6 settembre 2019

11 settembre: Putin avvertì Bush attacco imminente

Due giorni prima dell’attentato dell’11 settembre Putin telefonò a Bush per avvertirlo che l’intelligence russa aveva riscontrato segnali di un’imminente campagna terroristica, “qualcosa che veniva preparato da molto tempo”, che proveniva dall’Afghanistan.

Tre righe dirompenti che stanno facendo il giro il mondo, scritte dall’ex analista della Cia George Bibi nel suo libro: “The Russian Trap: How Our Shadow War with Russia Can Turn Into a Nuclear Catastrophe” (“La trappola russa: come la nostra guerra segreta con la Russia può trasformarsi in una catastrofe nucleare”).

Lo riportano i siti russi, Russia Today come Sputnik, rammentando i tanti avvertimenti previ, anche dell’intelligence Usa, ignorati dalle autorità statunitensi.

Un altro dei tanti misteri di quel fatale 11 settembre, mai stati chiariti e sui quali è arduo fare domande perché si viene tacciati di complottismo.

L’insider trading dell’11 settembre

Tra questi misteri anche l’inquietante numero di operazioni di insider trading mirate a far soldi puntando a un imminente collasso di alcune società americane.

Potenti della finanza che hanno fatto una valanga di dollari “presagendo” l’imminente catastrofe. Citiamo, sul punto, una fonte che non può essere tacciata di complottismo, il Foreign policy journal.

In un articolo del 2010, dal Titolo “Evidence for Informed Trading on the Attacks of September 11”  (prova di speculazione informata sugli attacchi dell’11 settembre), Kevin Rayan scrive che sia l’Fbi sia la Commissione d’inchiesta ufficiale sugli attentati hanno raccolto prove sostanziali e sostanziose sull’anomala ondata speculativa su azioni e titoli di società che sarebbero state influenzate in maniera drastica dal crollo delle Torri gemelle.

Ma pur avendo evidenza di un’anomalia conclamata, si limitarono a verificare se i tanti profittatori fossero collegati ad al Qaeda, ai quali fu attribuito l’attentato (in realtà gli attentati, dato che ci fu anche l’attacco al Pentagono, la scomparsa  dell’aereo di linea dichiarato caduto in Pennsylvania e altro meno ricordato).

“Per quanto riguarda l’insider trading […]  si legge nell’articolo – la relazione della Commissione era sospetta per diversi motivi. In primo luogo, le operazioni “informate” relative all’11 settembre erano molto più estese delle sole azioni delle compagnie aeree”.

“Azioni di società finanziarie e di assicurazione, nonché altri veicoli finanziari, sono state individuate come associate a operazioni sospette. Si sono registrate anche enormi transazioni operate con carte di credito, completate poco prima degli attacchi”.

“Alla fine la Commissione ha cercato di inquadrare tutte queste negoziazioni altamente sospette come una serie di coincidenze. Tuttavia, la possibilità che così tanti importanti esperti finanziari si siano sbagliati così tanto è nella migliore delle ipotesi dubbia e, se  vera, sarebbe un altro scenario incredibile della sequenza già altamente improbabile di eventi rappresentati dalla storia ufficiale dell’11 settembre”.

L’avvertimento di Putin

Chi vuole, può leggere il lungo articolo per i dettagli, per quanto riguarda questa nota basta il cenno in questione per riferire di uno dei tanti misteri dolorosi di quel giorno.

In realtà il presidente George Bush aveva pure dichiarato che sarebbe stata fatta un’indagine su quei movimenti finanziari, ma non fu, o poté essere, conseguente. Nessuno sa chi ha fatto quelle operazioni finanziarie e in base a quali “presagi”.

Avvertimenti, presagi, tanto ancora di nebuloso su quanto accadde in quel giorno. Di certo il presidente George W. Bush, l’inetto, avrà girato l’avvertimento ricevuto da Putin a qualcuno dei suoi. Che avrà derubricato la cosa a boutade o a normale amministrazione. Nonostante provenisse da fonte più che autorevole.

Oppure, e qui siamo nel campo del complottismo (ci sia permesso una volta), qualcuno l’ha valutata nella sua portata, come ha valutato nella loro portata gli altri avvertimenti precedenti.

Ma, invece di attivarsi per porvi rimedio, ha pensato fosse un’opportunità, come da cenni del recente film-documentario “Vice”.

Complottismo, ovvio. Resta però che colpisce un particolare della comunicazione rivelata da Bibi nel suo libro: è del tutto irrituale che il presidente russo contatti il presidente degli Stati Uniti per avvertirlo di una minaccia. In genere si usano canali altri – riservati, ma solidi -, come ad esempio quelli dell’intelligence, che restano sempre aperti alle comunicazioni.

Irritualità che sembra indicare che Putin non si fidasse di quanti circondavano – assediavano – il presidente inetto, che andava dunque avvisato di persona.

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