29 agosto 2019

Il governo giallorosso e il tweet di Trump

Il governo giallorosso e il twitt di Trump. Nella foto, Mattarella e ConteGoverno giallorosso in Italia, a quanto pare. Si torna all’antico, dato che era la prima opzione esplorata dai Cinque Stelle dopo le ultime elezioni politiche, andata a vuoto per il niet di Renzi, oggi resuscitato.

Questo l’esito della crisi creata da Matteo Salvini, convinto che staccare la spina al governo implicasse necessarie elezioni. Un errore di calcolo, che è errore politico.

Interessa in questa nota soffermarsi sul momento chiave della crisi, il tweet di Trump in favore di “Giuseppi Conte” – refuso “originale” – del tutto inatteso da Salvini, che ne è parso stordito.

Come inatteso è stato per tanti analisti che da anni discettano di populismo e sovranismo, con schemi propri della realtà virtuale.

Bannon

Così il sovranista-populista Salvini avrebbe dovuto godere dell’appoggio del sovranista-populista per eccellenza, cioè il presidente Usa, grazie all’asse privilegiato con Steve Bannon, cosiddetto ideologo di Trump.

Errore che non tiene conto della contesa feroce, pur se segreta, che oppone i neocon al Trump.

Bannon da tempo ha assunto derive neocon. È ormai sepolto il tempo in cui, si era al 2017, sulla sua piattaforma, Breitbart, poteva elogiare Xi Jinping e la Cina.

Oggi per Bannon la Cina è nemico esistenziale, classica visione neocon dei conflitti ingaggiati dagli Usa nel mondo. Da qui le distanze col presidente Usa, il cui pragmatismo lo porta a cercare intese, in particolare con Xi e Putin.

Così può anche non stupire che Trump abbia dato il suo placet a un governo guidato dal Premier che ha siglato l’accordo sulla Via della Seta con Pechino, al quale Salvini era contrario, e non ha riconosciuto Juan Guaidò come legittimo presidente venezuelano, come da pressante richiesta degli Usa, accolta invece dal leader leghista (crisi, quella venezuelana, peraltro non voluta da Trump).

I rapporti con Putin

Sotto altro ma convergente profilo, la rivelazione che il nome di Conte sarebbe stato gradito a Trump perché al recente G7 di Biarritz avrebbe accolto la sua richiesta di reintegrare la Russia nel club dei cosiddetti Grandi.

Lettura riduttiva (basti pensare all’attivismo di Macron in tal senso), che però ha un fondo di verità che fa saltare un altro schematismo, che vede in Salvini il leader italiano più legato a Putin.

Se è vero, Trump, che intende stabilire rapporti fecondi con Mosca, avrebbe dunque dovuto favorire il leader leghista.

Un’interpretazione che non tiene conto del fatto che, al di là delle apparenze, la direttrice seguita da Salvini in politica estera, pur se poco sviluppata, è stata più in sintonia con i dettami neocon che con i desiderata di Trump, da cui un rapporto ambiguo anche con la Russia.

L’Europa e Trump

Altro schematismo che quel tweet fa saltare è quello che vede la Lega ingaggiata contro le élite europee, causa l’inconciliabilità del sovranismo a queste.

In realtà lo schema sovranismo contro globalizzazione ormai non è più, come anche la lotta delle élite europee globalizzanti contro Trump, che del dilagare del sovranismo è stato motore.

Appartiene a quel passato immortalato dalla fotografia dello scorso G7, nella quale la Merkel, per conto dei leader europei, si protendeva verso Trump, i pugni poggiati sulla scrivania del rivale, in posa di sfida.

Il G7 di Biarritz è stato tutt’altro, con i leader europei e il presidente Usa a braccetto nonostante le divergenze (anzitutto sul ritorno di Putin al summit, che Germania e Gran Bretagna rifiutano perché oscurerebbe il loro ruolo: in effetti con Trump e Putin sarebbe G2).

Nessun divario globalizzazione-sovranismo ormai tra l’Europa e l’America. Entrambe più deboli, hanno bisogno di attutire tensioni. Situazione che potrebbe favorire anche un allentarsi delle pregresse pretese europee sull’Italia.

Zingaretti e i Cinque Stelle

È da vedere, certo, ma è ovvio che l’Europa preferisca trattare con altri che con Salvini. Da questo punto di vista, il leader leghista avrebbe potuto avere un atteggiamento meno duro con Bruxelles, pur nella fermezza sostanziale.

Certe asprezze pagano nei sondaggi, ma non nei rapporti. Si dice oggetto di odio. Forse è vero, ma purtroppo per lui raccoglie quanto seminato.

All’opposizione, per una bizzarra eterogenesi dei fini, si troverà a stare, almeno ad oggi, in una compagnia per lui odiosa: col partito pro-meticciato guidato dalla Bonino e legato a George Soros…

Ma al di là, restano da verificare sviluppi e tenuta di un governo composto da forze politiche di opposte visioni e destinato a navigare in acque agitate. Anche qui avranno un peso le rispettive debolezze e il fatto che per anni il segretario del Pd ha lavorato in sinergia con i Cinque stelle nella Regione Lazio.

Particolare, quest’ultimo, che forse Salvini non aveva considerato quando, prima della crisi, ha creduto alle rassicurazioni sul fatto che Zingaretti volesse le urne.

 

Ps. Salvini lamenta un’opposizione vaticana. Dimentica che a dichiarare guerra è stato lui, come sembra dimostrare anche il tweet successivo. Anche in tal caso raccoglie il seminato. Toni meno accesi aiuterebbero. Tutti.

 

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