complessità possono tenersi insieme.

La Cina e l’India stanno facendo molto per appianare i contrasti: tanti i vertici tra Xi Jinping e Modi. Un rapporto ambiguo quello tra i due giganti asiatici, data l’alleanza tra Cina e Pakistan, oggi nemico acerrimo dell’India con tensioni acutizzate dalla revoca dell’autonomia del Kashmir.

Ma conflittualità e dialogo nel rapporto tra Cina e India sono in realtà due facce della stessa medaglia. E l’asse Modi-Putin crea un nuovo canale di comunicazione tra Cina e India, con la Russia a mediare (peraltro i summit tra Cina, India e Russia sono stati proficui).

Nel processo di avvicinamento Mosca-New Delhi gioca un ruolo fondamentale il nazionalismo indiano, del quale la presidenza Modi è espressione. Egli mira a rilanciare l’India cercando di smussare le asperità con la Cina, essenziale per creare sviluppo, ma rifuggendo un ruolo ancillare al Dragone, rischio alto data la sproporzione delle due economie.

Allo stesso tempo, non vuol restare nel chiuso del ruolo più che ancillare assegnato all’India dall’Occidente, che la vede essenziale per contenere la Cina, ma la priva di ogni prospettiva di sviluppo, dipendente in questo dall’Occidente stesso (con risultati “controllati” e quindi necessariamente scarsi).

Da qui l’idea di creare un nuovo e più stretto rapporto con la Russia per armamenti, scambi commerciali e soprattutto energia.

Tale sviluppo rischia di diventare uno dei più  grandi rovesci della strategia Usa, dal momento che vede vacillare il pilastro della sua strategia dell’Indo-pacifico.

L’Oriente senza Occidente

Se la marcia di avvicinamento dell’India alla Russia giungesse a compimento, sarebbe un mutamento geopolitico di portata epocale, che va letto insieme ai nuovi rapporti che si stanno creando tra i Paesi asiatici.

Nuove correnti percorrono l’Oriente e nuovi legami s’intersecano sempre più intensi tra questi: tra Giappone e Russia, tra la Cina e le Filippine, e tanto altro.

Ciò che si profila è una progressiva erosione dell’influenza dell’Occidente in Asia, che la smobilitazione degli Usa dall’Afghanistan accelererebbe (almeno per la parte continentale).

Da qui il forte contrasto all’idea di Trump di un ritiro delle truppe Usa dal Paese, oggi ad esempio criticato aspramente dall’influente generale David Petraeus in un’intervista al Corriere della Sera.

Per comprendere la portata degli eventi basta un cenno: l’intesa di Vladivostok tra India e Russia per rilanciare l’acquisto di petrolio iraniano, che vede New Delhi, già cliente di Teheran, smarcarsi apertamente dalla strategia anti-Iran degli Usa.

Il tramonto dell’Occidente

Nell’incontro di Vladivostok, Putin ha affermato che la leadership dell’Occidente sta tramontando. Frase forse pretenziosa, ma che ribadisce un’affermazione recente del presidente francese Emmanuel Macron, a indicare che il sentimento serpeggia in tanti ambiti.

Tanto che, parlando della mancata reintegrazione della Russia al G7, richiesta da Trump, il presidente russo ha ironizzato su un vertice di “Grandi” che non comprende la Cina e ricordato l’importanza di summit alternativi (dei quali Mosca e Cina sono protagonisti).

Per quanto riguarda la Russia, va detto che da tempo ha larga applicazione la dottrina Brzezinski, volta a staccare Mosca dall’Europa per limitarne la proiezione globale e farne un impero prevalentemente asiatico.

Putin ha fatto di questa miope strategia avversa un’opportunità, ponendo nuova attenzione all’Asia, prima marginale nella strategia russa.

Si è così ritagliato il ruolo di playmaker di tale continente, riuscendo a tessere rapporti tra antagonisti. Con l’Asia già motore del mondo e destinata a crescere, la Russia, anche grazie ai suoi nemici, assume una nuova proiezione globale.

Peraltro Putin ha iniziato a vendere l’Artico e i suoi segreti tesori ai Paesi asiatici, con accordi su basi e rotte siberiane. Tutto da guadagnare per la Russia, senza spendere nulla.

Detto questo, il Tramonto dell’Occidente fu già preconizzato nel passato, da Osvald Spengler. Quel declino produsse mostri (nazismo, Guerra…). La vigilanza è d’obbligo.

Ps. Fallito ieri lo sbarco sulla Luna della sonda spaziale indiana. Indice che il cammino per le nuove prospettive di New Delhi è accidentato.

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