30 agosto 2019

La distensione Usa-Cina, la recessione globale e Hong Kong

La guerra commerciale Cina-Usa, dopo l’escalation, ha un momento di flessione: ieri funzionari delle due parti hanno riconosciuto la necessità di “trovare una via di uscita”.

Lo riporta il Washington Post, che riferisce le parole del portavoce del ministero del Commercio Gao Feng di ieri, il quale, pur ribadendo che la Cina può rispondere adeguatamente ai dazi Usa, ha però scelto di verificare se ci sono le condizioni per un nuovo  round negoziale.

La possibilità di un incontro tra le parti a settembre “è ancora sul tavolo”, ha aggiunto. Secondo il WP sarebbe la risposta alle dichiarazioni rese da Trump a margine del G7 di Biarritz, quando ha annunciato di aver avuto “ottimi” contatti con la controparte.

Schiarita, dunque, anche se tutta da verificare e a rischio delusioni. Nel gioco al massacro dei dazi innescato dagli Usa è però entrata una variabile nuova: la paura di una nuova recessione.

Segnali di una nuova crisi si succedono con sempre più insistenza. Indici in ribasso, produzione in calo, ai quali in questi giorni si è aggiunto un nuovo tassello.

I rendimenti delle obbligazioni statunitensi a breve termine hanno praticamente “eclissato” quelle dei titoli a lungo termine, scrive il WP. “Il fenomeno – spiega il quotidiano Usa -, noto come curva di rendimento invertita, ha preceduto tutte le recessioni avvenute dal 1955 ad oggi”.

In parallelo, “gli investitori stanno virando verso attività più sicure” e, si può aggiungere, si è accentuata la corsa verso i beni rifugio, anzitutto l’oro.

Questa variabile nuova rende più a rischio il terreno dello scontro Usa-Cina. Se finora si poteva avere certa contezza delle conseguenze dell’innalzamento di dazi su particolari prodotti, tutto si fa più complesso, incerto, impervio.

Non solo, va ricordato che il mondo non è stato salvato dalla scorsa recessione dalle mosse dei governi e degli istituti internazionali, che di fatto hanno solo dato soldi alle banche evitandone sì il collasso, ma lasciando tutto come prima, tanto che di fatto tutto ristagna nonostante le tante dichiarazioni di segno diverso.

A salvare l’economia globale è stato piuttosto lo sviluppo cinese, che ha fatto da traino al mondo, consentendogli di risalire dal fondo dell’abisso (anche per questo Pechino è tanto irritata dalla mossa di Trump, che ripaga in maniera maldestra l’aiuto pregresso).

Stavolta è diverso, dato che a causa della guerra commerciale la Cina ha frenato di molto il suo sviluppo: nessuna ciambella di salvataggio all’orizzonte per il mondo, tutto più complicato.

La variabile recessione può dunque raffreddare gli animi, ma potrebbe anche eccitare quelli di quanti, consegnati al caos, potrebbero vederla come una ulteriore possibilità.

Vedremo. Nel frattempo si segnala un altro cenno significativo dello scontro Cina-Usa, che ha nella contesa di Hong Kong un punto focale. Due giorni fa l’arrivo in città di un nuovo contingente militare inviato da Pechino al posto del precedente.

Semplice turnazione, ha spiegato il governo, ma è ovvio che mentre il vecchio contingente era impreparato all’improvvisa sollevazione popolare, il nuovo è stato approntato ad hoc. Pechino sta cercando di dare una risposta più efficace alle proteste, come segnala anche il fatto che ieri sono stati arrestati tre leader della rivolta.

Il primo ottobre la Cina celebra i 70 anni dalla proclamazione della Repubblica. Almeno fino ad allora sembra più che improbabile una Tienanmen 2.0.

Ma è anche vero che non può permettere che una celebrazione che dovrebbe mostrare al mondo la nuova potenza cinese sia macchiata da manifestazioni che, al contrario, ne mostrano la debolezza.

Arduo immaginare una via di uscita da questa situazione, usata dai nemici della Cina come un maglio: sia per destabilizzarla a vari livelli – economico-finanziario, politico e sociale -, sia per tentare di soffocare il sogno globale di Xi Jinping grazie a una nuova ondata nazionalista, che per prima cosa investirebbe come uno tsunami la città di Hong Kong.

Manca un mese alla data fatidica. Il tempo si è fatto breve.

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