3 settembre 2019

Il discorso di Nasrallah e la guerra evitata per fortuna

hassan nasrallah
“Ricordate la data del 1° settembre 2019”. Questo il monito del discorso di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, fatto dopo la rappresaglia per i due attacchi israeliani contro i suoi uomini.

Rappresaglia documentata da un video diffuso ieri dal Partito di Dio che mostra un missile che colpisce un veicolo corazzato dell’esercito e altri che esplodono presso una base militare. Due attacchi che, per fortuna, non hanno registrato vittime.

Il discorso di Nasrallah

Discorso di propaganda quello di Nasrallah, come ovvio, ma di importanza. Anzitutto va segnalato che con questo discorso ha voluto chiudere la partita: nessuna guerra all’orizzonte, come accennato nella nota pregressa.

Ha poi esplicitato alcuni termini dell’accordo del 2006 tra Israele e Hezbollah successivo alla guerra di quell’anno – mai reso pubblico, ma evidente – che impegnava Israele a non attaccare Hezbollah in Libano e la milizia sciita il territorio israeliano.

Regola del gioco che gli israeliani ha violato con l’attacco di Beirut del 26 agosto, “che non ha raggiunto i loro obiettivi”, secondo Nasrallah.

Cenno, quest’ultimo, che nega la contraria affermazione di Tel Aviv che vuole che uno dei suoi droni abbia distrutto meccanismi inviati dall’Iran per potenziare la precisione dei missili di Hezbollah (ma altri affermano che l’obiettivo era un alto dirigente del Partito di Dio, cosa più plausibile data l’impossibilità di contrabbandare tale materiale con l’intelligence di mezzo mondo oggi concentrata su Teheran).

Allo stesso tempo Nasrallah ha fatto notare che, dopo che Hezbollah aveva dichiarato che avrebbe risposto, Israele ha evacuato il confine, abbandonando anche basi strategiche.

Così Nasrallah ha potuto rivendicare una vittoria psicologica, dato l’effetto della minaccia sul nemico. Non solo, attaccando in territorio israeliano, e per di più in pieno giorno – particolare che in effetti rende più ardua l’azione -, ha dimostrato di poter a sua volta rompere con efficacia la linea rossa di Israele.

Quindi, pur dichiarando che Hezbollah si atterrà all’accordo pregresso, Nasrallah ha aggiunto che dal 1° settembre “non ci sono più linee rosse” per Tel Aviv, il cui territorio è esposto ad eventuali attacchi, che si verificheranno in caso di nuove aggressioni in territorio libanese.

Non solo, Nasrallah ha anche dichiarato che dopo quanto accaduto il 1° settembre Hezbollah prenderà di mira i droni israeliani inviati in territorio libanese, oggi indisturbati.

Probabile che ciò avverrà in maniera mirata e non sistematica – per evitare l’eventuale fuoco di copertura israeliano -, ma con eguale efficacia.

Ha quindi concluso: “Dico agli israeliani che questi eventi sono il risultato della stupidità di Netanyahu, che cerca solo di sfuggire alla giustizia per le vicende di corruzione in cui è coinvolto”.

Lo scontro e la politica di Israele

Come si vede, al di là degli insulti, usuali tra gli antagonisti, Nasrallah ha ben presente gli interna corporis della politica israeliana, e la sua analisi converge con quella di tanti analisti della controparte, che hanno appunto segnalato la stessa causale riguardo l’azione dell’esercito israeliano, aggiungendovi motivazioni di tipo “elettorale”.

Così, al di là della propaganda, il discorso di Nasrallah indica che qualcosa è cambiato e che l’azione intrapresa il 26 agosto dall’esercito israeliano a conti fatti si è rivelata alquanto improvvida.

Lo scrive anche Amos Harel su Haaretz, che commenta il video diffuso ieri da Hezbollah sull’attacco a un veicolo corazzato israeliano, che “per fortuna” ha registrato solo feriti e non anche vittime.

Harel ammonisce Israele a non esultare troppo per lo scampato pericolo e scrive: “Mentre sta rivendendo il risultato ottenuto, l’esercito dovrebbe anche indagare sull’incidente e su come ciò avrebbe potuto trascinare Israele in un conflitto che non voleva“.

Già, perché se l’attacco avesse causato morti, Israele non avrebbe celebrato una vittoria, ma “un funerale”. Che avrebbe comportato una guerra totale contro Hezbollah. Dato quanto avvenuto, conclude, “Israele è stato più fortunato che intelligente”.

La fortuna (destino, caso, provvidenza che sia) è variabile non secondaria di questo confronto duraturo. È andata bene, sollievo d’obbligo.

Restano però tante le perplessità sull’azione su Beirut ordinata da Netanyahu. Voleva davvero scatenare una guerra, evitata poi per un soffio?

L’operazione è stata ordinata il giorno in cui il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif si era recato a sorpresa al G7 di Biarritz e incombeva un suo incontro con Trump.

Si sa che quel giorno Netanyahu ebbe a cercare “freneticamente” il presidente Usa per dissuaderlo dall’incontrare Zarif (Timesofisrael).

Così l’operazione Beirut appare più un modo per forzare la mano su Trump che altro. Raggiunto il risultato, con Trump che pubblicamente affermava che era “troppo presto” per un incontro simile, è probabile che i due droni israeliani inviati su Beirut siano stati sabotati (Cia? Russi? Lo stesso Mossad?), così da non infliggere danni.

L’azione di Hezbollah è così potuta svilupparsi in maniera misurata, come da elogi di Yedioth Ahronot, e la guerra è stata evitata. Per ora. Per fortuna, caso, destino, o provvidenza che sia.

 

 

 

 

 

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