4 settembre 2019

Orazio Gentileschi, Riposo durante la fuga in Egitto

Orazio Gentileschi, Riposo durante la fuga in EgittoIn queste settimane a Fabriano si può visitare una mostra esemplare, imperniata su un grande artista caravaggesco, Orazio Gentileschi, che in questo territorio ha lasciato tante opere e quindi ha avuto un importante influsso sulla pittura locale.

Come indirettamente suggerisce il suo cognome, Gentileschi è un caravaggesco gentile, che vira il realismo audace verso più pacati orizzonti devozionali (del resto era toscano, e quindi aveva nel suo dna una certa compostezza compositiva).

Dove il caravaggismo affiora in modo più palese è perciò nei dettagli. Uno dei più indimenticabili è certamente quello del san Giuseppe nel Riposo durante la Fuga in Egitto. È un soggetto che ebbe un grande successo, tant’è che Genitleschi lo dipinse in quattro versioni, che presentano solo lievi differenze.

Quello presente in mostra è, secondo i critici, probabilmente il prototipo, ed oggi è custodito in una collezione privata, dopo aver fatto parte delle collezioni del Getty Museum di Malibu. Tutte e quattro le varianti hanno il dettaglio sorprendente e meraviglioso del San Giuseppe che dorme sdraiato mentre Maria allatta Gesù Bambino.

Dorme su un giaciglio improvvisato, per cui la testa gli si rovescia all’indietro, mettendo in luce la fronte segnata dalle rughe. Anche le braccia sono abbandonate per la stanchezza. È un sonno profondo il suo; il sonno di un uomo certamente sfiancato dalla fatica per la giornata passata fuggendo per mettere al sicuro la vita della sua promessa sposa e di quel Figlio non suo.

Come sappiamo dai Vangeli Giuseppe era uomo che aveva familiarità con il sonno; ed è in virtù di questa familiarità che Gentileschi lo immagina dormire anche in questo frangente concitato. Non è certamente una forzatura, perché la struttura umana di Giuseppe è tutta riassunta in quella facilità e semplicità di abbandono.

Il sonno è metafora di un affidarsi, di un lasciarsi guidare che libera dall’ansia e che fa ritenere giusto anche quello che era formalmente non troppo corretto: in fondo stava fuggendo con quella ragazza madre che stando alla cronologia dei vangeli non aveva ancora fatto in tempo a sposare («essendo promessa sposa di Giuseppe», scrive infatti Matteo).

Per dipingere un dettaglio come questo a Gentileschi non è bastata l’abilità che ben gli conosciamo in tanti capolavori. Per dipingere un dettaglio così ci è voluto certamente un istante di immedesimazione; un essere per un momento “come Giuseppe”. Un lasciarsi prendere per mano dalla sua semplicità. Per questo oltre che commuoverci questo quadro suscita qualcosa di più: fa scattare il desiderio e la domanda di essere uomini e donne così. 

La mostra “Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche” (a cura di Alessandro Del Priori e Anna Maria Ambrosini Massari) è aperta alla Pinacoteca Civica di Fabriano fino all’8 dicembre.

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